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Secondo il sito di analisi Global Firepower, l’Iran possiede un complesso militare e un apparato economico e sociale atto a sostenerlo maggiormente rispetto a quello di Israele.

Nella classifica che viene stilata annualmente Israele occupa la sedicesima posizione mentre l’Iran la tredicesima. Rispetto all’anno precedente, il 2017, entrambi hanno visto variare la propria posizione sul totale di 137 Paesi considerati: Tel Aviv è precipitata di cinque posti mentre Teheran ne ha guadagnati sette.

Il sito considera diversi fattori tra cui l’economia, la popolazione, la consistenza numerica degli uomini in armi, la possibilità di avere un accesso a mare e ed il rapporto delle linee di costa rispetto alla superficie totale, la disponibilità di risorse naturali. La presenza di armamenti atomici nell’arsenale non viene presa in considerazione nella generazione del coefficiente del ranking ma viene riconosciuto un bonus così come la partecipazione ad alleanze, come la Nato.

Iran e Israele, economie a confronto

Per capire la disparità risultata dal sito, prima di guardare alla consistenza numerica delle forze armate di entrambi i Paesi, è bene confrontare i dati economici e sulla forza lavoro, che sono indicatori considerati molto importanti in quanto stabiliscono la sostenibilità di un conflitto armato.

L’Iran, con una popolazione di 82 milioni di abitanti, ha una forza lavoro di 30 milioni 500 mila persone, mentre Israele con poco più di 8 milioni di abitanti, ha una forza lavoro di 4 milioni persone.

La disponibilità ed il consumo di risorse energetiche sono fondamentali secondo Global Firepower, ed anche qui il vantaggio iraniano è facilmente intuibile oltre che palese. Teheran infatti possiede riserve certe di idrocarburi per 158 miliardi e 400 milioni di barili con un consumo di poco meno di 2 milioni di barili al giorno ed una produzione di 4 milioni, facendone uno dei più grandi Paesi esportatori di petrolio e gas naturale del mondo. Israele, al contrario, nonostante le recenti scoperte nel suo offshore, ha riserve certe pari a 12 milioni 700 mila barili con una produzione di soli 390 barili al giorno ed un consumo di 240 mila, facendone così, fondamentalmente, ancora un Paese importatore di idrocarburi.

L’Iran batte Israele anche nel numero di naviglio mercantile: sono 739 le navi battenti bandiera iraniana contro le 42 battenti quella con la Stella di Davide, fattore non propriamente secondario nel conteggio finale in quanto determina la capacità di un Paese di avere linee di navigazione efficienti che provvedano al sostentamento di una eventuale economia di guerra.

Tel Aviv batte Teheran solo nel numero di porti di grandi dimensioni: sono quattro quelli israeliani contro tre iraniani.

Le forze armate dei due Paesi

Ci addentriamo ora nell’analisi più prettamente militare e puramente numerica fatta da Global Firepower in merito alle forze armate di Israele e Iran.

Secondo il sito di analisi strategica l’Iran possiede un totale di 601 velivoli ad ala fissa (compresi quelli inefficienti ed in manutenzione) di cui 150 caccia, 158 da attacco e 192 da trasporto con una flotta di elicotteri pari a 145 macchine.

Israele ha nei registri della Idf ben 751 composti da 252 caccia, 252 da attacco, 95 da trasporto a cui si aggiungono 147 elicotteri.

Per quanto riguarda i carri armati, di cui non viene fatta distinzione tra carri leggeri medi e pesanti, l’Iran ne ha 1650 a fronte dei 2760 di Israele.

I rapporti di forza vengono ribaltati solo per quanto riguarda la forza missilistica e le unità navali: sono 148 i lanciatori israeliani contro i 1533 iraniani e la Marina di Tel Aviv dispone di un totale di 65 asset (32 pattugliatori, 6 sommergibili e 3 corvette) contro i 398 della marina di Teheran (230 pattugliatori, 33 sommergibili, 3 corvette, 5 fregate).

Anche in questo caso non è dato sapere di che tipo siano i pattugliatori considerando che sotto questa categoria vengono annoverati anche i semplici gommoni veloci armati dei Pasdaran, che mancano totalmente, perché non rientranti nella dottrina strategica israeliana, dagli arsenali israeliani.

Per quanto riguarda gli uomini attualmente facenti parte delle forze armate, l’Iran ha 934mila soldati di cui 534mila in servizio attivo e può contare su 39 milioni 500 mila uomini in età “militare”. Israele invece ha un totale di 615mila soldati di cui 170mila in servizio attivo e può contare su 3 milioni di uomini fit for service

Un’analisi quantitativa fuorviante

Il limite dell’analisi di Global Firepower è palese: prende in considerazione la consistenza numerica delle forze armate senza approfondire altri fattori che sono fondamentali su di un campo di battaglia moderno, come la qualità degli asset che vengono schierati.

