L’ultimo voto per il rinnovo del parlamento europeo è avvenuto nel giugno del 2019. Un’altra epoca, tanto a livello politico, quanto economico. Si è ancora nella fase pre pandemia, in Ucraina ci si era quasi scordati dell’esistenza della crisi nel Donbass, Angela Merkel in Germania era ancora saldamente al governo. Il Vecchio Continente quindi, andrà alle urne in un contesto diametralmente cambiato rispetto a cinque anni fa.
A una situazione diversa, corrispondono anche dinamiche politiche altrettanto differenti. A partire dalle dicotomie che tradizionalmente agitano, scuotono e dividono l’elettorato: nel 2019 probabilmente si è raggiunto l’apice del confronto tra europeisti e sovranisti, oggi questa distinzione è molto più sbiadita. A dirlo su InsideOver è il politologo Lorenzo Castellani: “Non penso a una netta divaricazione come in passato tra queste due categorie – ha affermato ai nostri microfoni – ritengo che la distinzione tra europeisti e sovranisti oggi valga poco, ci sono altri problemi e altri temi tra le priorità della politica e dell’elettorato”.
Le nuove dicotomie in seno all’elettorato
La disputa tra europeisti e sovranisti è nata lo scorso decennio. Prima di allora, la demarcazione più netta era quella “classica” tra centrodestra e centrosinistra. La crisi economica e la crisi dell’Euro hanno mescolato molte carte in tavola: sono nati movimenti contrari all’austerity, specialmente nei Paesi dell’Europa meridionale, ed è venuto a galla un settore di elettorato profondamente contrario alle politiche europee e all’Europa. Fronti trasversali, dove soltanto i partiti di centro e moderati, assieme ai Verdi e a parte della Sinistra, hanno mantenuto posizioni marcatamente europeiste.
“Adesso però i tempi sono cambiati – ha dichiarato Castellani – la divisione tra europeisti e non europeisti è andata via via diradandosi”. E questo per due ragioni: “L’Europa oramai viene accettata anche da chi l’ha messa in discussione – ha proseguito il politologo – non ci sono più slogan contro l’Euro o contro l’esistenza stessa delle istituzioni comunitarie”. In Italia in effetti, negli ultimi anni i partiti che hanno mostrato maggiore euroscetticismo, Lega e M5S, hanno avuto responsabilità di governo e hanno preso parte all’esecutivo di Mario Draghi.
C’è poi l’altra motivazione: “Oggi sono altre le priorità in seno all’elettorato – ha scandito ancora Castellani – la guerra in Ucraina sta portando a una netta divaricazione tra filo atlantisti e pacifisti, dove da una parte ci sono i partiti che sostengono una linea marcatamente vicina alla Nato e a Washington e dall’altra coloro che vorrebbero la fine del sostegno a Kiev”.
Infine, occorre considerare un’altra importante dicotomia sempre più presente nel dibattito politico: “Tutta l’Europa si dividerà tra green e no green – ha dichiarato il politologo – tra coloro cioè che appoggeranno le politiche vocate alla transizione ecologica con relativi costi e, dall’altro lato, coloro che invece riterranno eccessivo il prezzo da far pagare a certe categorie per inseguire questo tipo di politica”. La recente protesta dei trattori ha fatto ulteriormente emergere questa spaccatura e, durante la campagna elettorale, i temi ambientali e legati all’agricoltura potrebbero prendere il sopravvento.
Dalla difesa al Pnrr: i temi che scalderanno la campagna elettorale
Anche perché la guerra in Ucraina e le politiche green, a loro volta, hanno importanti risvolti su altri temi e sulle diverse visioni di Europa. Il conflitto a Kiev ha aperto ad esempio il dibattito sulla difesa europea, sulla capacità del Vecchio Continente di saper rispondere a eventuali aggressioni future. Un argomento che sembrava destinato a rimanere a lungo nel cassetto ma che, con i fronti bellici a due passi da casa, è tornato drammaticamente di attualità: “Sulla difesa – ha confermato Castellani – ci saranno aspri confronti”.
Da un lato ci saranno coloro che chiederanno maggiori investimenti nel settore, dall’altro invece coloro che vedranno nell’aumento della spesa sulla difesa una pericolosa corsa agli armamenti. Ben si intuisce che il dibattito avrà come base la dicotomia tra filo atlantisti e pacifisti, con i primi preoccupati da una mancata deterrenza ai danni della Russia e i secondi invece timorosi di vedere l’Europa sempre più armata.
I confronti sul green invece inevitabilmente confluiranno nei dibattiti sulle future visioni di spesa del Vecchio Continente. Anche qui i contrasti saranno ben netti: da una parte chi vorrà maggiori investimenti sulla transizione ecologica, dall’altra chi vorrà conservare le tutele per quel settore agricolo sempre più a corto di ossigeno sul mercato. Ma, a proposito dei soldi da spendere, in Italia soprattutto si parlerà molto di Pnrr: “I fondi del piano e la loro collocazione saranno oggetto di confronti – ha aggiunto Castellani – si tratta di un argomento molto sentito dai cittadini, alla luce delle finalità del Pnrr e delle difficoltà vissute dopo la pandemia”.
Le previsioni per il dopo voto
Tutti i cambiamenti intercorsi nel mondo politico europeo, quale impatto avranno sul voto? “Difficile al momento fare previsioni – è stata la risposta di Castellani – per adesso ci sono sondaggi secondo cui i socialisti potrebbero perdere dei seggi, ma ancora è presto capire se e quali equilibri cambieranno nel prossimo europarlamento”.
Secondo le ultime proiezioni, dovrebbe essere ancora una volta il Partito Popolare Europeo ad ottenere la maggioranza relativa. Con i socialisti secondi ma molto staccati e con molti meno parlamentari rispetto alla legislatura uscente. Un balzo in avanti invece dovrebbe arrivare da Identità e Democrazia, il gruppo in cui siederà la Lega, e dai conservatori, gruppo a cui appartiene Fratelli d’Italia. Sono previsti deputati in meno invece per i liberali di Renew, il gruppo al cui interno vi è il partito del presidente francese Emmanuel Macron, e per i Verdi.
“I popolari hanno indicato Ursula Von Der Leyen quale candidata alla presidenza della commissione – ha poi concluso il politologo – e la sua designazione è ricollegabile al fatto che è lei il capo dell’esecutivo uscente e dunque si è voluto puntare su una conferma. Occorrerà vedere però chi la appoggerà: se anche i socialisti come adesso oppure, come paventato negli ultimi giorni, si proverà a formare una maggioranza con popolari, liberali e conservatori”. Ad ogni modo, andando a guardare i precedenti, per sapere il nome del presidente della commissione che otterrà il via libera dall’europarlamento occorrerà attendere l’estate inoltrata.