Da luglio 2019 le relazioni tra Stati Uniti e Turchia – entrambi Paesi appartenenti alla NATO – si sono incrinate a seguito dell’acquisto da parte di Ankara del sistema di difesa aereo S-400 di produzione russa. Washington ha cercato di convincere fino all’ultimo l’alleato atlantico a tornare sui suoi passi offrendogli in cambio i Patriot made in Us, ma l’estate scorsa Ankara ha comunque deciso di sfidare gli Stati Uniti e di procedere all’acquisto degli S-400. Per tutta risposta, il presidente Donald Trump ha bloccato la compravendita degli F35 e minacciato di imporre sanzioni contro la Turchia facendo ricorso al CAATSA (Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act).

La tensione sul sistema di difesa russo, considerato incompatibile con quello NATO, sarebbe dovuta riesplodere ad aprile, mese in cui era previsto l’avvio del sistema russo, ma il coronavirus ha rimandato il momento della resa dei conti tra Usa e Turchia.

L’attivazione degli S-400

Secondo quanto dichiarato da un ufficiale turco all’agenzia stampa Reuters, la messa in funzione degli S-400 è stata rimandata a causa dell’emergenza sanitaria che Ankara si sta trovando ad affrontare. La Turchia è infatti il Paese maggiormente colpito dal coronavirus, con 95.590 casi confermati e 2.259 morti. Lo stesso ufficiale ha però sottolineato che si tratta solamente di un ritardo e che presto o tardi il sistema russo sarà attivato, dando quindi origine a un nuovo scontro diplomatico tra Stati Uniti e Turchia.

Alcuni analisti però hanno visto qualcosa di più dietro alla decisione di Ankara di sospendere l’attivazione degli S-400 e hanno ipotizzato diversi scenari futuri. Prima di tutto, a non convincere pienamente è la giustificazione data dall’ufficiale nello spiegare questo ritardo. Il Paese è indubbiamente alle prese con la lotta al coronavirus, ma è importante anche guardare alo stato dell’economia per poter capire perché alla Turchia conviene rimandare lo scontro con gli Usa. Un’analisi pubblicata dalla Reuters prevedere che, a causa dell’emergenza sanitaria, la crescita economica turca si contrarrà dell’1.4% nel 2020, anno in cui il Governo aveva invece puntato a un’espansione del 5%. La crescita economica è un elemento chiave per la tenuta del Governo dell’AKP e dello stesso Erdogan, per cui è facile immaginare che il presidente non abbia alcuna intenzione di sottoporre il Paese alla pressione che deriverebbe dall’imposizione di sanzioni contro la Turchia. Di recente la stessa portavoce del Dipartimento di Stato americano aveva ricordato che gli Usa continuano ad opporsi all’utilizzo da parte di Ankara del sistema missilistico russo, minacciando nuovamente il ricorso al CAATS Act.

Le prospettive per le relazioni Usa-Turchia

Quale che sia il motivo che ha spinto Erdogan a rimandare l’avvio degli S-400, la situazione attuale può essere l’occasione per un riavvicinamento tra Stati Uniti e Turchia, come ha spiegato Ozgur Unluhisarcikli, direttore del German Marshall Fund Research Group di Ankara, alla Reuters. Gli Usa potrebbero convincere Erdogan a mettere da parte il sistema russo e a sostituirlo con i Patriots, potendo così essere anche riammessi al programma degli F-35.

Un simile scenario potrebbe risultare eccessivamente ottimistico, ma l’ipotesi avanzata dagli esperti va letta tenendo anche conto dello stato attuale dei rapporti tra Russia e Turchia. I due Paesi continuano ad essere su fronti opposti in Siria e nonostante l’accordo raggiunto nei mesi scorsi la situazione resta tesa. Un nuovo scontro nella regione di Idlib tra le forze governative e le forze fedeli alla Turchia è solo questione di tempo e la tensione sta già salendo a causa dei problemi arrecati dalle milizie presenti sul territorio ai convogli russi (e non a quelli turchi) impegnati nelle operazioni di pattugliamento. Se la situazione in Siria dovesse effettivamente degenerare e i rapporti tra Erdogan e Putin dovessero farsi ancora più tesi, il presidente turco avrebbe tutto da guadagnare dall’avere gli Stati Uniti dalla sua parte. Il tempo per un cambio strategico di alleanze c’è, resta da vedere se la Turchia riterrà più vantaggioso riavvicinarsi alla NATO o alla Russia.

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