Anche senza rimarcare la scelta della mancata considerazione dell’armamento atomico in un arsenale, cosa che Israele ha per certo mentre l’Iran è ancora lontano dall’ottenimento di un ordigno nucleare sebbene abbia compiuto passi notevoli in questo senso, la posizione in classifica risultante dagli analisti del sito è fuorviante così come è immotivato l’allarme che ne è scaturito in alcuni media di Tel Aviv.

Analizziamo in dettaglio, ad esempio, le forze aeree dei due Paesi per capire meglio la necessità di un’analisi che sia non solo quantitativa ma anche qualitativa.

Nella Iriaf (Islamic Republic of Iran Air Force) sono presenti una miscellanea di velivoli che rappresentano un salto indietro nel tempo aeronautico: oltre ai più “moderni” Mirage F-1, Sukhoi Su-24 e 25, F-14 Tomcat e qualche esemplare di Mig-29, troviamo gli ancor più vecchi F-4 Phantom, gli F-5 Tiger e i Sukhoi Su-22 oltre alla versione cinese di quest’ultimo, il Chegndu F-7.

Tutta la flotta di Mirage F-1 ed alcuni Mig-29 provengono dai tempi della Guerra del Golfo del 1990/91 quando i caccia iracheni per sfuggire ai bombardamenti alleati si fecero internare in Iran. Gli F-14, gli F-4 e gli F-5 risalgono invece ai tempi dello Shah, quando l’Iran era alleato degli Stati Uniti, e sono mantenuti – a fatica – in condizione di volo soprattutto grazie alla cannibalizzazione dei loro fratelli ma anche grazie all’industria locale che ha visto un notevole salto in avanti tecnico rispetto ai primi decenni della Repubblica Islamica, ma che non è nulla di paragonabile agli standard occidentali odierni.

Sotto questo aspetto si registra la prima costruzione aeronautica autoctona rappresentata dai caccia Kowsar e Saeqeh, sostanzialmente una copia dell’F-5 prodotti dalla Hesa con, rispettivamente una deriva e due derive.

Israele, al contrario, dispone sì di una flotta composta principalmente da F-15 ed F-16 nelle loro varie versioni, ma gli aerei di quarta generazione con la Stella di David sono aggiornati con gli ultimi sistemi avionici occidentali prodotti sia dall’industria locale sia da quella estera. Senza considerare che sono entrati in servizio, ed impiegati in azione, i caccia di quinta generazione stealth F-35 Adir, che non hanno rivali in grado di intercettarli nella flotta della Iriaf e penetrerebbero facilmente anche le difese missilistiche contraeree iraniane, affidate per la maggior parte ai vecchi missili di fabbricazione sovietica S-200 e agli americani MIM-23 Hawk anch’essi risalenti ai tempi precedenti la Rivoluzione Islamica, con l’aggiunta di una manciata di più moderni S-300 nelle versioni P e PMU-2 oltre che a produzioni locali.

Lo stesso settore dei missili balistici e da crociera di Teheran, sebbene sia molto più eterogeneo e numeroso rispetto a quello di Tel Aviv, può contare su pochi missili moderni dotati di una precisione tale da rappresentare una minaccia. Israele ha poi dimostrato più volte, nel corso dei lanci di razzi e missili da parte delle milizie sciite presenti in Siria, di saper neutralizzare una minaccia missilistica efficacemente quando si tratta di un singolo lancio o di pochi vettori grazie al sistema di difesa Iron Dome, che però non è mai stato messo alla prova contro un attacco di saturazione e orientativamente ne verrebbe travolto. Questo però vale per tutti i sistemi antimissile e non solo per quello israeliano.

Israele, al contrario, può disporre di pochi (circa 90) ma efficienti missili balistici della famiglia dei Jericho, nata all’inizio degli anni ’60 del secolo scorso, che possono anche montare una testata nucleare all’occorrenza e che, nelle ultime versioni, sono classificati come Irbm per la loro gittata compresa tra i 4800 ed i 6500 chilometri.

Anche il missile da crociera aviolanciabile israeliano Delilah, entrato in azione più volte contro obiettivi iraniani in Siria, ha dimostrato ampiamente la sua maturità e la sua affidabilità, cosa che ancora non si può dire per la controparte iraniana, il Soumar, svelato per la prima volta nel 2015 e derivante direttamente dal russo Kh-55 “Granat”. 

Sostanzialmente quindi l’analisi di Global Firepower, così come era avvenuto l’anno scorso per il caso italiano, pecca di lacune molto importanti per poter considerare la reale efficacia e potenza delle forze armate di un Paese, pertanto riteniamo che l’allarmismo che si legge su certi media, non solo israeliani, sia del tutto ingiustificato se guardiamo all’aspetto qualitativo dei sistemi in dotazione ad entrambi i Paesi.

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