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Il viaggio di Giuseppe Conte negli Emirati Arabi Uniti è particolarmente importante per capire la strategia italiane nei confronti dei Paesi arabi. L’Italia si sta muovendo con tutte le sue armi diplomatiche nel difficile contesto della Penisola arabica. E in una regione così conflittuale è molto difficile muoversi senza avere conseguenze negative nelle relazioni con altri vicini.

L’Italia gioca questa partita difficilissima e su un equilibrio molto delicato. Ma gli interessi economici sono importanti. E tra Italia ed Emirati sono molti gli interessi in ballo. Uno fra tutti, un vecchio cavallo di battaglia del governo Pd: il cosiddetto Air Force Renzi, l’aereo di Stato voluto dall’allora presidente del Consigli e che l’attuale esecutivo ha disconosciuto.

La marcia indietro di Roma non è piaciuta ovviamente ad Abu Dhabi. Ma sembra che tra gli emiri e il governo italiano si sia arrivati a un’intesa. Come sostenuto da La Verità, che cita fonti molto vicine al dossier, il governo Conte avrebbe raggiunto con Etihad un accordo per risolvere il contratto accettando una penale tra i 20 e il 25 milioni di euro. Cifra esosa, ma che sembra essere l’unica che è riuscita a convincere gli sceicchi a non proseguire nella richiesta di una penale ancora più pesante.

Il viaggio di Conte serviva sicuramente a risolvere questa grana lasciata da Renzi. Ma non era certamente l’unico dossier sul tavolo. Tra il principe Mohammed bin Zayed Al Nahyan, leader di fatto del Paese e Conte si è parlato di molti affari. L’Italia uno dei principali partner economici europei degli Emirati, con un interscambio di circa 8 miliardi di euro nel solo 2017. Un volume d’affari che è destinato ad aumentare con il piano di investimenti di 150 miliardi in 7 anni, varato dal governo di Abu Dhabi, e che può vedere le aziende italiane protagoniste. 

Attualmente, nel Paese operano 600 imprese italiane. E sono state fra le prime imprese europee a lavorare negli Emirati per agevolare lo sviluppo del Paese quando i petroldollari di Abu Dhabi hanno iniziato a essere il volano dello sviluppo economico della monarchia del Golfo. In questi anni, grazie soprattutto alla presenza sul territorio di banche quali Unicredit, Intesa San Paolo e Sace, le imprese italiane hanno trovato un valido canale di comunicazione finanziario per i progetti industriali e commerciali con gli Emirati. E attualmente si parla di almeno due grandi progetti, la seconda tratta della ferrovia nazionale (Etihad Rail II) e l’Aeroporto Al Maktoum (Dubai), futuro primo hub al mondo (si stimano 220 milioni di passeggeri annui), in cui dovrebbero essere in vantaggio aziende del nostro Paese. A questo si aggiunge anche l’industria bellica. 

Ovviamente, come spesso accade nei rapporti fra Italia e Paesi del Medio Oriente, un ruolo centrale lo ha avuto Eni. L’azienda del cane a sei zampe, colosso dell’energia italiana ma soprattutto fondamentale strumento della diplomazia italiana, ha siglato un nuovo accordo con gli Emirati per una concessione nel Golfo Persico. Come scrive Il Sole 24 Ore, la questione, per Abu Dhabi è strategica, perché in questo modo, Eni “potrebbe ridurre del 20% circa l’import di gas degli Emirati dal Qatar in un momento in cui le relazioni diplomatiche tra i due Paesi sono piuttosto fredde e in cui Abu Dhabi sta rilanciando i suoi investimenti per sfruttare i giacimenti di gas e petrolio”. Unita alla concorrenza di Francia e Germania per il gas e il petrolio emiratino, si capisce perché gli accordi fra Italia ed Emirati sono fondamentali. Serve strappare quote di mercato ai concorrenti europei.

Occhi puntati anche sulla Libia, dove gli Emirati giocano un ruolo molto più influente di quanto si possa credere. Fra i maggiori sostenitori di Khalifa Haftar insieme all’Egitto, il principe ereditario ha già avuto modo di sentire telefonicamente Conte prima della conferenza di Palermo per sostenere gli sforzi dell’Italia sul fronte libico, ma soprattutto per confermare la necessità di trovare una soluzione che coinvolgesse Haftar come attore imprescindibile. Il tutto, mentre Matteo Salvini poche settimane prima si recava in Qatar, attuale avversario politico di Abu Dhabi, e in attesa dell’arrivo dell’emiro di Doha a Roma. In questa difficile ma fondamentale partita dell’Italia fra le monarchie del Golfo Persico.

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