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Non solo sarebbe vivo, ma anche in grado di comandare e governare il suo esercito, tanto che a breve è previsto il ritorno in patria: il riferimento è a Khalifa Haftar e quanto sopra descritto è stato annunciato, nella giornata di martedì, direttamente dal fratello. Il generale dunque non è affatto uscito di scena: giorno 13 aprile alcune agenzie ne riportavano il decesso a Parigi a seguito di emorragia celebrale, poi poche ore dopo la smentita ma anche la notizia secondo cui Haftar non era più in grado di rientrare in Libia. Adesso un nuovo colpo di scena: ad aprire dubbi sulla salute del leader militare del governo di Tobruck, è stato il deputato libico  Tarek el Groshi il quale, intervistato da quotidiano egiziano “el Youm al Sabea”, ha affermato di sapere con certezza che Haftar si troverebbe al Cairo. Poche ore dopo, come detto, è stato il fratello a confermare il buono stato di forma del generale.

Haftar in Egitto per parlare con alcuni funzionari vicini ad Al Sisi

L’uomo forte della Cirenaica avrebbe lasciato Parigi, lì dove sarebbe (ed a questo punto il condizionale è obbligatorio) stato ricoverato per problemi di salute. Dalla capitale francese, Haftar è quindi volato alla volta del Cairo per incontri con alti funzionari egiziani; sarebbe questa la conferma del ritorno al timone per Haftar. L’Egitto è indubbiamente il massimo sostenitore regionale del governo di Tobruck e delle milizie ad esso fedeli, la visita quindi del generale nella capitale egiziana confermerebbe la ripresa delle proprie attività per l’uomo che forse più di ogni altro aspira a prendere per intero la Libia. “Il comandante delle forze aeree della Libia, il generale Saqer al Groshi ha incontrato Haftar al Cairo, hanno cenato insieme la scorsa notte”, sono queste le parole del deputato Tarek el Groshi rilasciate al quotidiano egiziano precedentemente citato.





Sul tavolo della discussione, la prosecuzione delle operazioni anti terrorismo nell’ambito della cosiddetta “operazione dignità”, lanciata diversi anni fa per stanare soprattutto nella città di Bengasi la presenza dei numerosi gruppi jihadisti operanti in Cirenaica. Il 18 aprile scorso un attentato proprio a Bengasi contro Abdel Razzaq al Nadori, capo di stato maggiore dell’esercito fedele ad Haftar, ha fatto da un lato constatare l’operatività delle cellule terroristiche nella principale città della regione, dall’altro lato ha fatto temere il peggio circa un precipitare della situazione qualora il decesso di Haftar fosse stato confermato.

Al momento nessun vuoto di potere

Ed è a Bengasi che il generale potrebbe far ritorno nelle prossime ore: Amran Haftar, fratello del leader militare di Tobruck, ha affermato al quotidiano egiziano “Rosa Yousef” la possibilità di un prossimo ritorno in patria di Haftar. “Non bisogna credere – si legge nella traduzione delle sue parole riportata da AgenziaNova – A quanto dicono coloro i quali diffondono false voci per conto dei gruppi estremisti, che parlano di un aggravarsi della sua condizione di salute”. Dunque, l’uomo forte della Cirenaica rimane lui: Haftar potrebbe rientrare in Libia già entro la settimana ed in tal modo riprendere definitivamente il timone dopo la sua lunga assenza dal paese. Diverse le sfide ancora da affrontare per il suo esercito ed il suo governo di riferimento: non solo le cellule terroristiche ancora attive, ma anche i rapporti con Tripoli e la galassia di milizie pronte sia ad appoggiarlo che a metterne in discussione la legittimità della sua autorità.

Sullo sfondo, rimane l’ambizione principale di Haftar: la sua candidatura alle elezioni generali da tenersi entro il 2019. Il mistero sulle sue condizioni comunque resta: dopo più di venti giorni di assenza dalla Libia, non un video e non una foto sono state inviate alla stampa per dimostrare l’esistenza in vita del generale, circostanza questa che ha fortemente accresciuto nei giorni scorsi il sospetto di una sua morte o di condizioni di salute difficili.

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