Per Giuseppe Conte saranno un ottobre e novembre importantissimi: almeno nell’agenda internazionale. Il 24 ottobre, il premier andrà a Mosca, su invito del presidente russo Vladimir Putin. Un mese dopo, in Sicilia, l’Italia ospiterà una conferenza internazionale sulla Libia che potrebbe essere lo snodo fondamentale della strategia italiana per il Paese nordafricano. Due appuntamenti fondamentali e legati fra loro da una trama di rapporti e interessi articolata.

Prima tappa, Mosca, dove il premier Conte vedrà in un faccia a faccia molto importante il presidente russo. Invitato dallo stesso leader del Cremlino, per il presidente del Consiglio sarà fondamentale dimostrare di voler ricucire i rapporti con la Russia pur rimanendo ancorato all’alleanza strategica con gli Stati Uniti.

Il governo giallo-verde è considerato da Donald Trump un punto di riferimento nella sua strategia europea, ed è anche ritenuto un perfetto ponte fra Washington e Mosca. Ma questo essere ponte non deve trarre in inganno. Un conto è essere mediatori, un conto è essere liberi di scegliere da che parte. E su questo punto, sia il governo italiano che quello americano sono stati chiari: l’Italia è saldamente legata al blocco atlantico. E lo ha dimostrato l’incontro alla Casa Bianca tra Conte e Trump, così come le parole di Elisabetta Trenta per quanto riguarda la Macedonia all’interno della Nato.

Partendo dal presupposto che Roma non si sposterà in altra orbita politica, è anche vero che il governo Lega-Cinque Stelle ha sempre posto in cima alla propria agenda politica la volontà di interrompere le sanzioni alla Russia. E su questo punto, il premier può confermare a Putin l’idea espressa nel suo discorso di insediamento sul fatto di riaprire i canali commerciali fra Italia e Russia. Una proposta che piace anche ad altri Stati europei, consapevoli che le sanzioni a Mosca stanno ferendo, oltre alla classe media russa, anche le aziende del Vecchio Continente, che hanno perso un mercato internazionale. Ma che non piace affatto agli Stati Uniti.

Con Putin, il discorso verterà sicuramente anche sulla Libia. Ed è su questo punto che l’Italia batterà più di ogni altro. Incassato il sostegno di Washington sulla leadership nella transizione libica, ora a Roma serve il benestare di Mosca per presentarsi nella conferenza internazionale di Sciacca come potenza che può controllare il destino del Paese nordafricano. Non basta avere la cabine di regia congiunta per il Mediterraneo allargato promessa dagli Stati Uniti. La Libia è un crocevia di interessi internazionali in cui è essenziale avere il più ampio sostegno possibile.

Putin ha sostenuto da subito il generale Khalifa Haftar. L’Italia, al contrario, ha sempre investito su Fayez Al Sarraj. Ma la situazione in questi mesi è cambiata. Le violenze di Tripoli e la sostanziale presa d’atto che Sarraj non potrà essere il leader della Libia riunita, hanno reso evidente che occorre dialogare con tutti: anche con l’uomo forte della Cirenaica.

Per farlo, l’Italia non può contare sulla Francia, con cui ha ingaggiato una guerra senza esclusione di colpi per la leadership della Libia. Ma può cercare di ottenere una maggiore apertura del Maresciallo proprio grazie al Cremlino.

L’Italia dovrà chiaramente concedere qualcosa: per esempio un impegno maggiore sul fronte delle sanzioni in sede europea così come un riequilibrio della propria politica energetica. Tuttavia Roma parte anche da una posizione di quasi monopolio energetico in tutto l’ovest del Paese che rende impossibile, per i russi, non dialogare con l’Italia. L’alleanza fra Eni e Rosneft rende evidente che per il futuro della Libia ci sono ampi margini di manovra per trovare sinergie. 

La missione non è di quelle semplici. Il premier ha scritto su Facebook di aver “ridato protagonismo e credibilità all’Italia in Europa e nel mondo”. Ma il terreno è scivoloso, se non direttamente minato. Il gioco delle superpotenze è complesso. E oggi, in un mondo che tende a essere sempre più polarizzato, il ruolo di mediatore può essere molto più difficile.

L’intento è estremamente valido, ma per farlo bisognerà essere altrettanto bravi. Da essere mediatori a essere considerati poco affidabili, il confine è labile. Ed è per questo che la missione di Conte sarà fondamentale. Per far ripartire la politica estera italiana, bisognerà saper dialogare con tutti: ma prima di tutto capire bene cosa si vuole essere. E soprattutto da che parte stare.

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