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“Difendere l’interesse nazionale non significa abbandonarsi a sterili ripiegamenti isolazionistici, ma mettere la propria Patria al di sopra di tutto e non farsi mai condizionare da pressioni di poteri economici e da indebite influenze esterne”. Le parole di Giuseppe Conte sono riecheggiate nell’aula della Camera dei deputati durante il discorso per la fiducia. E sono parole che, riferite durante il discorso sull’Europa e i rapporti dell’Italia con l’Unione europea, sembrano voler dire che il governo Conte-bis non si piega e non si piegherà di fronte a esigente esterne.

Parole sicuramente affascinanti, ma la realtà è un’altra. Il governo Conte 2, come tutti i governi italiani, non può non sottostare a influenze esterne che ne decidono le sorti. E anzi, questo nuovo esecutivo giallorosso è chiaramente il frutto anche di influenze dall’esterno. Oltre che da evidenti scelte di natura politica da parte della Lega di Matteo Salvini.

Impossibile non riconoscere le influenze esterne nel momento in cui tutti i leader europei benedicono la nuova compagine di governo. Emmanuel Macron si è augurato che Salvini fosse fuori dal nuovo esecutivo italiano così come non sono da dimenticare tutti gli attacchi del presidente francese per la linea “sovranista” intrapresa da Roma mentre la Lega era alleato di governo. Nel momento in cui la crisi si è fatta acuta e in cui era impossibile non andare allo scontro, l’Eliseo ha blindato l’asse con Eliseo e Partito democratico e ricucito i rapporti con Conte e con quel Movimento 5 Stelle che aveva esaltato i gilet gialli.

Nello stesso periodo, Angela Merkel ha fatto di tutto per mostrare l’apprezzamento della sua Germania verso la nuova esperienza governativa in Italia. La sua stima personale verso il premier si è unita alla volontà di escludere il Carroccio dal nuovo esecutivo. Con quella ormai famosa immagine della cancelliera che parla con il presidente del Consiglio sui sondaggi e sulla Lega che rischia di essere un simbolo perfetto della nuova alleanza tra Berlino e Roma. La Germania guida dell’Unione europea ha ottenuto la sua garanzia. i conti a posto e un uomo come Conte che ha un rapporto estremamente positivi con l’establishment tedesco.

Influenze esterne, dicevamo. Le stesse che hanno visto scendere in campo tutta l’Unione europea. Ursula von der Leyen, eletta anche grazie al sostegno dei pentastellati, ha da subito chiarito le aspettative della nuova Commissione europea. L’Italia doveva essere a guida giallorossa. E la nomina di Paolo Gentiloni agli Affari economici è stato un ulteriore step di questo commissariamento europeista del governo italiano in cui tutti i rapporti tra Italia ed Europa sono stati blindati con uomini del Pd, sia a Roma che nei palazzi dell’Unione europea. Bruxelles ha così deciso di soffiare sul vento della crisi politica per ribaltare il tavolo, e le pressioni da parte di Bruxelles hanno fatto il resto. Conte ha ricevuto il sostegno dei leader europei e dell’Unione europea. E in poche settimane, il Movimento ha cambiato forma: da populista e garante della stabilità europea ha ricostruito i rapporti con l’Europa. Mentre i grandi fondi di investimento e i mercati hanno brindato alla nascita di questo nuovo esecutivo con un tasso dello spread sempre più basso e promettendo aperture sul fronte finanziario. Altro che “mai farsi condizionare da poteri economici”, come ricordava Conte a Montecitorio.

Pressioni finite? Assolutamente no. Uscendo dal perimetro dell’Unione europea è del tutto evidente che a Roma siano arrivati semafori verdi, endorsement e richieste da parte delle maggiori potenze mondiali per il cosiddetto Conte-bis. Donald Trump, presidente degli Stati Uniti ma soprattutto presidente della maggiore potenza della Nato e a cui l’Italia è legata a doppio filo, ha pubblicamente elogiato il premier con un tweet ormai passato alla storia per “Giuseppi”. Ma quel messaggio era molto più importaste: indicava che Trump dava semaforo verde a un nuovo governo con la garanzia che fosse proprio Conte a guidarlo. Il Pd e il Movimento Cinque Stelle non hanno mai nascosto di essere particolarmente attratti dalle sirene orientali, da quella Via della Seta che Xi Jinping vuole che arrivi in Europa passando per l’Italia.

E per questo motivo, Conte ha fatto subito capire di aver ricambiato il favore personale di The Donald con una mossa chiarissima: l’approvazione del Golden Power sul 5G cinese. Uno smacco a Huawei e Zte che ha irritato enormemente Pechino, tanto che dall’agenzia Xinhua è arrivato un messaggio assolutamente poco lusinghiero nei confronti di Luigi Di Maio, definito sostanzialmente inadatto al suo ruolo. A Pechino avevano accolto con favore il nuovo asse Pd-5S. Ma queste prime decisioni non sono piaciute. Influenze esterne ci sono state eccome, quindi. Tanto è vero che le prime mosse di Conte (dal cdm, sul Golden Power all’arresto della presunta spia russa Aleksandr Korshunov a Napoli e su richiesta degli Stati Uniti) hanno scatenato già le prime reazioni da parte delle superpotenze. Conte può raccontare che le influenze non ci sono: ma questo governo nasce (e reggerà) anche grazie ad esse.