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Politica

Commissione Ue, in campo ministri e big: per l’Italia la carta Fitto

Commissione Ue, in campo ministri e big: per l'Italia la carta Fitto è quella giocata da Giorgia Meloni per un ruolo di peso.
Raffaele Fitto

La formazione della Commissione von der Leyen-bis sta prendendo due linee di tendenza politiche molto chiare che si compensano vicendevolmente. Se, da un lato, la riconferma della presidente della Commissione sta spingendo molti Paesi a ri-proporre per ruoli di peso commissari uscenti al fine di blindarne i portafogli strategici (si pensi a quanto fatto dalla Francia col titolare dell’Industria, Thierry Breton), dall’altro proprio per giocarsi al meglio le loro carte, i Paesi che ambiscono a un salto di qualità spingono per schierare figure di punta.

Vale la pena analizzare la seconda tendenza, che rende notevolmente di peso la corsa al von der Leyen-bis: la scelta di molti governi di nominare ministri di punta dei loro esecutivi nel prossimo governo dell’Unione.

Un trend rafforzato rispetto al 2019, quando fu solo la Spagna a privarsi di un ministro di punta, il titolare degli Esteri Josep Borrell, per la prestigiosa carica di Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC). Quest’anno la stessa carica è stata assegnata addirittura a una premier, l’estone Kaja Kallas, che ha lasciato il governo di Tallinn e porterà a Bruxelles la sua visione ispirata a un atlantismo radicale e a un forte zelo anti-russo. Kallas sarà affiancata nella Commissione da Jessica Roswall, ministra svedese per gli Affari Europei, da Teresa Ribera, vicepremier spagnola e titolare della Transizione Ecologica, da Magnus Brunner, ministro delle Finanze austriaco, e da Josef Sikela, ministro dell’Industria e del Commercio della Repubblica Ceca.

Per ogni governo le nomine segnalano le priorità date all’azione politica europea: Pedro Sanchez, che con la precedente vicepremier Nadia Calvino ha già incassato la presidenza della Banca Europea degli Investimenti, mira a presidiare in quota socialista il Green Deal da possibili deviazioni a destra del Partito Popolare Europeo; il governo austriaco, invece, mira a rilanciare la linea dell’austerità e a vigilare sulla piena applicazione del Nuovo Patto di Stabilità. In quest’ottica, Brunner formerà un “tridente” pro-rigore di alto profilo con il falco lettone Valdis Dombrovskis, vicepresidente con delega all’Economia, e il Commissario alla Transizione Energetica olandese Wopke Hoekstra, che mira a un alto portafoglio economico.

L’Italia è destinata a inserirsi in tale trend scegliendo per Bruxelles un membro dell’esecutivo, l’esponente di Fratelli d’Italia Raffaele Fitto. Per il quale Giorgia Meloni spera possa arrivare un alto commissariato economico tale da controbilanciare la spinta dei cultori del rigore dentro l’Ursula-bis e consolidare la presenza italiana ai vertici delle istituzioni europee, manifestatasi con alti e bassi durante la permanenza di Paolo Gentiloni agli Affari Economici sotto la pressante tutela di Dombrovskis. Si parla dello strategico commissariato alla Concorrenza per l’ex presidente di Regione Puglia e attuale Ministro degli Affari Europei. Ma tutto è ancora da definire: con Breton che blinda l’Industria, la Spagna che guarda al Green Deal e una corsa nordica per il ruolo di punta degli Affari Economici, per l’Italia la partita sarà dura. Ma dalle nomine si capirà chi potrà dare al meglio le carte nel futuro esecutivo dell’Unione Europea. E che spazio ci sarà per l’Italia dopo la delusione del primo round europeo di nomine.

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