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Politica

Coronavirus, chi sono gli esperti di Donald Trump

“Voglio che ogni americano sia preparato rispetto ai duri giorni che ci aspettano”: parola di Donald Trump. “Attraverseremo due settimane molto difficili” ha aggiunto, “poi le cose andranno meglio, improvvisamente, come un lampo di luce. Ma saranno due settimane molto,...
Trump Stati Uniti covid (La Presse)

“Voglio che ogni americano sia preparato rispetto ai duri giorni che ci aspettano”: parola di Donald Trump. “Attraverseremo due settimane molto difficili” ha aggiunto, “poi le cose andranno meglio, improvvisamente, come un lampo di luce. Ma saranno due settimane molto, molto dolorose”. Secondo la Johns Hopkins University, sono ormai più di 4.000 i morti con coronavirus negli Stati Uniti e più di 189.000 i casi. Stando alla Cnn, solo martedì si sono registrate almeno 830 vittime. L’atteggiamento di Trump nei confronti del coronavirus è stato sin qui ambivalente, se non contraddittorio: basti pensare che soltanto una settimana fa – era il 24 marzo – il presidente americano sosteneva che gli Usa non fossero fatti “per essere chiusi”, rimarcando il fatto che l’influenza stagionale e gli incidenti automobilistici mietono più morti del Covid-19. “Una grave recessione potrebbe fare più vittime del coronavirus” aveva spiegato The Donald.

Il 9 marzo scorso il presidente americano aveva ampiamente minimizzato l’emergenza coronavirus: “Lo scorso anno 37mila americani sono morti per la comune influenza. La media è tra i 27mila e i 70mila per anno. Nulla viene chiuso, la vita e l’economia vanno avanti”. “Non ci sarà nessuna emergenza e non sono preoccupato, è un virus che sparirà spontaneamente con il caldo” aveva poi aggiunto, attirandosi le ire degli esperti e dei virologi tra i quali Roberto Burioni.

L’esperto libertario a cui si ispirava Trump

L’approccio libertario del Presidente americano non nasce dal nulla né per caso. Come riporta Il Foglio, che cita una ricostruzione del New Yorker, l’esperto a cui si era affidato Donald Trump è Richard Epstein della Hoover Institution. Professore alla scuola di Legge della New York University, Epstein è un giurista libertario molto conosciuto negli Stati Uniti, ed è tra i costituzionalisti più celebri del Paese. Il 16 marzo, Epstein ha pubblicato un documento dal titolo “Coronavirus Perspective” nella quale sostiene che la reazione e le misure adottate in molti Paesi per fronteggiare la diffusione del virus sono ampiamente esagerate e lesive per la libertà individuale. Il 23 marzo il giurista ha pubblicato un nuovo documento, ancora più esplicito, intitolato “Coronavirus Overreaction”, nel quale afferma che “i progressisti pensano di poter guidare la vita di ognuno di noi con una pianificazione centralizzata, ma lo stato dell’economia stabilisce una cosa differente”. Secondo il Washington Post, gli scritti di Epstein sono arrivati alla Casa Bianca e sono stati molto apprezzati dal Presidente Usa, quasi una fonte d’ispirazione. Almeno fino a qualche giorno fa.

Il cambio di rotta di The Donald

Anche se con Trump i colpi di scena non mancano mai, il Presidente Usa, forse resosi conto della gravità della situazione, soprattutto a New York, negli ultimi giorni sembra aver abbandonato la linea più libertaria del professor Epstein. Ieri ha dichiarato che il coronavirus “è una piaga” e che nel Paese “stanno succedendo cose mai viste”. Ha poi annunciato di valutare seriamente il bando sui viaggi in Usa dal Brasile dove il suo amico e alleato, Jair Bolsonaro, sta sminuendo i rischi del coronavirus.

In generale, Donald Trump sembra aver accettato la posizione di esperti medici come il dottor Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, che insistono sul fatto che la pandemia richiede una risposta senza esclusione di colpi. Secondo Fauci, è probabile che gli Stati Uniti arriveranno a contare “milioni di casi di coronavirus”, e si teme che il bilancio delle vittime possa oscillare tra “100 mila e 200 mila morti”, anche se le prime misure di contenimento sembrano funzionare. A dir la verità, in quest’ultimo periodo il Presidente americano sembra essere disposto ad adottare misure più rigide anche degli stessi democratici che lo accusano di essere “antiscientifico”: il 28 marzo scorso, Donald Trump aveva dichiarato di valutare l’istituzione della quarantena per tre stati americani, considerati focolai della pandemia di Covid-19 (New York, New Jersey e il Connecticut) scatenando la reazione del governatore Andrew Cuomo. “Se fosse imposta una quarantena allo Stato di New York sarebbe il caos”.





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