Molti sospettano che Donald Trump sia stato fin troppo ottimista sulla Corea del Nord. Il vertice di Singapore con Kim Jong-un ha dato prospettive incoraggianti. Ma, a detta di molti analisti, c’è stato un eccesso di fiducia da parte della Casa Bianca. Pyongyang non avrebbe realmente dato il via ai lavori per la denuclearizzazione del Paese. E lo smantellamento del programma nucleare procede a rilento.

I lavori nella centrale di Yongbyon

L’ultima notizia, in tal senso, la riporta il sito specializzato 38North. L’analisi delle immagini satellitari, risalenti al 21 giugno, mostra che la centrale di Yongbyon è in piena attività e che vi sono stati anche dei miglioramenti alle strutture.

Secondo gli analisti, “le modifiche al sistema di raffreddamento del reattore di produzione del plutonio da 5 MWe appaiono completate, ma uno scarico dell’acqua di raffreddamento inferiore al normale dal tubo di scarico rende difficile la determinazione dello stato operativo del reattore”. Incertezze ruotano invece attorno al laboratorio di radiochimica, quello utilizzato per separare il plutonio dalle barre di combustibile esaurito.

Al contrario, sembra accertato che la centrale termica abbia continuato a operare. Ma quello che preoccupa gli analisti del sito e l’intelligence di Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone, è che sia stato costruito un piccolo edificio non industriale vicino alla torre dei raffreddamento .Di questo edificio, non si sa nulla. Nessuno ne riesce a capire lo scopo.

Ma non è tutto. Anche una serie di strutture di supporto in tutte le altre aree operative di Yongbyon dono state oggetto di ristrutturazioni, ampliamenti o vere e proprie operazioni di costruzione. In particolare, ha destato interesse quella avvenuta presso l’Experimental Light Water Reactor (Elwr). Qui le foto satellitari mostrano non solo il completamento di un nuovo edificio per gli uffici, ma anche quello di un altro piccolo edificio simile a quello osservato presso il laboratorio di radiochimica.

Dubbi che pervadono anche altre strutture. “L’aumento della colorazione del tetto nell’angolo nord-ovest delle sale delle cascate […] indica le operazioni continue presso l’impianto di arricchimento dell’uranio. La colorazione è causata dal deposito di vapore acqueo proveniente dalle sei unità di raffreddamento associate alle operazioni di centrifuga a gas”. E questa rivelazione ovviamente non può che preoccupare, visto che si parla di arricchimento dell’uranio.

Inoltre, dalla fine del 2017, sono sorti due nuovi edifici nella parte sud-occidentale del Radioisotope Production Facility vicino alla fine della linea ferroviaria costruita per arrivare i treni merci alla centrale. Secondo le prime ricostruzioni, potrebbe trattarsi di un magazzino per prodotti chimici trasportati attraverso i treni merci.

Cosa può significare per la Corea del Nord

Non è detto che questi lavori siano la prova che la Corea del Nord abbia mentito. Ma è probabile, anzi, certo, che da Pyongyang non siano ancora arrivato ordini di smantellamento né di avvio della cosiddetta “denuclearizzazione“. La Corea del Nord è un Paese estremamente verticistico. È quindi lecito pensare che senza ordine esplicito di Kim, tutto continuerà come se non fosse accaduto nulla.

Del resto è anche difficile credere che Kim potesse, di punto in bianco, interrompere il suo programma nucleare. I freni interni, soprattutto dell‘oligarchia militare, sono molti e decisivi. Pesano inoltre i problemi tecnici legati all’eventuale interruzione e conversione degli impianti. Ma è chiaro che un conto è non interrompere le attività delle centrali e dei centri di ricerca, un conto è aumentarne le capacità.

Potremmo anche essere di fronte a un gioco di offerte e controfferte con gli Stati Uniti e la Cina. Trump ha confermato, di recente, che Pyongyang ha distrutto quattro importanti siti di test missilistici. E sicuramente è stato un gesto importante. Ma la denuclearizzazione è un altro paio di maniche. Un conto è privarsi di alcuni siti balistici. Un conto privarsi dell’unica garanzia di sopravvivenza e di un’arma su cui si fonda un intero sistema di potere.