Si ritorna ancora una volta a Berlino, lì dove già nel gennaio 2020 i leader internazionali avevano provato a dare una svolta all’intricata matassa libica. La conferenza prevista per mercoledì 23 giugno non ha tuttavia il sapore di un vero e proprio “bis” dello scorso anno. Al contrario, l’evento arriva in una fase molto diversa per la Libia: c’è un cessate il fuoco in atto, c’è un nuovo governo insediato a Tripoli, ci sono più attori internazionali coinvolti nel dossier. Ma soprattutto, se quello del gennaio 2020 è stato un meeting tra capi di Stato, a Berlino dovrebbero essere presenti soltanto i ministri degli Esteri dei governi invitati. Questo non implica però a priori un minor valore dell’incontro.

Chi ha voluto la conferenza

L’idea di una Berlino 2 ha iniziato ad essere caldeggiata a fine maggio. La conferma ufficiale dello svolgimento della conferenza si è avuta il primo giugno. Ad annunciarla è stato il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas. Il titolare della diplomazia nel governo di Angela Merkel ha spiegato nel dettaglio gli obiettivi e le finalità dell’incontro, al quale dovrebbe partecipare anche il nuovo esecutivo libico guidato da Abdul Hamid Ddeibah. Promotore dell’evento sono stati i rappresentanti della missione Onu in Libia: è infatti dal Palazzo di Vetro che sono giunti i principali impulsi per la conferenza. L’intento è quello di mettere assieme gli attori internazionali più importanti e tracciare un bilancio del percorso politico inaugurato nel 2020. I riflettori saranno soprattutto puntati sulla tenuta dell’attuale governo stanziato a Tripoli e sull’organizzazione delle elezioni previste per il 24 dicembre 2021. Un punto quest’ultimo molto caro ai vertici della missione in Libia delle Nazioni Unite.

La Germania dal canto suo ha subito aderito all’ipotesi di ospitare una nuova conferenza. Berlino non ha molti diretti interessi nel Paese nordafricano o comunque in misura minore rispetto ad Italia e Francia. Da due anni a questa parte però è impegnata nel ruolo di coordinatore diplomatico di un’Europa che sta cercando di ritagliarsi nuovamente un proprio spazio nell’est come nell’ovest della Libia. Palazzo di Vetro e cancelleria tedesca sono dunque i due principali artefici dell’incontro. Già da due settimane a Berlino sono in corso i preparativi per ospitare l’evento. Saranno rispettate rigide misure di sicurezza anche in relazione all’attuale situazione sanitaria legata all’evoluzione dell’epidemia da coronavirus.

Chi partecipa

La conferenza sarà interministeriale e riguarderà dunque la partecipazione dei ministri degli Esteri dei governi che hanno aderito all’invito di Onu e Germania. Andranno a Berlino dunque i titolari della diplomazia dei due Paesi europei più coinvolti in Libia, ossia Italia e Francia. Voleranno nella capitale tedesca anche i ministri degli Esteri di altri attori internazionali: dalla Russia, invitata non solo perché attiva nel contesto libico ma anche in quanto membro permanente del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, alla Turchia, principale alleata del precedente governo di Fayez Al Sarraj. A Berlino sono stati invitati anche i rappresentanti dell’Egitto, il cui governo, da sempre vicino al generale Haftar, si è riavvicinato negli ultimi mesi alla nuova governance di Tripoli. Dovrebbero essere della partita anche i ministri degli Esteri di Qatar ed Emirati Arabi Uniti.

Soltanto la Libia sarà rappresentata dal capo dell’esecutivo: il primo ministro Abdul Hamid Ddeibah si recherà nella capitale tedesca mercoledì, assieme al leader del consiglio presidenziale Al Menfi. Per entrambi si tratterà del primo grande evento internazionale sul dossier libico a cui prenderanno parte. In Germania saranno presenti inoltre folte delegazioni di numerose organizzazioni internazionali. Per l’Onu dovrebbe essere presente il segretario generale Antonio Guterres, per l’Ue invece l’alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell. Previsto l’arrivo anche dei segretari generali della Lega Araba e dell’Unione Africana.

Il ruolo dell’Europa

Con il ministro degli Esteri tedesco a fare gli onori di casa, il Vecchio Continente il 23 giugno si gioca una carta fondamentale per provare a tornare protagonista in Libia. Il ruolo dell’Europa negli ultimi anni è progressivamente scemato a favore dell’ingresso in campo di altri attori, a partire da Russia e Turchia. La prima ha dato ampio appoggio dal 2016 in poi al generale Khalifa Haftar, inviando nell’est del Paese migliaia di contractors della Wagner, società legata a doppio filo al Cremlino. Ankara invece dal canto suo nel novembre 2019 ha firmato un memorandum d’intesa con l’allora governo di Tripoli, divenendone la principale alleata. Italia e Francia in primis sono risultate penalizzate dall’attivismo dei Paesi extra Ue. Entrambe però non sono riuscite a ricucire i vari strappi e allontanamenti con le forze in campo in Libia. Da qui i tentativi coordinati dalla Germania per provare a riprendersi la scena. Con le nuove leadership continentali, a partire da quella italiana di Mario Draghi, e con la prosecuzione del processo politico in Libia il momento sembrerebbe quello più propizio per rivedere l’Europa maggiormente protagonista.

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