Le forze della Corea del Sud si esercitano nelle isole Dokdo. Ma questa volta, le esercitazioni non sono quelle congiunte con gli Stati Uniti per difendersi dalla minaccia della Corea del Nord. Le truppe di Seul si addestrano per difendersi da una possibile invasione del Giappone.

Dal 2003, la Corea del Sud si esercita due volte l’anno per la difesa delle isole. Occupate militarmente dal 1945 con la resa incondizionata dell’Impero giapponese dopo la Seconda guerra mondiale, gli isolotti (Dokdo per i coreani, Takeshima per i giapponesi) sono ancora oggi oggetto di disputa.

L’occupazione da parte della Marina sudcoreana continua ininterrottamente senza che vi sia un chiarimento politico. Di fatto sono state annesse alla Corea del Sud, ma già all’epoca dell’occupazione le potenze vincitrici del conflitto mondiale erano contrarie a questa richiesta di Seul.

“L’esercitazione di difesa Dokdo è un addestramento di routine condotto per prevenire un’invasione da forze esterne”, ha detto Choi Hyun-soo, portavoce del ministero della Difesa di Seul. Ma è chiaro che, essendo gli isolotti contesi al Giappone, di fatto la loro difesa è esclusivamente rivolta contro Tokyo. E il governo di Shinzo Abe, come da sempre  qualsiasi governo nipponico, condanna l’addestramento delle forze navali e aeree sudcoreano ritenendolo un atto di sfida nei suoi confronti.

Tokyo ha reagito alle ultime manovre definendole “estremamente deplorevoli”. Il ministero degli Esteri ha dichiarato di “protestare” attraverso i tradizionali canali diplomatici e che le esercitazioni sono “assolutamente inaccettabili”, richiedendone la sospensione.

Naturalmente un’invasione giapponese dell’arcipelago risulta una possibilità estremamente remota. I due Paesi sono due potenze asiatiche legate tra loro dall’alleanza con gli Stati Uniti che fanno da garanti affinché non vi siano scontri fra Tokyo e Seul. Tuttavia è evidente come tra i due Stati vi siano ancora profonde divergenze che riportano alla luce le tantissime dispute territoriali presenti nel Pacifico occidentale e che non riguardano solo la Cina.

Da non sottovalutare anche il tempismo di queste esercitazioni.  a poche ore dall’annuncio di Donald Trump della sospensione delle esercitazioni congiunte fra Usa e Corea del Sud per non irritare Kim Jong-un. Una scelta che non è piaciuta al governo Abe.

Il governo giapponese da sempre considera eccessive le aperture di credito nei confronti della Corea del Nord, mentre osserva che il Giappone viene messo da parte e la Corea del Sud è lasciata libera di esprimere la sua piena autonomia. L’idea di Tokyo è che, come non vi sono state esercitazioni per non sfidare la pazienza di Pyongyang, altrettanto non dovrebbero esservi per un territorio conteso e occupato militarmente da Seul.

Ma tra Corea del Sud e Giappone le ferite della Seconda guerra mondiale faticano a rimarginarsi. Le esercitazioni sono solo l’ennesimo esempio di come i due Paesi in realtà siano partner ma non si amino. Oltre alle isole in questione (note in Occidente come Rocce di Liancourt) vi è anche, ad esempio, una annosa questione relativa alla definizione di “mar del Giappone”, che la Corea del Sud vorrebbe modificare in quanto indice di una sorta di sovranità giapponese sulla sua area.

A questi dispute di livello territoriale, si è aggiunto anche il tema delle donne coreane obbligate a prostituirsi nei bordelli creati in guerra dai soldati giapponesi. Nel 2015, Shinzo Abe si accordò con l’allora presidente sudcoreano Park Geun-hyeo per un pagamento di un miliardo di yen a un fondo per il supporto alle superstiti vittime degli abusi sessuali.