Come sempre in ritardo, l’Europa scopre che Mark Rutte gioca nella squadra degli Usa

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La bella addormentata Europa ha ricevuto un altro bacio e il risveglio, l’ennesimo, non è stato piacevole. È successo lunedì scorso, quando il segretario generale della Nato, Mark Rutte, è intervenuto al Parlamento europeo per dire senza tanti giri di parole: “”Se qualcuno qui pensa… che l’Unione Europea o l’Europa nel suo complesso possano difendersi senza gli Stati Uniti, continui a sognare. Non è possibile”. Sdegno nelle capitali e tra gli ineffabili parlamentari. Jean-Noël Barrot, ministro degli Esteri della Francia, ha così risposto su X: “No, caro Mark Rutte, gli europei possono e devono farsi carico della propria sicurezza. Questo è il pilastro europeo della Nato”. L’europarlamentare spagnolo Nacho Sánchez Amor (PSOE) ha invece tuonato nei confronti di Rutte: “Lei è l’ambasciatore degli Stati Uniti presso la Nato o è il segretario generale che rappresenta l’Alleanza e tutti i suoi membri?”.

Bravo Nacho, sette più. A quanto pare qualcuno in Europa finalmente si rende conto di quale sia il ruolo reale di Rutte. Agli europarlamentari, peraltro, Rutte non ha fatto che ripetere ciò che Trump aveva detto solo qualche settimana prima: “La Nato senza gli Usa non fa paura a nessuno. La Russia non ne è affatto preoccupata se non per quanto riguarda noi. La Cina nemmeno”. Nella stessa occasione Trump aveva ripetuto il più recente dei suoi mantra: “Se non prendiamo la Groenlandia lo faranno la Russia o la Cina e io non lo permetterò”. Allo stato attuale dei fatti è una panzana, come confermato dalle dichiarazioni dal generale Soren Andersen, alla testa del Comando Artico Interforze danese, che ha testualmente dichiarato: ”Sono qui al comando da due anni e mezzo e non ho visto nessuna nave da guerra russa o cinese”. E il più ampio problema strategico del controllo dell’Artico, con i ghiacci che si ritirano, nuove rotte che si aprono e Russia e Cina che si preparano a sfruttarle, non implica certo la necessità di impadronirsi di un pezzo di territorio della Danimarca, cioè un pezzo di Europa. Altrimenti, visto che navi russe e cinesi sono state avvistate anche al largo del Canada, bisognerebbe impadronirsi anche del Canada…

Una questione enorme, insomma, che non può essere gestita in quel modo. Eppure Rutte era subito corso in aiuto, dichiarando: “Tutti gli alleati concordano sull’importanza dell’Artico e della sicurezza artica, perché sappiamo che, con l’apertura delle rotte marittime, esiste il rischio che russi e cinesi diventino più attivi”. E precipitandosi a fare da spalla, a Davos, a un Trump in chiaro imbarazzo davanti alle reazioni europee, con quella farsa di “trattativa” per la risoluzione del problema Groenlandia in ambito Onu di cui non si è mai saputo il contenuto (e nemmeno se ne avesse uno qualunque) e che è servita per una photo opportunity, per poi essere prontamente dimenticata. Lo stesso Rutte che, peraltro, nel giugno scorso, poche ore prima che i Paesi della Nato in riunione decidessero di portare al 5% del Pil l’obiettivo di spesa militare entro il 2035, scrisse quanto segue a re Donald: “Sig. Presidente, caro Donald, Congratulazioni e grazie per la tua azione decisiva in Iran, è stata davvero straordinaria, e qualcosa che nessun altro ha osato fare. Ci rende tutti più sicuri. Stai per ottenere un altro grande successo all’Aja questa sera (al vertice Nato, ndr). Non è stato facile, ma li abbiamo fatti firmare tutti con un margine del 5%! Donald, ci hai portato a un momento davvero, davvero importante per l’America, l’Europa e il mondo. Riuscirai a ottenere qualcosa che NESSUN presidente americano è riuscito a fare da decenni. L’Europa pagherà in GRANDE misura, come dovrebbe, e sarà una tua vittoria. Buon viaggio e ci vediamo alla cena di Sua Maestà! – Mark Rutte”.

