E se il prossimo Premio Nobel per la pace venisse davvero assegnato a Donald Trump? In tanti ora si pongono questa domanda che fino a un paio di anni fa appariva pura fantascienza. Tutto merito dei traguardi ottenuti dal presidente americano in politica estera, precisamente negli affari riguardanti la cosiddetta questione coreana. Il tycoon, nonostante le minacce e i tweet lanciati contro il leader nordcoreano Kim Jong Un, ha spinto per incontrare due volte il numero uno di Pyongyang; addirittura nei prossimi mesi potrebbe arrivare il terzo meeting con tanto di fumata bianca per la firma di importanti accordi di pace tra Stati Uniti e Corea del Nord.
Comprensione e dialogo
Trump è stato abile a far confluire interesse nazionale e personale in una precisa linea di politica estera. La Corea del Nord, nelle parole del numero uno della Casa Bianca, non deve essere bombardata perché ha del “potenziale inespresso”; Kim Jong Un non deve essere considerato un nemico, è un politico in gamba ed è addirittura diventato un “amico” del presidente americano. Ricordiamo che Stati Uniti e Corea del Nord sono ancora formalmente in guerra, visto che la Guerra di Corea scoppiata nel 1950 è attualmente congelata da un armistizio firmato nel 1953. Proprio da qui potrebbe partire il piano di Trump per ricucire i rapporti con Pyongyang: stipulare un trattato di pace che deponga una volta per tutte le asce da guerra del passato. Per poi arrivare a un patto sulla denuclearizzazione della penisola coreana.
L’amicizia con Kim Jong Un
Se il primo faccia a faccia di Singapore, l’estate scorsa, è stato utile per instaurare un rapporto intimo fra Trump e Kim, il secondo meeting di Hanoi stava per regalare uno storico successo a The Donald. Eppure, a pochi passi dal traguardo, l’incontro è saltato: colpa delle pressioni interne alla Casa Bianca, sostenevano alcune fonti, anzi no, colpa di una marcata distanza tra domanda e offerta, hanno detto altri. Eppure nonostante la fumata nera Trump ha continuato a spendere parole al miele per Kim, che pochi giorni fa ha mandato alla Casa Bianca una lettera amichevole e carica di stima.
Come è cambiata la crisi nordcoreana con l’avvento di Trump
Kim Jong Un, considerato una minaccia dall’opinione pubblica e da tanti membri della stessa amministrazione Trump, è invece il trampolino di lancio ideale per il Presidente statunitense, sia per utilizzare l’argomento della pace coreana nella prossima campagna elettorale, sia per candidarsi al Nobel per la pace. In effetti da quando Trump ha incontrato Kim, la Corea del Nord ha smesso di fare test missilistici pericolosi, ad eccezione di un paio di lanci a inizio maggio. Piaccia o no, con l’avvento di The Donald alla presidenza statunitense la risoluzione della crisi nordcoreana non è mai stata così vicina. Nessun Presidente, tranne un personaggio carismatico come Trump, si sarebbe probabilmente mai preso la bega di legittimare un nemico come Kim. The Donald è stato surclassato di critiche, eppure la sua mossa ha pagato e potrebbe davvero regalare la pace alla penisola coreana e al resto del mondo. Oltre che un Premio Nobel al diretto interessato.