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Politica

Con la crisi che incombe Londra cerca accordi con Pechino. Alla faccia dell’Europa

Rachel Reeves, di fatto il ministro delle Finanze di Londra, ha portato a casa accordi commerciali dal valore di circa 600 milioni di sterline per i prossimi cinque anni e, soprattutto, ha impresso un nuovo corso nei rapporti tra l'Uk e il Dragone.

Migliorare i legami con la seconda potenza mondiale per far fronte al Cerbero a tre teste formato da una crescita economica troppo bassa, elevati dubbi sulla tenuta dei conti pubblici e dall’ombra di una crisi del debito. È questo l’obiettivo principale della visita appena effettuata in Cina dalla cancelliera dello Scacchiere britannico, Rachel Reeves, desiderosa di instaurare – o per meglio dire reinstaurare – una relazione a lungo termine che sia nell’interesse nazionale di entrambi i Paesi coinvolti. Reeves, di fatto il ministro delle Finanze di Londra, ha portato a casa accordi commerciali dal valore di circa 600 milioni di sterline per i prossimi cinque anni e, soprattutto, ha impresso un nuovo corso nei rapporti tra l’Uk e il Dragone.

Era da più di dieci anni che un suo predecessore non effettuava una trasferta istituzionale all’ombra della Città Proibita. Qui Reeves ha incontrato il vicepremier cinese He Lifeng per discutere di opportunità commerciali e di investimento nell’ambito degli sforzi volti a far crescere l’economia del Regno Unito.

La nuova era delle relazioni tra Londra e Pechino

Dopo i colloqui tra Reeves e He, il Tesoro del Regno Unito ha fatto sapere che Uk e Cina hanno concordato una cooperazione più approfondita nei settori del commercio, dei servizi finanziari, degli investimenti e delle questioni climatiche. Ricordiamo che Pechino è la seconda economia più grande del mondo e il quarto partner commerciale più grande del Regno Unito.

Il Tesoro ha inoltre spiegato che la visita di Reeves in Cina ha rispettato “l’impegno ad esplorare una più profonda cooperazione economica” assunto, l’anno scorso, dal primo ministro britannico Keir Starmer e dal presidente cinese Xi Jinping.

Per il China Daily “il Regno Unito ha per troppo tempo seguito la linea statunitense sulle politiche economiche, commerciali e industriali nei confronti della Cina, influenzando la cooperazione bilaterale tra i due Paesi”. “La Cina ha sempre sperato che il Regno Unito, in quanto attore importante nel mondo, potesse elaborare le sue politiche per quanto riguarda la Cina, senza essere influenzato dagli Stati Uniti”, ha aggiunto il quotidiano cinese, lasciando intendere che quel momento potrebbe essere arrivato.

L’opposto di Bruxelles

Mentre l’Unione europea sta conducendo un’embrionale guerra commerciale contro la Cina – a partire dai dazi imposti sulle auto elettriche made in China – i singoli Paesi del continente hanno iniziato a fare esattamente l’opposto. Dall’Ungheria alla Spagna, dalla Francia al citato Regno Unito, sempre più Governi hanno cercato di rafforzare le relazioni bilaterali con Pechino nella speranza di strappare accordi, intese o investimenti capaci di risollevare i rispettivi conti pubblici.

Per quanto riguarda Londra, nel periodo compreso tra il 2015 e il 2017 (la famigerata Golden Era ai tempi dell’allora primo ministro David Cameron e del cancelliere George Osborne), l’Uk ha perseguito una politica fermamente pro-Cina, salvo poi fare gradualmente retromarcia a partire dall’elezione di Donald Trump.

Il Regno Unito ha quindi aumentato la pressione su Xi Jinping, fatto saltare potenziali intese con il Dragone e alzato un sostanziale muro agli investimenti cinesi. La scommessa anti cinese, tuttavia, non ha affatto pagato, visto che l’approccio adottato dalla coppia Ue-Usa non ha portato benefici tangibili. Il risultato? Adesso, con i conti che non tornano e l’economia in subbuglio, Londra è tornata a bussare alla porta di Pechino. Al netto di spie, Guerre Fredde e scontri tra blocchi.

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