Per l’Egitto, l’escalation tra Hamas e Israele è stata l’occasione perfetta per migliorare i rapporti con la nuova Amministrazione americana e riposizionarsi a livello regionale, ponendosi quale interlocutore fondamentale per la sicurezza dell’area. Il coinvolgimento nei negoziati per un cessate il fuoco prima e nella ricostruzione di Gaza poi ha inoltre permesso all’Egitto di limitare l’influenza del Qatar nella Striscia, con il beneplacito di Israele.

I rapporti con gli Usa

I rapporti tra Usa ed Egitto non sono stai dei migliori negli ultimi mesi. La scelta del presidente dem Joe Biden di fare della tutela dei diritti umani uno dei capisaldi della sua politica estera aveva inevitabilmente interessato le relazioni con Paesi come l’Egitto, dove la repressione del dissenso e la limitazione delle libertà civili sono all’ordine del giorno. Lo stesso Segretario di Stato Usa, Antony Blinken, nel suo primo incontro con il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry aveva sottolineato le preoccupazioni americane per la tutela dei diritti umani in Egitto, specificando che quest’ultimo punto sarebbe stato centrale nel determinare lo stato delle relazioni tra Washington e Il Cairo. Lo stesso presidente Joe Biden, poco dopo il suo insediamento, aveva usato toni duri nei confronti dell’omologo Abdel Fatah al-Sisi, definendolo il “dittatore preferito da Trump”.

Ma dopo l’escalation tra Hamas e Israele qualcosa è cambiato. Blinken nei giorni scorsi ha ringraziato l’Egitto per il ruolo svolto nel raggiungimento del cessate il fuoco, per essersi occupato dell’evacuazione dei cittadini americani presenti nella Striscia e per aver fatto da intermediario tra gli Usa ed Hamas. Washington ha infatti evitato ogni contatto diretto con il Movimento che controlla Gaza, preferendo dialogare con l’organizzazione tramite l’Egitto. Nel suo discorso di ringraziamento, il Segretario di Stato ha anche ribadito “l’alleanza strategica tra gli Usa e l’Egitto e l’impegno del presidente Biden” nel preservare questa relazione. Lo stesso inquilino della Casa Bianca ha poi parlato telefonicamente con al-Sisi per esprimere il suo apprezzamento per il ruolo svolto dall’Egitto durante l’escalation, mettendo nettamente in secondo piano il tema dei diritti umani. Secondo quanto riportato nel comunicato stampa della Casa Bianca, Biden ha ricordato solo in un secondo momento l’importanza di instaurare un dialogo costruttivo sui diritti umani in Egitto, segnando così un significativo cambio di passo rispetto ai primi mesi della sua presidenza.

D’altronde diversi analisti erano già scettici circa un reale cambiamento nei rapporti tra Usa ed Egitto. Il budget di 1,3 miliardi di dollari per gli aiuti militari al Cairo non ha subito modifiche sotto la nuova amministrazione dem e l’Egitto continua ad avere un ruolo rilevante nella sicurezza di un’area in cui gli Usa vogliono essere meno coinvolti.

Contenere il Qatar

Il coinvolgimento nell’escalation tra Hamas e Israele è anche utile all’Egitto per limitare l’influenza del Qatar nella Striscia. Abu Dhabi è il principale sostenitore a livello finanziario di Hamas grazie anche al beneplacito di Israele, che sperava che i soldi del Qatar potessero contribuire al mantenimento dello status quo nella Striscia senza conseguenze negative per lo Stato ebraico. Ma l’ultima escalation e la dimostrazione di forza di Hamas, dotatosi di armamenti migliori rispetto al passato proprio grazie al Qatar, hanno fatto capire ad Israele quanto pericoloso sia per la sua sicurezza il rapporto tra Doha e il Movimento che controlla la Striscia.

L’interesse egiziano verso l’area e la promessa di investire 500 milioni nella ricostruzione di Gaza fa così il gioco sia dell’Egitto che di Israele: entrambi hanno tutto da guadagnare nel limitare l’influenza del Qatar a Gaza. I rapporti tra Il Cairo e Doha restano infatti piuttosto freddi nonostante la riammissione di quest’ultimo all’interno del Consiglio di Cooperazione del Golfo e l’Egitto vorrebbe che Hamas si allontanasse dai Fratelli Musulmani, nemici giurati del presidente al-Sisi. I rapporti tra il Movimento e l’Egitto sono infatti migliorati proprio dopo l’elezione a capo di Hamas nel 2017 di Yahya Sinwar e il progressivo distanziamento del movimento islamico dai Fratelli. In cambio, Il Cairo si impegnò ad aprire con maggiore frequenza il confine di Rafah, permettendo così ai cittadini gazawi di lasciare con più facilità l’enclave senza dover passare per Israele.

Nonostante la mediazione dell’Egitto e il raggiungimento di un cessate il fuoco, la situazione tra Hamas e Israele resta esplosiva. I problemi alla base dell’escalation non sono stati risolti né affrontati seriamente durante i negoziati per la sospensione delle ostilità e Hamas ha di recente avvertito che la situazione rischia di degenerare nuovamente a causa della Marcia dei nazionalisti israeliani prevista a Gerusalemme per il 15 giugno. Ed è qui che si manifestano i limiti dell’Egitto: Il Cairo avrà anche svolto un ruolo importante nel mettere fine all’escalation, ma la mancanza di una reale influenza su Hamas non le permetterà di evitare lo scoppio di nuove ostilità.

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