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Passano gli anni, si susseguono le amministrazioni alla Casa Bianca ma nessuno riesce a sciogliere il nodo nordcoreano. Donald Trump è stato oggettivamente il presidente americano che, seppur utilizzando metodi a dir poco bizzarri, più si è avvicinato alla risoluzione dell’impasse. Il tycoon era riuscito a instaurare un rapporto diretto, di “amicizia”, con il leader Kim Jong Un. I due, tra l’altro, hanno tenuto due meeting storici, prima a Singapore poi ad Hanoi, mentre Trump ha perfino visitato la zona demilitarizzata superando il confine mano nella mano con Kim. Complici le pressioni interne, l’assalto dei democratici e le beghe con la giustizia, l’ex presidente Usa non è stato in grado di concretizzare il lavoro svolto.

Come se non bastasse, la misteriosa scomparsa del presidente nordcoreano per qualche settimana, unita all’avvento della pandemia di Covid-19, ha cambiato tutte le carte in tavola, rimandando ogni possibile fumata bianca a data da destinarsi. Eppure, la sensazione è che a Trump mancasse pochissimo per sbloccare un’impasse bloccata alla fine della Guerra di Corea (1950-1953). Adesso le redini del gioco sono nelle mani di Joe Biden, fautore del binomio democrazia-diritti umani al punto di criticare il suo predecessore per aver dato troppa legittimità a un “dittatore” del calibro di Kim.

Biden “copia” Trump

Ricapitolando: Biden ha criticato l’approccio di Trump, anche se, ad oggi, non sembrano esserci valide alternative all’orizzonte. Sempre che non si consideri un’alternativa dichiarare guerra alla Corea del Nord e ottenere la denuclearizzazione del Paese con la forza. Le ultime dichiarazioni rilasciate dal segretario Usa, Antony Blinken, nel corso del G7 londinese, sono emblematiche. Gli Stati Uniti sperano che la Corea del Nord “colga l’opportunità per impegnarsi diplomaticamente”. Siamo di fronte a una richiesta travestita da auspicio, probabilmente per non far passare Washington per la parte “richiedente”. Certo è che l’intenzione americana appare evidente: puntare su un “approccio pratico calibrato” con l’obiettivo di “cercare di fare progressi concreti”.

Nei fatti, Biden ha giocato la carta della diplomazia chiedendo a Kim di risedersi al tavolo dei colloqui. Il punto è uno: Pyongyang si fiderà del modus operandi statunitense, anche in virtù del fatto che le mosse dell’erede di Trump sembrano ricalcare quelle a suo tempo adottate da Barack Obama? A ben vedere, possiamo tuttavia fare una considerazione degna di nota. Come già più volte è accaduto, Biden ha criticato l’ex presidente repubblicano salvo poi copiarne la strategia. È accaduto per la linea dura sui rifugiati, per l’America First sbandierata in ambito vaccinale e perfino per la ripresa del dialogo con la Cina. Adesso pare essere tutto pronto per la ripresa dei colloqui americani con i nordcoreani. Con un’unica grande differenza: Kim non si ritroverà più a interloquire con una figura con la quale aveva iniziato a prendere una certa confidenza.

Errori a ripetizione

E qui arriviamo ai due grandi errori che sta commettendo Biden. Il primo si riferisce alla richiesta messa sul piatto da Washington. La denuclearizzazione invocata a gran voce dagli Stati Uniti è un punto fin troppo generico. Come ha sottolineato NkNews, più l’America sottolinea l’esigenza di una denuclearizzazione in qualsiasi forma, e più la Corea del Nord utilizzerà questo termine per ottenere ciò che vuole.

Dopo di che è lecito interrogarsi sull’evidente ambiguità di fondo che circonda l’approccio di Biden. Da un lato gli Stati Uniti tendono la mano a Kim, ma dall’altra continuano a “provocarlo” giocando di sponda con Giappone e Corea del Sud (con Seul, tra l’altro, sono in programma le classiche esercitazioni congiunte che tanto fanno adirare Pyongyang). Lo schema ricorda da vicino quanto sta accadendo a Taiwan, un altro punto caldissimo della politica estera americana in Asia. In definitiva, Biden ha capito che l’unico modo per ottenere qualcosa da Kim è proseguire sulla via del dialogo. Va bene imitare Trump, ma il presidente Usa dovrebbe correggere al più presto i suoi errori. Onde evitare effetti avversi.