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Il presidente sudcoreano Yoon Suk-Yeol è ufficialmente in stato d’accusa. Il Parlamento di Seul ha infatti approvato con 204 voti favorevoli e 85 contrari la mozione per l’impeachment del capo di Stato, accusato di aver abusato dei suoi poteri per aver imposto la legge marziale al Paese nella giornata del 3 dicembre.

Dopo un precedente tentativo andato a vuoto per il rifiuto del Partito del Potere del Popolo (Ppp) di Yoon di sostenere la mozione di impeachment, la proposta del Partito Democratico di Corea e di altre formazioni d’opposizione è stata approvata dall’Assemblea Nazionale, che nella giornata del 3 dicembre aveva votato con un’azione-lampo la fine della legge marziale decretata da Yoon.

Il disegno di legge per l’impeachment, nota il Chosun Ilbo, “citava ragioni come la violazione della Costituzione e della legge marziale, l’insurrezione ai sensi della legge penale e l’abuso di potere in relazione alla legge marziale del 3 dicembre”. Yoon è sotto accusa perché “anche se secondo la Costituzione non si era di fronte a un’emergenza nazionale, come una guerra, è stata dichiarata la legge marziale e l’esercito e la polizia sono stati mobilitati per bloccare l’Assemblea nazionale”, nota il maggior quotidiano sudcoreano. Per la terza volta negli ultimi vent’anni l’Assemblea Nazionale vota per censurare un presidente e metterlo in stato d’accusa. Era già successo a Roh Moo-hyun nel 2004 e a Park Geun-hye nel 2016.

A rendere possibile il passaggio della legge è stata la decisione del Ppp di presentarsi in aula. Nel precedente voto la formazione di Yoon, che pure di fronte alla richiesta di legge marziale si era attivata per rifiutarne l’applicazione, aveva fatto mancare il numero legale non presentandosi in aula. Ora, pur votando contro l’impeachment, il partito guidato dal segretario Kim Dae-sik non ha ostacolato il processo.

Yoon non sarà immediatamente destituito. La palla passa al sommo tribunale di Seul, la Corte Costituzionale, che avrà sei mesi per analizzare il caso e decidere se decretare o meno la decadenza del capo dello Stato. Se la Corte decreterà la caduta del presidente, la Corea del Sud dovrà tornare al voto per eleggere il nuovo capo dello Stato entro sessanta giorni dal verdetto. Nel frattempo, la posizione politica del capo dello Stato si farà sempre più precaria, specie dopo che la magistratura sudcoreana ha esteso le sue indagini contro Yoon e la sua cerchia: il ministro della Difesa dimissionario Kim Yong-hyun, è già in carcere. E il parallelo assalto politico e giudiziario al governo sta segnando il rapido sgretolamento del potere di un presidente che su una singola mossa ha posto, con ogni probabilità, repentinamente fine alla sua carriera.

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