Politica /

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato all’unanimità nuove sanzioni economiche nei confronti della Corea del Nord. La nuova ondata di sanzioni, richiesta dagli Stati Uniti, punta in particolare a due colonne della sopravvivenza della già fragile economia nordcoreana: il petrolio e i lavoratori nordcoreani in territorio straniero. La risoluzione Onu ha, infatti, come obiettivo quello di vietare quasi il 90% delle esportazioni di petrolio raffinato verso la Corea del Nord, portandole a un numero limite di 500mila barili l’anno, limitare le forniture di greggio a Pyongyang a un massimo di quattro milioni di barili annui, e richiede il rimpatrio dei cittadini nordcoreani che lavorano all’estero entro 24 mesi, invece dei 12 mesi proposti nella bozza statunitense. Il fatto che si sia passati dai 12 mesi ai due anni è una vittoria politica di Cina e Russia, che hanno fatto in modo di correggere la proposta Usa rendendola, per quanto dura, meno traumatica dei desiderata di Washington.

Il voto all’unanimità è stato infatti in bilico fino all’ultimo. La Russia ha approvato la nuova risoluzione grazie a un cambiamento apportato proprio allo scadere che certificava l’estensione del tempo per il rimpatrio fino a due anni di tempo. E questo in particolare è stato dovuto proprio all’interesse di Mosca a non velocizzare tropo il ritorno dei cittadini nordcoreani che lavorano nel territorio della Federazione russa.  Il tempo previsto è, infatti, quello “minimo perché la Russia riesca a organizzare gli aspetti logistici del problema”, come ha dichiarato il vice rappresentante permanente al Palazzo di Vetro, Vladimir Safronkov, ponendo l’accento sul fatto che la misura non sia universale, ma che preveda l’esclusione di alcune importanti categorie di lavoratori nordcoreani presenti in Russia. In particolare, la risoluzione Onu non sarà applicata ai diplomatici in missione in Russia, ai lavoratori impiegati nel progetto della linea ferroviaria Khasan-Rajin, ai lavoratori delle linee aree nordcoreane e ai lavoratori dei fornitori di pezzi di ricambio. Il rappresentante di Mosca non è sembrato particolarmente contento di come siano andate le cose a New York. Il diplomatico ha sottolineato il fatto che, nonostante via sia una pressi consolidata, queste risoluzioni vengono fatte approvare “in condizioni di pressione artificiosa e il testo viene cambiato un minuto prima del voto”, ricordano come l’approvazione sia avvenuta solo “dopo il riconoscimento delle nostre preoccupazioni” Approvazione che però non sembra aver lasciato completamente soddisfatta Mosca, che si è vista ignorare la richiesta inoltrata al Consiglio di Sicurezza di inserire nel piano per la Corea del Nord gli sforzi “per prevenire un’ulteriore escalation della tensione e rivedere le politiche di pressioni e intimidazioni reciproche”.

La risoluzione redatta dagli Usa impegna il Consiglio a successive riduzioni di forniture di petrolio se dovesse condurre un altro test nucleare o lanciare un altro missile balistico intercontinentale. A novembre, la Corea del Nord aveva chiesto lo stop immediato a quelle che aveva definito “sanzioni brutali”, dicendo che quello che stava avvenendo era un “genocidio” nei confronti del popolo nordcoreano. La Cina e la Russia, pur approvando la nuova risoluzione, hanno sempre cercato di dissuadere gli Stati Uniti ad approvare nuove imposizioni economiche su Pyongyang, temendo in particolare il fatto che il governo nordcoreano si sentisse messo all’angolo e, in sostanza, obbligato a reagire anche in maniera plateale. Il tutto con il rischio di nuove tensioni nella regione e l’ineluttabilità di una guerra che tutti vogliono e devono evitare. Nikki Haley, delegata Usa alle Nazioni Unite, ha affermato a margine del voto sulle nuove sanzioni che, in questo modo, il Consiglio di Sicurezza “invia a Pyongyang un messaggio inequivocabile sul fatto che un’ulteriore sfida spingerà ulteriori punizioni e isolamento”. Il problema è che se da un lato queste sanzioni economiche sono effettivamente una pressione importante nei confronti del regime, dall’altro lato rischiano seriamente di colpire più la popolazione che il governo, che potrebbe scegliere di dirottare le risorse rimaste ancora di più sul programma nucleare proprio per giungere a quel completamente che permetterebbe a Pyongyang di essere considerata a tutti gli effetti una potenza atomica.

Anche l’Unione europea, soggetto internazionale del tutto ignorato per ciò che riguarda la crisi coreana, ha confermato il sostegno alle nuove sanzioni. L’Alto rappresentante della politica estera dell’Unione, Federica Mogherini, ha riferito il sostegno dell’Ue alle scelte delle Nazioni Unite ed ha anche detto che la stessa Unione è pronta a decretare una nuova serie di sanzioni contro la Corea del Nord per il 2018. “La decisione di adottare un insieme aggiuntivo di sanzioni restrittive contro la Repubblica popolare di Corea è un’ulteriore prova dell’unità della comunità internazionale nell’affrontare i programmi nucleari, le armi di distruzione di massa e dei missili balistici”, si legge nella dichiarazione. Ma l’idea è che le sanzioni siano un’arma a doppio taglio. Da un lato possono piegare un governo, ma dall’altro, il governo può sentirsi autorizzato a compiere ogni tipo di azione considerandosi in uno stato d’assedio da parte della comunità internazionale. Nel frattempo, il popolo non può far altro che essere la prima vittima di questa politica.

Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY