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Politica

Corea del Nord, l’ostaggio liberato era davvero una spia della Cia

Era stato arrestato nell’ottobre del 2015 in Corea del Nord e condannato a 10 anni di lavori forzati per “spionaggio” e “atti sovversivi”, una doppia formula solitamente adottata dal regime per imprigionare personaggi scomodi senza entrare troppo nel dettaglio. Questa...

Era stato arrestato nell’ottobre del 2015 in Corea del Nord e condannato a 10 anni di lavori forzati per “spionaggio” e “atti sovversivi”, una doppia formula solitamente adottata dal regime per imprigionare personaggi scomodi senza entrare troppo nel dettaglio. Questa volta, però, Kim Dong Chul, l’uomo fermato dalle autorità nordcoreane e liberato dopo circa due anni e mezzo di detenzione, era davvero una spia al servizio degli agenti sudcoreani e della Cia. Lo ha rivelato Nk News, secondo cui il pastore proveniente dalla Corea del Sud ma naturalizzato cittadino statunitense avrebbe svolto attività di spionaggio per conto di Seul e Washington durante la sua permanenza oltre il 38° parallelo. Non è la prima volta che Pyongyang arresta persone straniere per spionaggio o diffusione di informazioni riservate. L’ultimo caso è quello dell’australiano Alek Sigley, il giovane studente trattenuto dalla Corea del Nord per motivi mai svelati; l’ipotesi più accreditata è che lo straniero fosse finito nel mirino delle autorità per le numerose foto e indiscrezioni passate dal ragazzo a vari siti stranieri. Sigley è poi stato rilasciato dopo l’intervento diplomatico della Svezia.

Un informatore della Cia

Kim Dong Chul in Corea del Nord gestiva un’azienda di servizi commerciali e alberghieri a Rason, la zona economica speciale situata vicino al confine nordcoreano con Cina e Russia. L’uomo è stato catturato e accusato di aver ricevuto una chiavetta usb contenente informazioni militari riservate e altri dati sul programma nucleare del paese. Kim, un mese prima del processo, aveva dichiarato in conferenza stampa di aver rubato i segreti militari e di lavorare per la Corea del Sud. Nessuno all’epoca credette alla versione del pastore americano, ritenuto una vittima del regime; i fatti hanno invece dato ragione all’accusa mossa da Pyongyang. Kim Dong Chul, liberato l’anno scorso dalla Corea del Nord poco prima del primo incontro tra Trump e Kim Jong Un – insieme ad altri due cittadini statunitensi – ha dichiarato di essere stato una spia e addirittura un informatore della Cental Intelligence Agency statunitense.

Il lavoro di “antenna”

La storia di Kim è emblematica del personaggio di cui stiamo parlando. Il pastore sudcoreano lascia il proprio paese negli anni ’80 per trasferirsi negli Stati Uniti; in un secondo momento decide di investire tutti i suoi risparmi, circa 2,6 milioni di dollari, per avviare una attività in Corea del Nord. In breve tempo Kim diventa un partner del governo nordcoreano e gestisce il Tumengang Hotel di Rason, edificio da lui costruito e terminato nel 2009. Nello stesso anno fu contattato da alcuni agenti segreti che gli chiesero di lavorare da “antenna” all’interno della Corea del Nord; il suo nuuovo compito era informare i servizi segreti sudcoreani e americani di vari argomenti: dalla vita quotidiana della popolazione alle armi, dalle strategie del regime alla formazione dei soldati. Colto in fragrante, fu spedito ai lavori forzati: “Avevo una stanza piccolissima – ricorda Kim – e gli unici amici che avevo intorno erano insetti”. Kim ricevette inoltre un trattamento particolare perché fu separato dagli altri prigionieri. In ogni caso, questa è la dimostrazione che anche in Corea del Nord ci sono spie straniere. Ben nascoste ma ci sono, come confermano le ultime notizie.





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