È trascorsa un’altra giornata di fuoco all’ombra del 38esimo parallelo. La Corea del Nord ha dichiarato che le sue Forze armate torneranno ad occupare due aree smilitarizzate al confine con la Corea del Sud. Il terremoto provocato da Kim Yo Jong, sorella di Kim Jong Un, ha colpito in pieno Seul, dove il ministro dell’Unificazione sudcoreano, Kim Yeon Chul, ha presentato le dimissioni al presidente Moon Jae In.

Cina e Stati Uniti, quasi increduli di quanto sta accadendo in queste ore nella penisola coreana, si sono fatti sentire con due messaggi dai toni diametralmente opposti: Pechino ha predicato la calma, Washington ha intimato il Nord di astenersi dal compiere “altre azioni controproducenti”.

Ma andiamo con ordine. La notizia politica più importante è avvenuta in Corea del Sud. Qui il ministro Kim ha alzato bandiera bianca dopo l’escalation della tensione tra le due Coree, all’indomani della demolizione dell’ufficio di collegamento intercoreano da parte della Corea del Nord. Il ministro, citato dall’agenzia Yonhap, ha dichiarato di assumersi “la responsabilità per il peggioramento delle relazioni intercoreane” e si è detto “dispiaciuto” di “non essere riuscito a soddisfare le aspettative di coloro che vogliono la pace nella penisola coreana”.

Pyongyang non torna indietro

I riflettori sono adesso puntati sulla Corea del Nord. Secondo quanto riferiscono i media ufficiali locali, i militari nordcoreani entreranno nell’area turistica del Monte Kumgang e nel complesso industriale di Kaesong, proprio dove sorgeva l’ufficio abbattuto ieri.

Non solo: Pyongyang ha intenzione di ricostruire postazioni di sentinella lungo la zona demilitarizzata (DMZ) e dichiarato che i suoi militari riprenderanno le esercitazioni nelle aree di confine, compresi – sottolinea Korea Times – i mari al largo della costa sud-occidentale. Nel caso in cui si verificasse uno soltanto di questi punti, l’accordo militare firmato nel 2018 per ridurre le tensioni evaporerebbe come neve al sole. Il motivo è semplice: l’intesa raggiunta vieta tutti gli atti ostili, da una parte e dall’altra.

Sempre riguardo Pyongyang, pare che Kim Yo Yong abbia respinto l’offerta della Corea del Sud di inviare una delegazione speciale per tentare di far rientrare la crisi. Una crisi, ricordiamolo, innescata due settimane fa da una campagna di volantinaggio contro il governo nordcoreano da parte di una organizzazione privata sudcoreana.

Pechino e Washington sorpresi

La sensazione è che la mossa di Miss Kim abbia sorpreso anche Cina e Stati Uniti, rispettivamente principale alleato e principale avversario della Corea del Nord. In ogni caso, il portavoce del Ministero degli esteri cinese, Zhao Lijian, ha dichiarato che Pechino “rinnova l’auspicio che la penisola coreana possa raggiungere la pace e la stabilità” perché le due Coree “appartengono alla stessa nazione”. “Come un vicino vicino – ha concluso il portavoce – la Cina rimane sempre impegnata per la pace e la stabilità sostenute nella penisola”. La posizione del Dragone è chiarissima: guai destabilizzare un equilibrio precario perché ogni oscillazione potrebbe danneggiare anche l’ex Impero di Mezzo.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, attualmente impegnati in parte a contrastare la nuova diffusione di Covid e in parte a placare le manifestazioni antirazziste, hanno chiesto a Pyongyang di “evitare altre azioni controproducenti”. Gli Usa, ha ammonito un portavoce del Dipartimento di Stato, “sostengono in pieno gli sforzi della Corea del Sud nelle relazioni con il Nord”. Insomma, da mesi tutti predicano la pace. Ma il tempo e scorre e Pyongyang si è stancata di aspettare invano.

Media Pyongyang: “Nostra pazienza esaurita”

Il Rodong Sinmun, organo ufficiale del Partito del Lavoro di Corea, ha scritto che la demolizione dell’ufficio di collegamento intercoreano non è che l’inizio. Potrebbero infatti seguire altre azioni di rappresaglia contro la Corea del sud, che potrebbero “andare ben oltre l’immaginabile”.

“L’esplosivo suono della giustizia che continuerà a levarsi potrebbe andare ben oltre l’immaginazione di coloro che fanno rumore per ciò che sta accadendo”, aggiunge il giornale, come sottolinea l’agenzia Adnkronos. Infine l’avvertimento conclusivo: “La nostra pazienza militare si è esaurita”. E un consiglio: “L’annuncio dei militari che stanno riflettendo ad un piano di azione militare dovrebbe essere preso sul serio”.

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