È giunta alla fine la notizia meno auspicabile di tutte, per il panorama internazionale nel suo complesso, per il Medio Oriente, per tutti gli attori statuali principali. Trump ha stracciato un accordo sul nucleare iraniano che, pur residuale e non eccessivamente stringente per l’Iran, aveva comunque limitato e contenuto le pressioni dell’islam radicale, quello che vuole fare la guerra a Washington.

Ora che le sanzioni torneranno in vigore più aspre che mai, Rohani si troverà sulla graticola, impossibilitato a gestire le fazioni più intransigenti della politica e della religione iraniana. E un riarmo nucleare potrebbe essere l’unica soluzione a Teheran per contenere le offensive israeliane.

Da questa decisione ne esce destabilizzato il Medio Oriente intero, già dilaniato dai conflitti perenni in Afghanistan, in Iraq, in Yemen, e soprattutto in Siria, dove la Mezzaluna sciita aveva riabilitato la propria posizione internazionale.

Oggi Hezbollah spopola in Libano, l’Iran ha un rinnovato astio verso Israele e gli Stati Uniti, corroborato dallo spostamento dell’ambasciata americana a Gerusalemme. Insomma, saremo punto e a capo, se non anche peggio.

In questo marasma politico e militare, in questo disastro diplomatico, voluto da un presidente che non ha neanche i fondamentali della diplomazia, anche l’Europa ne esce con le ossa rotte.

Merkel, Macron, Johnson, la Mogherini , che solo ora esce dall’ombra, hanno spinto affinché questo accordo si facesse, e a nulla sono valse le pressioni del leader francese e della cancelliera tedesca, tanto meno quelle del Segretario del Foreign Office britannico. Trump ha voluto imporre la sua leadership sul mondo occidentale, facendo valere la sua scarsa diplomazia e il suo pragmatismo.

In una dichiarazione emessa martedì sera dallo stesso capo della diplomazia europea, si legge che l’Europa non può fare un passo indietro, e seguire il corso dell’accordo che, essendo multilaterale, non può estinguersi per volere americano. “È stato approvato all’unanimità dalla risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, è un elemento chiave dell’architettura globale di non proliferazione, è di per sé rilevante, ma ancor più in questi tempi di simboli incoraggianti sulla prospettiva della denuclearizzazione del Penisola coreana”, ha detto Federica Mogherini a Roma

Cosa può fare oggi l’Europa? Stringersi attorno a se stessa, dirigendo la propria politica, con pugno di ferro, in una direzione comune. Le relazioni internazionali descrivono da sempre l’Ue come una potenza politica, non militare. Il mezzo politico può essere a suo modo efficace, ma deve aspirare a consolidare altri aspetti, soprattutto in materia di Azione esterna. La Difesa comune è oggi il principale punto all’ordine del giorno, anche per poter imporre il proprio hard power sullo scenario internazionale, non necessariamente nei confronti di qualcuno.

L’Europa ha dimostrato di voler seguire una strategia comune nella fattispecie, e il fallimento dell’accordo sul nucleare iraniano può rappresentare, sebbene resti un duro colpo sul percorso di stabilizzazione della regione, un’occasione in seno all’Unione per slegarsi da una politica estera americana che continua a collezionare disastri.

L’unica nota stonata, in questo momento, potrebbe essere Macron, il quale potrebbe decidere di intraprendere definitivamente il proprio percorso di leadership, scalzando la Germania quale Paese guida dell’Unione, e porsi come interlocutore privilegiato ma supino della Casa Bianca.

Sembra di ricalcare il percorso dell’autunno caldo, con venti di guerra in Medio Oriente, un’impennata dei prezzi del petrolio, una politica estera europea insolitamente filo-araba, di contrasto ad una americana sempre ad assetto filo-israeliano.

D’altro canto, esclusa la parentesi Obama, con il raggiungimento del JCPOA, Trump ha sempre desiderato avvicinare Israele, noncurante di un calderone mediorientale sempre tumultuoso, anche quando ha deciso il ritiro degli Stati Uniti dall’Unesco.

Cosa ha oggi l’Europa da guadagnare nel rapporto con gli Stati Uniti? Dazi commerciali, a causa del protezionismo di Trump, uno scontro a tutto campo con la Russia lungo i confini orientali, un Medio Oriente nuovamente sottosopra. Tanto vale camminare da soli, e difendere i propri interessi.

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