Corea del Nord e Corea del Sud sono pronte a firmare uno storico accordo di pace che metterebbe fine a una guerra lunga più di 60 anni. A rivelare le trattative fra i due governi coreani, un funzionario del Sud che ha parlato in forma anonima al quotidiano Munhwa Ilbo, così come riportato dalla Cnbc

L’incontro fra Kim Jong-un e Moon Jae-in, rispettivamente leader del Nord e del Sud, sembra dunque destinato a entrare nella storia. Se fosse confermato l’obiettivo dei negoziati, ci troveremmo di fronte a una rivoluzione dello scenario coreano senza precedenti. Con tutta una serie di declinazioni anche in termini di politica internazionale. Prima fra tutte, la presenza americana in Corea del Sud, che sarebbe destinata a ridursi sensibilmente in assenza di un alleato in guerra.

Kim e Moon potrebbero anche discutere della riduzione, se non proprio della fine, della famigerata zona demilitarizzata. La striscia di confine a cavallo del 38esimo parallelo, uno dei luoghi più militarizzati al mondo – nonostante la sua definizione- divide fisicamente e politicamente le due Coree dal 1953. Va ricordato, infatti, che Pyongyang e Seul sono tecnicamente in guerra da quando il conflitto coreano si concluse con una tregua. I due Paesi sono poi riusciti a evitare il riesplodere del conflitto, ma non c’è mai stato un trattato di pace.

A questo punto, l’attesa per l’incontro fra Donald Trump e Kim Jong-un, che dovrebbe avvenire entro poche settimane, si fa ancora più trepidante. Se i negoziati, con l’incontro fra Moon e Kim, andassero a buon fine, Trump sarebbe il primo presidente Usa dopo 60 anni a incontrare non un nemico ma un Paese neutrale. 

Per Trump una vittoria d’immagine che fa seguito alla notizia del viaggio di Mike Pompeo a Pyongyang nei giorni scorsi per incontrare il leader nordcoreano. “Pompeo ha avuto un grande incontro con Kim Jong-un, sono andati molto d’accordo. È molto intelligente, sa andare d’accordo con gli altri”. Così si è espresso Donald Trump a Mar-a-Lago, durante il summit con il premier giapponese Shinzo Abe.

Un annuncio tra l’altro insolito perché formalmente Mike Pompeo è designato come Segretario di Stato, ma non è stato nominato. E anzi, l’ex direttore della Cia rischia di non avere l’approvazione della commissione Esteri del Senato. “Penso che ce la farà. Credo che Mike Pompeo sia una persona straordinaria, sarà un grande segretario di Stato. Il nostro Paese ha bisogno di lui”, ha detto il presidente. Ma certezze, nella politica Usa durante questa amministrazione, non ve ne sono. Al netto del fatto che presentarsi con un viaggio a Pyongyang e con un colloquio con Kim Jong-un, è una credenziale importante.

Il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in ha detto di volere firmare il trattato di pace, ma che è anche necessario un incontro fra Corea del Nord e Stati Uniti. “Potremo parlare di un dialogo di successo solo quando ci sarà stato il primo summit tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti, non solo un summit tra il Nord ed il Sud. Avremo bisogno di soluzioni coraggiose e creative per far sì che i due vertici abbiano successo e non si ripetano gli errori del passato”.

Per ora, tutti attendono la possibile firma della pace. E la guardano con interesse anche le altre potenze mondiali coinvolte nella penisola coreana, e cioè Russia e Cina. Con quest’ultima che si è prodigata per molti mesi a far sì che Seul e Pyongyang dialogassero. Per Pechino è essenziale non avere tensioni nell’area ed evitare che gli Stati Uniti proseguano nella militarizzazione attorno al suo territorio. La pace in Corea sicuramente aiuterebbe in questa direzione. Inoltre, il fatto che Kim, prima di incontrare Pompeo, sia andato a far visita a Xi Jinping a Pechino, segnala che il governo cinese abbia messo le mani avanti. Voleva vederci chiaro e, probabilmente, ha chiesto a Kim di non rischiare una nuova escalation. Proprio per questo, il presidente cinese prepara la sua prossima visita a Pyongyang.