L’America profonda fa causa a Pechino, sposando la strategia del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e dei media più vicini al tycoon di screditare la Repubblica Popolare, accusandola di aver mentito e nascosto informazioni essenziali sull’inizio della pandemia da Covid-19. Lo Stato del Missouri – dove, nel 2016, Donald Trump aveva battuto Hillary Clinton con il 56% contro il 37,9% della sfidante dem – secondo quanto riportato dall’agenzia Agi, ha citato in giudizio la Cina accusando il governo di Pechino di aver occultato le informazioni sul Covid-19, di fatto causando danni economici e sociali “irreparabili” per gli Usa e per il mondo intero.

La causa è stata depositata martedì davanti al tribunale federale dal procuratore generale del Missouri Eric Schmitt. “Il governo cinese ha mentito al mondo sul pericolo e sulla natura contagiosa di Covid-19, ha messo a tacere gli informatori e ha fatto ben poco per fermare la diffusione della malattia”, ha dichiarato all’Associated Press . “Devono essere ritenuti responsabili delle loro azioni”. Ci sono già state diverse azioni legali presentate contro la Cina, ma il Missouri è il primo Stato a farlo e a tradurre in passi concreti le accuse del presidente, Donald Trump. Non è chiaro se la causa procederà, perché lo Stato del Missouri non avrebbe l’autorità per presentare una causa contro Paesi stranieri, ma il segnale politico rimane importante. “Non c’è giurisdizione civile su simili accuse nelle corti americane”, ha sottolineato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, spiegando che la Cina ha fornito agli Stati Uniti aggiornamenti sull’evoluzione dell’epidemia sin dal 3 gennaio.

L’America profonda contro la Cina: “Deve pagare”

“Durante le settimane decisive e iniziali dell’epidemia”, riporta la denuncia, “le autorità cinesi hanno ingannato l’opinione pubblica, occultato le informazioni cruciali, arrestato gli informatori anonimi, negato la trasmissione da uomo a uomo di fronte a prove crescenti, distrutto la ricerca medica critica, permesso a milioni di persone di essere esposte al virus e persino accumulato dispositivi di protezione individuale, causando così una pandemia globale che non era necessaria e si poteva prevenire”.

L’azione, come spiegato anche poc’anzi, è dimostrativa. Più politica che altro. Come riporta IlSole24Ore, sul piano legale l’azione del Missouri sembra destinata a fallire, secondo l’opinione di numerosi esperti di diritto internazionale interpellati dall’agenzia Reuters. Tom Ginsburg, professore di Diritto internazionale all’Università di Chicago, sottolinea per esempio che la dottrina legale dell’immunità sovrana garantisce ai governi stranieri ampia protezione da eventuali cause intentate presso tribunali americani. Perciò questa, come altre azioni contro la Cina, avrebbero piuttosto, per Ginsburg, un valore politico per l’Amministrazione Trump e il Partito repubblicano in genere.

Trump e Pompeo contro la Cina

Nei giorni scorsi, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rilasciato dichiarazioni molto dure nei confronti di Pechino. “Se la Cina – ha sottolineato durante un briefing alla Casa Bianca – si è resa intenzionalmente responsabile della diffusione del virus dovrebbe pagarne le conseguenze. Se invece è stato un errore è diverso”, ha detto Trump minacciando Pechino, dopo averla accusata di nascondere i dati e di avere un bilancio reale di vittime ben più alto di quello record degli Usa. Ora, ha spiegato il Presidente, si tratta di capire “se è stato un errore finito fuori controllo o se lo hanno fatto deliberatamente. C’è una grande differenza tra le due cose ma in ogni caso devono lasciarci indagare. Io l’ho chiesto subito ma loro non hanno voluto, penso che fossero imbarazzati”.

La pressione su Pechino è cresciuta dopo le ultime rivelazioni della stampa americana. Secondo quanto reso noto dal Washington Post, due anni prima che la pandemia del coronavirus si diffondesse dalla Cina in tutto il mondo, funzionari dell’ambasciata Usa a Pechino visitarono un centro di ricerca di Wuhan e poi inviarono due messaggi ufficiali a Washington in cui esprimevano preoccupazione per le inadeguate misure di sicurezza dei laboratori in cui si conducevano pericolosi studi sul coronavirus nei pipistrelli. Il segretario di Stato Mike Pompeo ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno lavorando per collegare i punti. “Quello che sappiamo è che questo virus è nato a Wuhan, in Cina. Sappiamo che il Wuhan Institute of Virology si trova a poche miglia di distanza da dove si trova il mercato”, ha detto. “C’è ancora molto da scoprire. Il governo degli Stati Uniti è al lavoro su questo”. “È chiaro – ha spiegato – che il Partito comunista cinese e l’Organizzazione mondiale della Sanità non hanno fornito informazioni in tempo utile, e il risultato è questa pandemia globale. Noi stiamo continuando a chiedere al Partito comunista cinese di permettere agli esperti di accedere a quel laboratorio di virologia in modo da determinare come il virus si sia diffuso”. Il repubblicano Matt Gaetz ha spiegato “è tempo di porre fine al finanziamento da parte degli Usa al laboratorio di Wuhan “che potrebbe “aver dato alla luce un virus mostruoso nel mondo”.

Il Missouri protesta

Come in Michigan, Carolina del Nord e Alabama, anche in Missouri la destra conservatrice ha organizzato proteste contro il lockdown, chiedendo ai rispettivi governatori di riaprire le attività commerciali. Come riporta il Corriere della Sera, dietro le nuove proteste, che si sono moltiplicate nel weekend e continuano anche in questi giorni, oltre al sostegno di mani finanziarie forti del fronte conservatore (come quelle della famiglia di Betsy DeVos, ministro del governo Trump), ci sarebbe lo zampino del Tea Party e della destra più libertariana. Le bandiere presenti a queste manifestazioni sono quelle di Gadsden, con il vessillo che ritrae il celebre serpente a sonagli su sfondo giallo e la scritta Don’t tread on me, associata al libertarismo di destra.

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