Messaggio che, insopportabile tono da leccapiedi a parte, ci dice che Rutte prende lucciole per lanterne (il bombardamento americano sull’Iran che sarebbe stato un grande successo e che “ci rende tutti più sicuri”, infatti ci risiamo) e che, in ogni caso, sta dalla parte della Casa Bianca. E infatti “l’Europa pagherà in GRANDE misura [GRANDE in tutte maiuscole] … e sarà una tua vittoria”.

Perché Rutte gioca nella squadra di Trump

Dicevamo della trattativa-farsa sulle Groenlandia tra Trump e Rutte. L’unico senso di quell’incontro era ribadire che il tema Groenlandia poteva e doveva essere affrontato in Sede Nato. Ma la Nato non c’entra nulla. Qui si tratta di un Paese extra-europeo (gli Usa) che a un certo punto, accampando ragioni (o scuse) varie, decide che vuole impadronirsi (direttamente o indirettamente) di un pezzo di un Paese Ue (la Danimarca). Gli unici interlocutori autorizzati, sempre ammesso che un’interlocuzione debba avvenire, sono la Danimarca e la Ue. La Nato può comparire nel caso che l’Alleanza decidesse , per dire, di incrementare la propria presenza sull’isola, di aggiungere armamenti e così via. Sul tema della sovranità nazionale della Danimarca (e della volontà degli abitanti della Groenlandia, che gode di uno statuto speciale) la Nato può e deve solo tacere. Se domani Trump decidesse che vuole la Scozia, andrebbe Rutte a trattare con lui o andrebbe Starmer?

Che Rutte giochi nella squadra di Trump (o di chiunque altro sieda alla Casa Bianca) è non solo evidente ma persino comprensibile. Gli Usa sono di gran lunga il maggiore azionista della Nato. Basta dare un’occhiata al contributo finanziario. Nel 2025 la Nato ha messo a bilancio 4,6 miliardi di euro, destinati a crescere a 5,3 in questo 2026. Il che ha permesso ad alcuni di dire con un certo trionfalismo che l’Italia contribuisce per una parte che è circa la metà (8,5%) di quella coperta dagli Usa (16%). Questi, però, sono i quattrini che servono per le spese organizzative, dagli stipendi del personale alle strutture. La spesa militare (e la Nato è un’alleanza militare) è un’altra storia: nel 2024 la spesa militare totale è stata di 1.506 miliardi, 997 (quasi i due terzi) dei quali sulle spalle degli Usa. È tutto da vedere se, privata del contributo Usa, la Nato sarebbe davvero tanto in crisi rispetto alle sue esigenze di difesa (spesa militare russa 2024: 150 miliardi di dollari, pari a 126,5 miliardi di euro). Di certo perderebbe di peso politico e influenza, e la carica di segretario generale, Rutte o non Rutte, sarebbe molto meno importante di quanto lo sia ora. Coperto dagli Usa oggi può pretendere di dettare la linea agli europei. Senza gli Usa, verrebbe probabilmente preso a calci nel sedere.

Il problema fondamentale, però, non è Rutte ma il fatto che anche in Europa l’idea che la Groenlandia sia un problema Nato e non Ue ha le sue quinte colonne. Mentre per una volta dai vertici è uscita un posizione univoca (sia da Ursula von der Leyen come presidente della commissione europea sia da Antonio Costa come presidente del Consiglio europeo), Kaja Kallas, responsabile della politica estera Ue, ha detto che il problema poteva essere risolto in sede Nato. E anche Donald Tusk, primo ministro della Polonia, ha molto insistito sul tema Nato più che su quello Ue.

È una vecchia storia, che risale all’allargamento Ue del 20024-2005 e all’imbarco nella Unione dei fondatori di una serie di Paesi che, per ragioni diverse e non sempre pretestuose, vedono negli Usa, assai più che nella Ue, l’appoggio decisivo in tema di sicurezza. Proprio quello che sostiene Rutte e che, comunque, tagli alla radice tutte le possibili ipotesi di una maggiore autonomia politica e strategica per la Ue, cosa che non può certo dispiacere agli Usa. Ue che, pur essendo un gigante economico (e i recenti accordi con l’America Latina e con l’India lo confermano), resta così malinconicamente un nano politico.