L’Unione Europea ha deciso di sospendere 1,5 miliardi di euro (circa 1,7 miliardi di dollari) di aiuti destinati all’Ucraina, parte di un fondo da 4,5 miliardi di euro vincolato al rispetto di standard di buona governance, come riportato dal New York Times in un articolo di Andrew E. Kramer. Questa misura, non definitiva e potenzialmente reversibile se l’Ucraina soddisferà determinati requisiti, rappresenta un duro colpo per il presidente Volodymyr Zelensky, già alle prese con una crescente pressione interna ed esterna per le sue politiche anticorruzione. La decisione dell’UE, annunciata venerdì, è la prima azione di questo tipo dall’invasione russa del 2022 e segnala un cambiamento nell’atteggiamento degli alleati occidentali, un tempo sostenitori incondizionati di Kiev.
Nei giorni scorsi, il tema della corruzione è tornato al centro del dibattito in Ucraina. Dopo le proteste e le critiche internazionali suscitate dalla controversa legge che subordinava l’Ufficio Nazionale Anticorruzione (NABU) e l’Ufficio del Procuratore Specializzato Anticorruzione (SAPO) al Procuratore Generale, minando la loro indipendenza, Zelensky ha annunciato l’intenzione di proporre una nuova legislazione per ripristinare l’autonomia di queste istituzioni chiave e, contemporaneamente, aumentando di stipendio per i soldati ucraini. Una mossa motivata dalla necessità di placare il malcontento in crescita nel Paese.
Congelati gli aiuti
Secondo il New York Times, il taglio degli aiuti è legato al mancato rispetto da parte dell’Ucraina di tre dei 16 requisiti richiesti dall’UE, tra cui la mancata nomina di giudici per un tribunale anticorruzione specializzato. La mossa arriva in un momento di tensione per Zelensky, che ha recentemente spinto per una legge che limitava l’indipendenza di due agenzie anticorruzione fondamentali – il National Anticorruption Bureau of Ukraine (NABU) e il Specialized Anticorruption Prosecutor’s Office (SAPO) – salvo poi fare parziale marcia indietro di fronte a proteste interne e critiche internazionali, come quella del primo ministro britannico Keir Starmer. Tali agenzie stavano indagando su alti funzionari del governo Zelensky, tra cui l’ex vice primo ministro Oleksiy Chernyshov, accusato di corruzione per presunte tangenti in un affare immobiliare.
Il 23 giugno scorso, infatti, le autorità hanno formalmente accusato Chernyshov, che ha respinto le accuse definendole una “campagna diffamatoria senza fondamento”. Le indagini hanno messo in luce tensioni tra il leader ucraino Volodymyr Zelensky e le due agenzie. Al centro della controversia c’è la mancata nomina di Oleksandr Tsyvinskyi, il detective capo del caso Chernyshov, a direttore dell’Ufficio per la Sicurezza Economica, un’unità specializzata in crimini finanziari. Tsyvinskyi era stato selezionato da una commissione indipendente all’inizio di quest’anno, ma il governo Zelensky ha rifiutato di confermarlo, lasciando la posizione vacante.
La crisi del leader ucraino
In patria, Zelensky non è più considerato un intoccabile. Tant’è vero che giornali importanti come il Kyiv Independent lo hanno aspramente criticato, accusandolo di promuovere politiche autoritarie e repressive. Motivo? Le perquisizioni senza precedenti nelle case di decine di ufficiali del Nabu, con pretesti che vanno da accuse di traffico di droga a incidenti stradali di anni fa, alcune delle quali condotte con violenza, come il caso di un detective costretto a sbloccare il suo telefono con il riconoscimento facciale. Inoltre, si segnala un’intensificata persecuzione di un noto attivista anti-corruzione, critico di Zelensky.
«Questa repressione è portata avanti dalle forze dell’ordine, dai legislatori e dalle persone controllate dal presidente Zelensky. Non c’è dubbio su chi ne sia il responsabile. Il presidente Zelensky sta scegliendo di minare le istituzioni democratiche ucraine nel tentativo di espandere il suo potere personale» ha scritto in merito il Kyiv Independent. Il momento più difficile per Zelensky da quando è presidente.

