Giuseppe Conte vola in Qatar per riallacciare i fili del rapporto fra Italia e la monarchia del Golfo. Dopo il viaggio di Matteo Salvini a Doha e la visita dell’emiro del Qatar Tamim bin Hamad al-Thani, ora è Conte a tornare nel Golfo Persico dopo essere stato negli Emirati Arabi Uniti.

Il viaggio di Conte è particolarmente importante. I rapporti fra Italia e Qatar sono solidi e la potenza del Golfo, nonostante il blocco imposto per anni dai sauditi con il placet degli Stati Uniti e con il sostegno emiratino, non ha scalfito troppo la capacità di Doha di essere considerata un attore fondamentale del Medio Oriente e del Nord Africa. Anzi, la forza del Qatar, complice anche il valore della Fratellanza musulmana nel mondo islamico (e non solo) è estremamente importante.

Il presidente del Consiglio si presenta in Qatar con un background fatto di rapporti commerciali, energetici e politici di fondamentale importanza. Dal punto di vista commerciale, l’interscambio fra Roma e Doha nel 2018 ha toccato i 2,6 miliardi di euro. Un volume d’affari che segna un aumento del 23% rispetto a quello del 2017 e che indica la volontà dei due Paesi di stringere i rapporti economici. Un boom dell’export che riguarda non solo l’agroalimentare, ma anche altri settori strategici della nostra produzione industriale. E il governo giallo-verde vuole continuare su questa strada: “Non abbiamo siglato accordi, oggi è stata una giornata politica di scambio tra vertici dei due Paesi in cui abbiamo posto le basi per futuri accordi commerciali”.

Ma l’economia è solo uno dei punti toccati da questa visita di Conte in Qatar. E forse non è neanche la parte più importante. Ed è proprio per questo che la visita del premier a Doha assume un valore decisivo anche nel comprendere la strategia mediorientale di questo governo che, dopo aver ricucito con gli Emirati (rivali di Doha) ora puntano a consolidare i rapporti con i qatarioti. Una metodologia che vuole dire capacità di dialogo con diversi lati del fronte mediorientale, ma che pone anche degli interrogativi sulle sfide che si potrebbe trovare ad affrontare il nostro Paese. Perché i giochi, nel Golfo Persico, sono molto pericolosi.

Conte ha parlato di questo viaggio come di un’occasione “di scambio politico tra i vertici dei due Paesi”. Ed è evidente che i rapporti fra Italia e Qatar scorrono sui petroldollari ma riguardano in particolare i nostri rapporti con il mondo arabo e nordafricano, lì dove la monarchia del Golfo ha un’influenza ampia nonostante il blocco saudita. Tramite la rete televisiva Al Jazeera, Doha influenza le popolazioni di molti Paesi di lingua araba. E il ruolo delle notizie del canale satellitare qatariota nell’estensione delle ideologie che hanno fondato le prime rivolte delle Primavere arabe è stato confermato da diverse analisi.

E a questa capacità di influenzare gli elettorati dei diversi Paesi di cultura e lingua araba, si unisce anche il fiume di denaro che il Qatar utilizza per sovvenzionare le moschee in Europa e in Italia. Moschee e centri culturali islamici legati inevitabilmente alla Fratellanza Musulmana e che veicolano il messaggio dell’islam voluto dalla monarchia del Golfo.

L’importanza del piccolo Paese arabo per l’Italia è notevole. Innanzitutto dal punto di vista economico, dal momento che i nostri accordi in campo energetico (l’ultimo fra Eni e Qatar Petroleum sulla partecipazione del 25,5% dei qatarioti nel blocco A5-A dell’offshore Mozambico), della difesa (Fincantieri consegnerà sette navi di superficie a Doha e Leonardo 28 elicotteri) e infrastrutturali sono fondamentali. Ma ancvhe dal punto di vista politico la partnership non è di poco conto. Specialmente in Libia.

Per quanto riguarda il Paese nordafricano, Turchia e Qatar hanno un ruolo molto importante grazie alla Fratellanza musulmana. L’Italia sta giocando una partita difficilissima, fatta di sostegno a Tripoli, apertura a Khalifa Haftar (che però contrasta proprio l’area di influenza di Doha ed è sostenuto da Emirati Arabi Uniti ed Egitto) e dialogo con il Qatar. Un’agenda diplomatica complessa che però rischia di essere un pantano. L’appoggio del Qatar serve: ma i rischi di dover dipendere dalle potenze del Golfo sono molti. Perché la loro agenda non è certo quella italiana ed europea.

Nel campo comunista di Goli Otok
SOSTIENI IL REPORTAGE