I contractor potrebbero prendere il posto delle truppe regolare americane in Siria, dopo l’annunciato ritiro del presidente Donald Trump. A dirlo è il fondatore di Blackwater, Erik Prince, intervistato da Fox Business. “Gli Stati Uniti non hanno un obbligo strategico a lungo termine di rimanere in Siria. Ma penso anche che non sia una buona idea abbandonare i nostri alleati” ha osservato Prince, ora a capo di quella che è probabilmente la compagnia di sicurezza privata più nota al mondo, la Academi.

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Gli alleati a cui fa riferimento Erik Prince sono naturalmente le forze democratiche siriane (Sdf), milizia perlopiù formata da curdi siriani e impegnata nella lotta contro lo Stato Islamico. I capi dell’Sdf hanno affermato che un ritiro degli Stati Uniti li lascerebbe vulnerabili a un eventuale attacco da parte della Turchia.

Erick Prince: “Contractor a supporto dei curdi”

Secondo Prince, l’uso di contractor permetterebbe al presidente Donald Trump di mantenere la promessa di porre fine alle “Endless wars” in Medio Oriente, garantendo però una certa protezione agli alleati regionali di Washington in Siria. “La storia americana – ha osservato il fondatore di Blackwater – è piena di partnership pubbliche e private, di luoghi in cui il settore privato può colmare queste lacune”.

I nemici individuati da Prince, tuttavia, sono la Siria di Bashar al-Assad e soprattutto l’Iran: “Se non proteggiamo efficacemente i nostri partner dalle potenziali invasioni degli iraniani e dei siriani” ha affermato“ i nostri alleati saranno distrutti”. Dichiarazioni piuttosto confuse, come nota l’Independent, dato che l’Sdf vede nella Turchia di Erdogan una minaccia molto più seria e concreta rispetto al governo di Damasco – con il quale i curdi stanno dialogando da mesi, su richiesta anche di Mosca. 

Il piano per l’Afghanistan

Una proposta analoga l’ex ufficiale delle forze speciali Usa l’ha avanzata poco tempo fa anche per la guerra in Afghanistan. Prince, come raccontavamo in un articolo su Gli Occhi della Guerra, è fermamente convinto che aumentare le truppe in Afghanistan sia la cosa peggiore che gli alleati degli Stati Uniti possano fare. Meglio lasciare spazio, a suo dire, alle compagnie private di mercenari.

“Rafforzare una strategia fallimentare – qualcosa che non ha funzionato in passato e non funzionerà in futuro – avrà un costo inutile di vite umane” spiega in una rara intervista concessa al giornale inglese The Independent. “Quello che sto proponendo costerà meno. Salverà anche molte vite tra le forze armate americane e degli altri alleati “. Ciò che Prince sta proponendo, osserva l’Independent, è quello di “privatizzare la guerra”: una strategia che lui chiama “razionalizzazione e ristrutturazione”.

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Un piano già presentato alla Casa Bianca e che a suo tempo ricevette il sostegno di Steve Bannon, allora stratega capo del presidente Trump e di suo genero Jared Kushner. Non ottenne però il consenso dei membri più anziani dell’amministrazione americana: quello dell’ex Segretario di stato Rex Tillerson – soprattutto – e dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale McMaster. Ora Prince propone lo stesso piano anche per la Siria.

Il controverso passato di Blackwater

La proposta del capo di Academi è risulta controversa se si pensa al passato di Blackwater. Come riporta il New York Times, nell’ottobre 2014 quattro ex guardie di sicurezza della compagnia privata furono condannate e imprigionate per il loro ruolo in una sparatoria verificatasi nel 2007 a Nisour Square, a Baghdad, che ha segnato uno degli episodi più violenti nella guerra in Iraq. Una giuria del Tribunale distrettuale federale rilevò che la morte di 17 iracheni nella sparatoria fu un vero e proprio massacro perpetuato dalla compagnia privata di Prince.