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La recente e preoccupante impennata dei casi e, soprattutto, dei ricoveri e degli ingressi in terapia intensiva legati alla “seconda ondata” del Covid-19 in Italia ha posto in un angolo il governo giallorosso. L’esecutivo guidato da Giuseppe Conte è infatti schiacciato tra le accuse di chi nota le mancate azioni preventive dei mesi estivi (dai trasporti al rafforzamento della medicina di territorio, dal sostegno alle categorie più colpite all’implementazione di una forte strategia di tracciamento) e l’inevitabilità dei dati e della realtà dei fatti, che brutalmente richiedono azioni immediate o preventive. Troppo spesso rimandate dal presidente del Consiglio che ha poi provato a rimediare in corsa col più recente Dpcm, fortemente sponsorizzato dal leader del Pd nel governo Dario Franceschini.

L’irruenza della svolta e la mancanza di gradualità tra le misure lasche del passato e quelle duramente restrittive dell’ultimo decreto ha però messo sulla graticola il Partito democratico stesso. Che si trova nell’ambigua e difficile situazione di essere socio di minoranza del governo coi Cinque Stelle ma dover, al tempo stesso, compenetrare le esigenze del governo nazionale con quelle di centinaia di sindaci e amministratori locali di centro-sinistra le cui città e i cui comuni sono guidate da esponenti dem. Nicola Zingaretti, sottolinea Italia Oggi, si sarebbe estremamente allarmato per il fatto che alle recenti proteste scoppiate in tutta Italia più volte non è mancato il sostegno di esponenti locali del Pd e per la rabbia montata nel partito contro la gestione della crisi da parte dell’esecutivo.

“Esprimo la mia solidarietà verso chi è sceso in piazza pacificamente, condividendo problemi e difficoltà” – ha dichiarato in merito il Consigliere regionale piemontese del Pd Maurizio Marello – “I gestori di palestre, piscine, ristoranti, bar, così come i lavoratori della cultura, stanno affrontando importanti sacrifici.  Credo che sia indispensabile agire al più presto per sostenerli e tutelare gestori e dipendenti”. Di “scorrettezza istituzionale” aveva parlato il sindaco di Bari Antonio Decaro per il mancato coinvolgimento dei sindaci nella stesura del Dpcm. D’accordo con lui il primo cittadino di Bergamo, Giorgio Gori. E a Pescara, città abruzzese che vive con ansia il rischio di una crisi economica per il Covid-19 il consigliere dem Piero Giampietro (Pd) ha scritto: “faccio fatica a capire la chiusura alle 18 (per tutti, a prescindere da dimensioni, attività, capienza) imposta ai pubblici esercizi, che in una città come Pescara rischia di avere conseguenze devastanti e non solo in questo settore”.

In meno di un mese l’entusiasmo dem per la presunta “vittoria strategica” alle elezioni regionali si è dunque tramutata nel timore di andare a sbattere. Giuseppe Conte lotta per sopravvivere politicamente, mentre dal Pd aumenta il pressing per valutare l’adeguatezza dei ministri del governo all’emergenza in corso (autodenuncia: Paola de Micheli e Roberto Gualtieri sarebbero tra i primi sospettati di non esserlo). E la nuova carta che il premier potrebbe giocare per sfruttare la sponda Pd in Italia e in Europa e mettere a tacere i paragoni con i Paesi vicini potrebbe essere l’avvio delle negoziazioni per un lockdown europeo.

Italia Oggi ci ricorda che giorno dopo giorno si fanno sempre più intensi i contatti con Parigi e Berlino “per arrivare a misure concordate su scala europea”. Sfruttando il volano delle più recenti dichiarazioni del presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, che da giorni sembra preparare il terreno ad una strategia condivisa su scala comunitaria, accennando a nuove misure urgenti che sembrano puntare ad un possibile lockdown sincronizzato. Piano complesso e tutto da valutare, ma che rappresenta l’estremo tentativo per salvare la faccia al governo, richiamare la compattezza del Pd dietro la bandiera europeista e mettere a tacere le spinte centrifughe che animano la maggioranza. L’asso nella manica di Conte, ultimamente in piena confusione tra decreti contestati dalla sua maggioranza, manovre economiche inadeguate, annunci senza appiglio nella realtà sul vaccino. E un’ancora di salvezza per il Pd, che dietro al richiamo unificatore dell’europeismo riesce a trovare un raro fattore di coesione interna. Ha portato male cantare vittoria alle regionali, è stato ancora più miope il pensiero che la pandemia fosse ormai un ricordo del passato. Il governo, nella sua componente dem, ha forse le responsabilità maggiori: Paola de Micheli non ha messo in campo una strategia sensata sui trasporti; Roberto Gualtieri è stato incapace di risollevare l’economia nazionale; Dario Franceschini è il regista di un Dpcm divisivo che chiude anche il suo settore di competenza, la cultura, e ha esacerbato le tensioni sociali e nel Paese. Un disastro completo, in una fase in cui tra contagi in aumento e crisi economica e sociale il Paese chiede certezza e una guida salda.