Gli Stati Uniti hanno annunciato la sospensione a tempo “indeterminato” delle esercitazioni congiunte con la Corea del Sud. Un annuncio che rientra nel quadro del disgelo che ha avuto il suo apice negli accordi conclusi a Singapore fra Kim Jong-un e Donald Trump. 

In un comunicato, il Pentagono ha annunciato che la sospensione riguarderà non solo le esercitazioni Freedom Guardian, ma anche due programmi addestramento per la Marina sudcoreana previsti sempre quest’estate. La portavoce della Difesa americana, Dana White, ha detto che la sospensione è stata decisa dal segretario alla Difesa James Mattis insieme agli alleati di Seul “per sostenere l’attuazione degli esiti del summit di Singapore“.

Una decisione assunta dopo un incontro dello stesso Mattis con il segretario di Stato Mike Pompeo, il consigliere per la Sicurezza nazionale, John Bolton, e il capo degli Stati maggiori riuniti, Joseph F. Dunford. 

La notizia della sospensione a tempo indeterminato delle esercitazioni militari arriva in un momento abbastanza convulso dei rapporti fra Stati Uniti e Corea del Nord. Dopo il vertice di Singapore, Trump era apparso estremamente ottimista nei confronti di Pyongyang. Il giorno dopo il summit, di ritorno in America, il presidente Usa scrisse un tweet molto chiaro dicendo che “non esiste più una minaccia nucleare da parte della Corea del Nord”.

Poche ore dopo il summit, Trump annunciava la sospensione delle esercitazioni definendole provocatorie nei confronti della Corea del Nord oltre che estremamente costose per la Difesa americana. Una notizia che aveva preoccupato non poco sia la Corea del Sud che il Giappone, preoccupati da un totale disarmo Usa nella penisola coreana.

Dopo questo ottimismo, forse anche esagerato, da parte del presidente Usa, sono arrivati altri segnali, di senso opposto. Molti, negli Stati Uniti, hanno ritenuto che l’entusiasmo della Casa Bianca contrastasse con la realtà dei fatti. Come scritto su questa testata, molti analisti hanno ritenuto e continuano a temere che Kim, in realtà, non stia smantellando alcun arsenale nucleare né missilistico. E che, in sostanza, Pyongyang abbia mentito sulle sue vere intenzioni.

A questo punto, un ulteriore passaggio a dir poco curioso. Poche ore prima che il Pentagono annunciasse la sospensione indeterminata delle manovre congiunte fra Usa e Corea del Sud, Trump ha parlato di “una inusuale e straordinaria minaccia” dell’arsenale nucleare della Corea del Nord. E ha esteso le sanzioni nei confronti del governo nordcoreano.

“L’esistenza e il rischio di proliferazione nucleare nella penisola coreana e le azioni e le politiche del governo della Corea del Nord continuano a rappresentare una minaccia insolita e straordinaria per la sicurezza nazionale, la politica estera e l’economia degli Stati Uniti “, ha detto il presidente Usa.

Per molti questo annuncio si è trattato di una sorta di formalità. Ma sorprende la differenza di toni fra le precedenti affermazioni del presidente Usa, l’annuncio del rinnovo delle sanzioni e la sospensione delle esercitazioni con la Corea del Sud.

Sembra che la strategia seguita da Donald Trump sia quella di mandare continui messaggi a Kim Jong-un. Una sorta di “bastone e carota”. Da un lato mostrandosi favorevole a gesti di apertura, dall’altro lato mostrandosi fermo nella sua volontà di controllare e mettere fine al rischio dell’arsenale atomico nordcoreano.

E quindi da una parte sospende le esercitazioni, dall’altra parte estende le sanzioni e lo “stato d’emergenza” nei confronti della Corea del Nord. Una prova che siamo ancora in una fase molto dubbia del cosiddetto “disgelo”. Tutti i giocatori stanno muovendo le pedine per cercare non solo di limitare i danni, ma anche per guadagnare il più possibile da questo nuovo livello di relazioni.

E in questa fase, il fulcro per comprendere la strada intrapresa dagli Stati Uniti non è a Pyongyang, ma a Pechino. Kim è andato a vedere Xi Jinping. Prima è stato il turno di Mike Pompeo. E la prossima settimana, sembra che possa essere la volta di James Mattis. È sull’asse Washington-Pechino che si decide il futuro coreano.