La Conferenza sulla Sicurezza di Monaco del 2023 rischia di ridursi a una camera d’eco tra le diverse posizioni dell’Occidente e dei suoi partner sugli affari globali, a meno che a fare la differenza intervenga Wang Yi, emissario diplomatico di Xi Jinping e atteso esponente della Repubblica Popolare. Inaugurata oggi dal videomessaggio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, la tradizionale tavola rotonda di tre giorni che durerà fino al 19 febbraio sarà la più occidentale di sempre. E forse per questo perde parte della sua capacità di creare canali di dialogo e confronto sull’ordine globale.
Da “palestra” del multilateralismo, la Münchner Sicherheitskonferenz che compie sessant’anni parla, già nel suo sito d’apertura, di un evento rivolto in primo luogo ai membri della Nato. Che nel capoluogo bavarese potranno mettere in campo le loro posizioni e, perché no, le loro tensioni.
Il programma di quest’anno
Pochi giorni dopo aver messo in guardia Zelensky a Parigi da richieste militari eccessivamente esose, il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente francese Emmanuel Macron parleranno all’evento di apertura, incentrato sull’Ucraina. Per gli Stati Uniti ci sarà la vicepresidente Kamala Harris assieme al segretario di Stato Antony Blinken, che presenterà la sua linea di crescente prudenza, contestata a Foggy Bottom dall’alta funzionaria Victoria Nuland, che al contrario di Blinken ha recentemente invitato Kiev a colpire militarmente la Crimea come obiettivo legittimo.
40 fra capi di Stato e di governo, e oltre 100 ministri di 96 Paesi del mondo, parteciperanno agli eventi. Per l’Italia è annunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, pure attesa, non ci sarà perché influenzata Sarà presente anche il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. L’Ucraina sarà rappresentata dal ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba, mentre non è stata invitata la Russia, aggressore in Est Europa, ma nemmeno l’Iran.
I grandi esclusi
Sono lontani i tempi in cui, come accaduto nel 2007, Vladimir Putin poteva utilizzare la Conferenza come platea per segnare il distacco dall’Occidente, o in cui, come nel 2016, le agenzie di intelligence occidentali e quelle russe potevano usare Monaco come pivot diplomatico per stabilire linee rosse sulla Siria. A Monaco, proclami a parti, potevano parlare cinesi e taiwanesi, russi e americani, addirittura iraniani e israeliani. La “Davos della Sicurezza”, non a caso, sfrutta i benefici dell’informalità, essendo organizzata su iniziativa dell’associazione senza fini di lucro fondata nel 1963 da Ewald-Heinrich von Kleist-Schmenzin, ex ufficiale della Wehrmact parte del complotto contro Hitler nel luglio 1944 (1922-2013). Ma è un evento su invito.
Invitare un Paese come la Russia sarebbe stata la risposta migliore per rendere vivo il detto “Pace attraverso il Dialogo” alla base della Conferenza e rispondere sul campo allo schiaffo morale di Mosca dell’anno scorso. Mentre infatti Zelensky nel 2022, il 20 febbraio, invocava la volontà di resistere dell’Ucraina di fronte all’invasione russa che sarebbe partita quattro giorni dopo, l’assenza di Putin o suoi emissari lasciava presagire il peggio. Quest’anno, con la tensione globale ai massimi storici dalla fine della Guerra Fredda, l’informalità di Monaco poteva aiutare a creare situazioni politiche per spingere Mosca alle trattative.
Al contempo, l’esclusione dell’Iran relega un regime rivoluzionario sempre più arroccato sulla reazione dura e pura a “paria” dell’ordine internazionale e rischia di castrare definitivamente ogni speranza di rilanciare i dialoghi sul nucleare e le clausole di sicurezza collettive. Monaco rischia, come detto, di diventare una camera d’eco e una Ramstein 2.0 più patinata più che un summit decisivo. Occhi puntati, dunque, sul vero “glitch” nel sistema, la presenza di Wang Yi e la possibilità di un bilaterale con Blinken avente al centro proprio le garanzie mutue di sicurezza Usa-Cina e le prospettive di una pace in Est Europa, a cui Pechino appare interessata. Ma il clima multilaterale della Monaco di un tempo, anche nell’apparenza, è scomparso. Forse per sempre.

