Lo scorso 28 luglio, durante il tradizionale discorso per la Festa della Patria, il presidente peruviano Martín Vizcarra ha annunciato un progetto di riforma costituzionale che, se approvato dal Congresso, porterà a elezioni anticipate ad aprile 2020.

Si tratta dell’ultimo tentativo di chiudere una fase di stallo politico che perdura dal 15 settembre 2017, quando il parlamento votò la sfiducia al consiglio dei ministri di Fernando Zavala.

“È una proposta di legge che cerca di far superare al paese questi tre anni di instabilità”, ha dichiarato Salvador del Solar, Presidente del Consiglio del paese, riferendosi ai continui scontri tra il governo e il congresso, controllato dall’opposizione.

Mentre il potere esecutivo è infatti esercitato da un gabinetto di ministri tecnici insieme a esponenti dal partito liberale Peruanos Por el Kambio e del partito liberal-conservatore Alianza para el Progreso, il parlamento è nella mani del partito di destra fujimorista Fuerza Popular, che alle ultime elezioni ha conquistato 73 seggi su 130.

“Non c’è un posto in tutto Perù in cui non abbia sentito il richiamo: ‘Presidente, chiuda il Congresso'”, ha dichiarato ha dichiarato Vizcarra nel suo discorso. Secondo un sondaggio realizzato da Ipsos Perù a luglio, il 72% dei cittadini non ha la minima fiducia nel parlamento.

Vizcarra ha assunto la presidenza poco più di un anno fa, succedendo il 23 marzo 2018 a Pedro Pablo Kuczynski (o Ppk, come viene appellato in Perù), dimessosi in seguito alla diffusione di alcuni video in cui uomini a lui vicini cercavano di comprare il voto di congressisti di opposizione.

Lo scandalo Lava Jato sta demolendo l’intero sistema politico

Kuczynski, un economista che nel corso della sua carriera aveva già assunto incarichi come ministro per l’Energia e le Miniere e ministro dell’Economia, conquistò la presidenza per soli 42mila voti a giugno 2016, superando Keiko Fujimori, candidata di Fuerza Popular e figlia dell’ex presidente e dittatore Alberto Fujimori.

La campagna elettorale di Ppk era stata incentrata sulla promessa di una maggiore trasparenza per il paese. Ma a dicembre 2017 alcuni documenti acquisiti dalla commissione d’inchiesta sullo scandalo di corruzione noto come Lava Jato portarono a galla delle consulenze realizzate da società legate a Kuczynski, come la First Capital e la Westfield Capital, per Odebrecht, il conglomerato di edilizia più importante di tutta l’America Latina.

L’ex presidente ha inizialmente negato i pagamenti e si è poi difeso sostenendo che, per il periodo in cui fu ministro, incaricò il suo socio Gerardo Sepúlveda di gestire le società. Questo non ha però impedito al congresso di presentare altre due mozioni di sfiducia durante il suo mandato.

Lo scorso aprile, i giudici hanno richiesto una detenzione preventiva di 36 mesi per Ppk, che risulta indagato per riciclaggio di denaro e collusione. Lo scandalo Odebrecht sta affossando però non solo l’ex presidente, ma l’intero sistema politico peruviano. Secondo il New York Times, l’impresa brasiliana avrebbe infatti firmato accordi con tutti i governi del paese a partire dal 1979, eseguendo ventotto progetti solo durante la decade della dittatura di Fujimori. Il centro di giornalismo di inchiesta Idl reporteros ha invece stimato che, tra il 2001 e il 2016, lo stato avrebbe siglato contratti con Odebrecht per più di 5 miliardi di soles (1 miliardo e 492 milioni di euro).

Al momento, il Perù conta così con due ex presidenti con misure restrittive della libertà, un latitante e un suicidio: Alan Garcia, leader del partito Apra, si è infatti sparato lo scorso aprile per evitare l’arresto.

Per Ollanta Humana, presidente dal 2011 al 2016, e per sua moglie, il pubblico ministero ha invece richiesto rispettivamente venti e ventisei anni di carcere per l’accusa di aver illegalmente ricevuto 3 milioni di dollari da Odebrecht per la propria campagna elettorale. Alejandro Toledo, presidente dal 2001 al 2006, è stato invece arrestato due settimane fa negli Stati Uniti dopo che sulla sua testa era stato emesso un ordine di cattura internazionale.

Infine la stessa Keiko Fujimori, leader dell’opposizione, è attualmente agli arresti e indagata per avere anche lei ricevuto 1,2 milioni di dollari per la campagna elettorale da Odebrecht.

#NosVamosTodos

Pare che la fatidica goccia che ha convinto Vizacarra a convocare elezioni anticipate sia stato lo snaturamento dei progetti di riforme politiche e della giustizia presentati dal governo. Nel suo discorso, Vizcarra ha fatto specifica menzione di come, durante l’ultima settimana, il potere legislativo avrebbe alterato la sua proposta, aumentando i privilegi per proteggere i deputati in caso di indagini per crimini comuni.

Intervenendo all’emittente radiofonica Rpp, il ministro della Giustizia, Vicente Zeballos, ha spiegato che la proposta di elezioni ad aprile dovrà essere approvata dal parlamento entro settembre, e successivamente sottoposta a referendum.

In una intervista rilasciata al quotidiano La Republica, il politologo Fernando Tuesta ha dimostrato il suo ottimismo per la decisione di Vizcarra, dato che la dissoluzione “porterà gli attori dell’attuale crisi a non essere presenti durante la prossima legislatura.”

Esiste però la possibilità concreta che il parlamento non approvi l’iniziativa. In tal caso, secondo Associated Press, le opzioni sul tavolo sarebbero la chiusura del parlamento o la mozione di sfiducia per il presidente. Si aprirebbe così l’ennesimo, nuovo capitolo della crisi politica peruviana.