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Premessa: nell’invocare la solidarietà europea, il rispetto ossequioso dei parametri Ue, così come nei suoi appelli all’unità, la Germania ha sempre agito sulla base dei propri interessi nazionali. Come spiega il grande Edward H. Carr nel capolavoro Utopia e realtà. Un’introduzione allo studio della politica internazionale (Rubbettino), “così come gli appelli alla solidarietà internazionale nella politica interna provengono sempre dal gruppo dominante – che può usare quella solidarietà per rafforzare il proprio controllo sulla nazionale – allo stesso modo gli appelli alla solidarietà internazionale e all’Unione mondiale provengono dagli Stati dominanti che possono sperare di esercitare il loro controllo sul mondo unificato”.

La diffusione del coronavirus, tuttavia, ha messo a nudo tutte le ambiguità dell’Unione europea, che non è né una federazione di stati né una confederazione, la totale mancanza di solidarietà, oltre alla fine della globalizzazione almeno come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi. Dagli appelli all’unità la Germania è passata a ben altro atteggiamento, che qualcuno potrebbe definire “sovranista”. In poche settimane, infatti, la Germania ha messo in soffitta i dogmi che ha sempre osteggiato. Questo, beninteso, vale esclusivamente Berlino, che si considera una potenza egemone benevole: non per gli Stati né tantomeno per l’Italia ridotta a periferia dell’impero.

La Germania chiude i confini

Mentre in Europa la situazione coronavirus si fa sempre più grave, i Paesi reagiscono chiudendo i rispettivi confini. Tra questi c’è anche il Paese più “europeista” in assoluto: la Germania, dove i casi sono oltre 5.400 e i morti almeno una decina. Berlino, come riporta l’agenzia LaPresse, ha annunciato la chiusura parziale dei confini con Francia, Svizzera, Austria, Lussemburgo e Danimarca, come già avevano fatto negli ultimi giorni la Danimarca stessa, la Polonia e la Repubblica ceca. Il ministro degli Interni Horst Seehofer ha garantito il passaggio dei lavoratori transfrontalieri e delle merci, ma le persone “senza un valido motivo per viaggiare non potranno più entrare e uscire” dalla Germania.

“La diffusione del coronavirus sta progredendo rapidamente e in modo aggressivo: una delle misure più importanti è quella di tagliare la catena dell’infezione “, ha detto il ministro Seehofer ai giornalisti annunciando i nuovi controlli alle frontiere. Ha anche chiesto a tutti i cittadini tedeschi di evitare viaggi non essenziali, sottolineando che coloro che viaggiano devono presentare prove adeguate che dimostrino la necessità di attraversare il confine. In pratica, la fine di Schengen. Nel frattempo, il governo federale ha invitato i viaggiatori tedeschi di rientro dall’Italia di mettersi in quarantena, anche se non presentano sintomi da coronavirus: la richiesta è del ministro alla Sanità tedesco Jens Spahn, ed è rivolta anche a chi rientra dalla Svizzera e dall’Austria.

Il “bazooka” di Berlino per sostenere l’economia

Anche se fino a ieri l’unico ente legittimato a sfoderare una potenza di fuoco infinita era la Banca centrale, con buona pace dei vincoli europei nei giorni scorsi la Germania ha annunciato misure straordinarie illimitate d’intervento finanziario a sostegno di banche, imprese e famiglie. Il ministro delle finanze tedesco Scholz ha annunciato che il governo fornirà assistenza illimitata in termini di liquidità alle società tedesche colpite dalla pandemia. I prestiti, spiega IlSole24Ore, saranno erogati dalla banca statale Kfw che potrà contare su una potenza di fuoco di oltre 500 miliardi di euro.

“Questo è il bazooka e lo useremo per fare tutto il necessario”, ha detto Scholz ai giornalisti a Berlino. Ha poi aggiunto che “non esiste un limite massimo alla quantità di prestiti che KfW può emettere”. Peter Altmaier, ministro dell’economia, ha affermato che le misure “non hanno precedenti nella storia del dopoguerra tedesco”, definendole “l’assistenza e le garanzie più complete ed efficaci che ci siano mai state in una crisi”. Per quanto riguarda l’Italia, scrive Milano Finanza, secondo l’economista Ashoka Modi (ex Fmi), avrebbe bisogno aiuti finanziari tra i 500 e i 700 miliardi di euro per rassicurare i mercati che lo Stato e le banche possono pagare i loro debiti. Una mega-operazione di salvataggio che dovrebbe coinvolgere non solo l’Ue, ma anche il Fondo monetario Internazionale e gli Stati Uniti.