La Corea del Sud trattiene il fiato in attesa di capire che cosa accadrà nelle prossime ore. L’Assemblea nazionale, e cioè il Parlamento monocamerale del Paese, si è espresso sulla procedura di messa in stato d’accusa di Yoon Suk Yeol, il presidente finito nell’occhio del ciclone dopo aver dichiarato la legge marziale e averla ritirata nell’arco di sei ore di ordinaria follia politica. Il risultato, per ora, ha premiato Yoon.
Il leader conservatore rischia tuttavia di tornare presto a fare i conti con l’impeachment. La polizia sudcoreana ha iniziato ad indagare su Yoon anche in merito al presunto reato di insurrezione, uno dei soli due crimini che in Sud Corea trascende l’immunità presidenziale. Si tratta di un reato gravissimo punibile, almeno in teoria, anche con la morte.

In ogni caso indagare su Yoon sarà difficile, visto che non è ancora chiaro chi abbia fatto cosa. Anche perché il dimissionario ministro della Difesa, Kim Yong Hyun, in un comunicato ha chiesto scusa alla popolazione assumendosi la piena responsabilità della legge marziale. E poi resta da capire fin dove vorranno spingersi gli investigatori, considerando che i presidenti hanno la facoltà di nominare e sostituire i capi della polizia e della procura rendendo il capo dell’esecutivo immune da azioni legali.
Yoon pare non abbia alcuna intenzione di dimettersi come hanno fatto numerosi membri del suo Governo, compresi il capo di gabinetto Chung Jin Suk, il consigliere per la sicurezza nazionale Shin Won Sik e il ministro della Difesa Kim. Anzi: c’è chi teme che il presidente possa “usare” lo spauracchio di un altro Kim, Kim Jong Un, per restare in carica il più possibile.

Yoon è solo ma non molla
Emergono particolari inquietanti del presunto piano organizzato da Yoon. Hong Jang Won, non un nome qualsiasi ma il primo vicedirettore del Servizio di intelligence nazionale coreano (NIS), ha rivelato che, poco dopo aver dichiarato la legge marziale, il presidente avrebbe ordinato l’arresto di importanti politici d’opposizione.
Nella lista sarebbero stati inclusi Lee Jae Myung, leader del Partito Democratico di Corea, Han Dong Hoon, a capo del People Power Party, e cioè lo stesso di cui fa parte Yoon, il presidente dell’Assemblea nazionale, Woo Won Shik e tanti altri ancora. Pare che lo stesso Yoon abbia telefonato a Hong ordinandogli di “cogliere l’occasione per prenderli tutti e sbarazzarsene”.

Questo fantomatico piano è fallito e la legge marziale è rientrata. Il presidente è più solo di prima ma c’è ancora chi potrebbe salvarlo. Il suo partito, seppur diviso sulla crisi in corso, ha fatto sapere che si opporrà all’impeachment. La Costituzione sudcoreana prevede che la messa in stato d’accusa di un presidente debba essere approvata da una maggioranza di due terzi del Parlamento (e non di una semplice) formato da 300 seggi.
L’opposizione può contare su 192 teste, ma per il semaforo verde ne servono 200 o più. Detto altrimenti, per non far cadere nel vuoto la mozione sarà necessario che almeno otto membri del partito di Yoon voltino le spalle al presidente. Ipotesi assolutamente plausibile ma non automatica.

Che cosa c’entra Kim Jong Un?
I coreani sono delusi e arrabbiati perché il presidente conservatore sta giustificando le sue azioni incolpando, ancora una volta, l’opposizione e altre forze avversarie. Una situazione del genere potrebbe essere risolta con un’azione legale o con le dimissioni spontanee di Yoon Suk Yeol. Abbiamo però visto che entrambe le ipotesi non sono scontate.
Che cosa succederà, dunque, a Seoul? Altre nuvole oscure si addensano all’orizzonte. Il Center for Military Human Rights Korea (CMHRK) ha parlato di prove di preparativi per una seconda legge marziale, sostenendo che alcune unità dell’esercito starebbero limitando i permessi per gli ufficiali comandanti, compresi i comandanti di compagnia e superiori, in previsione di un ipotetico richiamo di emergenza previsto per domenica (giorno dopo il voto sull’impeachment).

“Le voci che circolavano sui segnali di un’altra dichiarazione di legge marziale non sono vere. Il ministero della Difesa e l’esercito non obbedirebbero ad alcun nuovo ordine di esecuzione della legge marziale”, ha dichiarato il ministro della Difesa sudcoreano ad interim, Kim Seon Ho.
Se Yoon, come scrivono i media, è davvero solo e in procinto di essere scaricato persino dal suo partito, da dove viene tutta questa apprensione? Tra dubbi e zone d’ombra emerge uno scenario apocalittico. Per restare in sella e compattare l’opinione pubblica nazionale contro un nemico condiviso, il presidente potrebbe soffiare sul fuoco delle tensioni coreane e provocare la Corea del Nord. Un’azione militare contro Pyongyang, con il rischio di una guerra e chissà cos’altro, sarebbe un disastro assoluto. Per la Corea e per il mondo intero. Ma sessuno si augura di arrivare a tanto.


