Da primus inter pares dominus: il Congresso del Partito Comunista Cinese ha ufficialmente accolto Xi Jinping nella cerchia ristretta dei suoi più importanti leader aprendo la strada all’inserimento della sua dottrina politica ufficiale nella Costituzione ufficiale del Partito. Definita ufficialmente “Pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una Nuova Era”, la dottrina del Presidente-Segretario va ad aggiungersi alla tradizionale radice maoista della formazione egemone nella politica cinese e alla teorizzazione dell’apertura al mercato impressa da Deng Xiapoing e completa, per dominarla, l’architettura teorica ed ideologica che guiderà le azioni di Pechino nei prossimi anni.

Il pensiero politico di Xi ha già conosciuto concreta attuazione nel corso degli ultimi anni, dominati dall’impostazione del grande progetto geopolitico della “Nuova Via della Seta“: il suo inserimento nel gotha del Partito Comunista Cinese apre la strada a un potenziale rafforzamento al potere di Xi e a una sua conferma alla guida del Paese oltre la scadenza consuetudinaria del limite decennale del mandato nel 2022. Xi Jinping ha occupato fin dai primi momenti il centro della scena in un Congresso costruito per dare implementazione alla Cina plasmata dal suo governo nell’ultimo quinquennio e, con il suo discorso-fiume di fronte ai delegati convenuti nella Grande Sala del Popolo di Pechino, ha di fatto offerto il riscontro materiale della sua enorme influenza nel Partito.

La promozione dottrinaria di Xi e il suo intervento segnalano, secondo Orville Schell, presidente dell’Asia Society’s Center on US-China Relationship, un “grande accordo con cui Xi punta a garantirsi una sorta di “immortalità” politica ” e che suggerisce come “il socialismo con caratteristiche cinesi possa rappresentare un contro-modello praticabile opposto alla democrazia liberale e al capitalismo occidentale”, potenzialmente appetibile per l’applicazione in “nazioni che desiderino accelerare il proprio tasso di sviluppo preservando al contempo la loro indipendenza”, per usare le parole pronunciate dal Presidente.

Onorato del titolo onorifico di “Nucleo” del Partito e vero punto focale del centralismo democratico cinese, Xi Jinping ha saputo rafforzare la sua leadership facendo perno su un efficiente entourage dominato da personaggi come il Primo Ministro Li Keqiang e il membro del Comitato Permanente e gestore della grande campagna anti corruzione Wang Qishan. Wang Qishan ha oggi 69 anni, e, come spiegato da I Diavoli,una sua conferma nel Comitato Permanente oltre la soglia-limite tradizionale dei 68 anni d’età “segnerebbe un precedente importante anche nell’ottica personale di Xi: l’attuale presidente, nel 2022, finirebbe il secondo mandato precisamente all’età  di 69 anni e, col “precedente Wang” si aprirebbe la strada all’potesi di un ulteriore quinquennio alla guida del Paese. Eventualità  non da escludere se si interpreta la leadership di Xi Jinping negli stessi termini messianici in cui lui stesso Xi sembra valutare la propria carriera politica”.

Sicuramente Xi Jinping ha portato, con le sue tecniche di leadership fortemente pragmatiche e accentratrici, un netto cambio di direzione rispetto al suo predecessore Hu Jintao, figura eminentemente istituzionale e ottimo amministratore burocratico prima che statista. Il “nuovo sogno cinese” rappresenta una grande forma di elaborazione politica e retorica impensabile nella Cina produttiva ma sorniona sotto il profilo geopolitico di inizio millennio: al tempo stesso, sino a pochi anni fa sarebbe risultato impossibile ipotizzare uno scenario contraddistinto da una progressiva proiezione egemonica da parte dell’attuale Segretario e Presidente. Come ricordato da Simone Pieranni de Il Manifesto, Xi Jinping, che  “ha attirato su di sé più cariche di Mao Zedong e con la campagna anticorruzione si è presentato come il risolutore del male dei mali della Cina guadagnando sostegno e credibilità  popolare”, è destinato a diventare “il leader più forte che la Cina abbia mai avuto”. Incoronandolo simbolicamente, il Congresso del Partito Comunista Cinese lo ha elevato al vertice del cursus honorum della politica nazionale, vincolando tuttavia il suo futuro alla realizzazione degli ambiziosi progetti che la sua presidenza ha messo in cantiere ed avviato. Mai quanto oggi, nell’ultimo quarantennio, la Cina si è completamente identificata col suo leader, che dovrà in ogni caso puntare a preservare la propria posizione di forza tenendo conto che, assieme alle sue prerogative, d’ora in avanti risulterà profondamente accresciuto anche la responsabilità delle sue azioni e i potenziali rischi derivanti da problematiche che intervenissero a minare la grande strategia del Paese.

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