La foto è stata pubblicata dal sito dell’ambasciata cinese in Corea del Nord. Separati da un elegante vaso decorato con un dragone rosso in bella vista, Wang Yajun, massimo diplomatico di Pechino a Pyongyang, e Omar Al Faqih, il nuovo ambasciatore palestinese nel Paese governato da Kim Jong Un, accennano un timido sorriso con gli sguardi rivolti verso l’obiettivo.
Al Faqih ha assunto il suo carico poche settimane fa segnando la ripresa della decennale amicizia tra la Palestina e la Repubblica Popolare Democratica di Corea. Ricordiamo che Pyongyang riconosce ufficialmente l’Autorità Palestinese come rappresentante legittima dei territori occupati da Israele (ad eccezione delle alture del Golan) dal lontano 1988.
I nordcoreani considerano infatti il governo israeliano un ”alleato imperialista” degli Stati Uniti e associano le azioni del movimento palestinese a ”una lotta di liberazione”: questa è la base ideologica e valoriale che riunisce due attori così distanti e, sulla carta, diversi tra loro.
La nomina di Al Faqih, ha sottolineato Nk News, rappresenta il chiaro segnale di un rinnovato impegno reciproco volto a rilanciare questi legami. Legami che negli ultimi anni erano stati meno attivi, in parte a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia di Covid-19 e in parte dalla chiusura delle frontiere nordcoreane.
A Pyongyang il nuovo ambasciatore palestinese
La nomina del nuovo ambasciatore palestinese a Pyongyang arriva in un momento particolare, ossia mentre la Corea del Nord appare intenzionata a rafforzare i suoi rapporti con i Paesi del cosiddetto Global South.
Se, infatti, da un lato il governo nordcoreano si sta muovendo forte in questa direzione, nel tentativo di consolidare presumibilmente le alleanze con nazioni che condividono una visione critica dell’egemonia statunitense, dall’altro le relazioni con i Paesi occidentali restano limitate.
Nei mesi scorsi, a proposito di questione palestinese, i media statali nordcoreani hanno accusato gli Stati Uniti di “massacro e rapina” in merito al piano proposto dal presidente Donald Trump di occupare la Striscia di Gaza ed espellerne la popolazione.
La Korean Central News Agency (Kcna), principale agenzia stampa del Paese, più in generale ha fortemente criticato Israele per il suo massacro “spietato” dei palestinesi e ha definito gli Stati Uniti “complici” dei suoi crimini.
Lo scorso luglio, invece, il ministro degli Esteri nordcoreano Choe Son Hui ha inviato un messaggio di congratulazioni al suo omologo palestinese, Varsen Aghabekian Shahin, esprimendo la speranza che le ”relazioni bilaterali amichevoli” dei loro rispettivi Paesi possano essere ulteriormente sviluppate. Così è stato, a giudicare dalla nomina di Omar Al Faqih.
La strategia della Corea del Nord
La Corea del Nord ha investito molto nel rafforzamento dei legami con Russia e Cina, come dimostrato dalla partecipazione del leader Kim Jong Un a summit multilaterali con il presidente cinese Xi Jinping e il presidente russo Vladimir Putin.
Storicamente, Pyongyang ha sempre espresso un forte sostegno alla causa palestinese, incluso, secondo alcune fonti, l’invio di aiuti militari. Nel 2023 l’agenzia di intelligence sudcoreana aveva riferito che Kim avesse ordinato ai funzionari nordcoreani di fornire ”assistenza completa” alla Palestina durante il conflitto tra Hamas e Israele.
Tra le altre indiscrezioni non confermabili, un alto funzionario di Hamas aveva dichiarato nello stesso periodo che la Corea del Nord potrebbe un giorno intervenire contro gli Stati Uniti a sostegno della Palestina, sottolineando la percezione di Pyongyang come parte di un’alleanza anti-occidentale.
Certo è che la nomina di un nuovo ambasciatore palestinese alimenta la rinnovata attività diplomatica di Kim. Anche l’India ha da poco nominato un nuovo ambasciatore in Corea del Nord (dopo un’assenza di quattro anni), e pure la Siria, un altro storico alleato di Pyongyang, ha rafforzato la sua presenza istituzionale oltre il 38esimo parallelo.


