L’obiettivo di Joe Biden è semplice: arriva in Europa non soltanto per far capire al mondo di essere il leader di una potenza che vuole riprendere le redini dell’Occidente, ma anche per capire esattamente con chi ha a che fare nel Vecchio Continente. Il presidente degli Stati Uniti ha provato a serrare i ranghi con l’editoriale sul Washington Post in cui ha affermato la volontà di compattare le democrazie del mondo contro gli avversari dell’ordine liberale internazionale, in pratica Cina e Russia. Ma ora il problema è quello di capire chi sarà in grado davvero di fare la sua parte per questa nuova sfida posta dalla Casa Bianca.

Per Biden l’Europa è un grande grattacapo che attualmente desta non poche preoccupazioni. Angela Merkel è nella fase finale del suo mandato e la Germania non è più la stessa rappresentata dalla cancelliera della Cdu. I Verdi molto probabilmente prenderanno le redini del Paese insieme ai cristiano-democratici, ma sarà una Germania che necessariamente subirà uno scossone politico e diplomatico. Per quanto riguarda la Francia, Emmanuel Macron appare sempre più preoccupato dalle elezioni presidenziali del prossimo anno e non sembra in grado di mostrare troppo il volto da “grandeur” tipico di Parigi in questi consessi. E con il Regno Unito fuori dai giochi in chiave europea, rimane a questo punto l’Italia. E con l’Italia Mario Draghi.

Casa Bianca e Palazzo Chigi stanno lavorando per questo motivo a un bilaterale a margine del viaggio di Biden. Il presidente Usa conosce Draghi per i suoi trascorsi alla Banca centrale europea, ma adesso, da premier italiano, può essere un elemento fondamentale nel nuovo scacchiere europeo che si formerà dopo questo tour presidenziale. Merkel non sarà più a capo del governo tedesco e Macron non è scontato che sia incoronato nuovamente all’Eliseo. E il carisma di Draghi, unito alla sua evidente conoscenza del campo diplomatico e finanziario di Bruxelles e Francoforte, è un fattore chiave per l’interesse di Biden nei suoi confronti. Una questione di primaria importanza su cui si innesta il “problema italiano”, che per gli Stati Uniti resta prioritario.

A Washington non si sono dimenticati i numerosi tentennamenti di chi ha governato Palazzo Chigi in questi anni. Tra sponde alla Cina, rapporti più che positivi con la Russia e ammiccamenti al nemico giurato del presidente, cioè Donald Trump, i democratici hanno ancora parecchie questioni aperte tra Roma e dintorni. Biden chiede all’Italia un impegno che il presidente del Consiglio ha chiarito sin dall’inizio del suo mandato, quando promise europeismo e atlantismo. Ma è evidente che la Casa Bianca si aspetti impegni anche di natura strategica, a cominciare dai porti, dalle infrastrutture digitali fino al Mediterraneo e alla Nato. Alleanza atlantica che, tra le altre cose, deve scegliere anche il suo prossimo segretario (e molti pensano che possa essere italiano).

Sulla difesa, l’intenzione di Draghi è quella di compattare l’industria militare europea con campioni nazionali. Ma non va dimenticato il legame atlantico, specialmente su alcuni punti chiave come gli F-35. Il presidente del Consiglio non è certo ignaro dell’importanza del complesso militare industriale americano nel rapporto tra Europa e Stati Uniti. Ma l’impressione è che ora sia arrivato anche da Washington il tacito accordo per un maggiore sostegno all’integrazione Ue in tema di Difesa. Anche il think-tank vicino a Biden (il Center for American progress) ha perorato la causa di un rafforzamento europeo in ambito strategico per sostenere gli sforzi Usa contro la Cina. E questo punto potrebbe essere usato da Draghi per avere il semaforo verde da Biden. Sempre che l’Italia, ovviamente, non ceda sui punti che gli Stati Uniti considerano vere linee rosse, a partire dal vecchio pallino della Via della Seta fino al coinvolgimento in Africa in una chiave più collaborativa con la Francia. Washington non cederà nulla senza garanzie di allineamento.

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