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Il trionfo della destra alle elezioni di Madrid trainata da Isabel Ayuso e dal Partito Popolare ma anche dall’ottima performance di Vox, non può essere derubricato a un risultato di carattere locale vista la ricaduta del voto nella capitale spagnola che ha conseguenze non solo sullo scenario politico iberico ma ci trasmette una serie di lezioni valide anche in Italia.

Anzitutto il fatto che, quando il centrodestra riesce a mettere in campo una proposta politica credibile di stampo conservatore, liberale classico e identitario, gli elettori lo premiano, in secondo luogo la contrarietà della maggioranza dei cittadini a politiche pro lockdown e chiusuriste. Ma c’è un altro elemento da tenere in considerazione che non riguarda solo lo schieramento di centrodestra ma i suoi avversari, in particolare Podemos e il suo leader Pablo Iglesias che è il vero sconfitto dalle elezioni madrileñe.

Il crollo di Podemos

I dati parlano chiaro: il Partido Popular è passato dal 22% al 45%, mentre i Socialisti sono crollati dal 27% al 17%. Oltre all’ecatombe di Ciudadanos (dal 20% al. 3,5% non riuscendo ad eleggere rappresentanti a causa della soglia di sbarramento al 5%), colpisce il risultato di Podemos che, sebbene abbia pressoché riconfermato i voti delle precedenti elezioni passando dal 6 al 7%, ha clamorosamente fallito l’obiettivo che Pablo Iglesias si era posto: evitare la vittoria di Isabel Ayuso.

Eppure la Ayuso non solo ha vinto ma stravinto dimostrando l’inconsistenza dell’ormai ex enfant prodige del populismo di sinistra spagnolo a cui non è rimasto che fare un passo indietro lasciando la politica a soli 42 anni. Ad essere incoronata nuova leader di Podemos è il Ministro del lavoro Yolanda Díaz, una figura che diverge molto da quello di Iglesias con un profilo più istituzionale e meno divisivo: “Lascio la politica, intesa come politica di partito e istituzionale”, ha dichiarato Iglesias, “Rimarrò impegnato per il mio Paese, ma non sarò un ostacolo per il rinnovamento della leadership che deve avvenire nella nostra forza politica”.La sconfitta è particolarmente cocente poiché Iglesias si era dimesso dal doppio incarico di vicepremier e ministro per i Diritti sociali e l’Agenda 2030 per scendere in campo in prima persona alle elezioni della Capitale.

In questi anni Iglesias ha portato avanti una politica di stampo populista basata su una forte carica anti sistema e rivoluzionaria assimilabile, sotto molti punti di vista, al Movimento Cinque Stelle delle origini. Così come i grillini, la sua è stata una rivoluzione mancata a suon di sonore sconfessioni, proposte irrealizzabili (quando non pericolose) che hanno portato gli spagnoli a bocciare non solo la sua figura ma anche la visione di società che ha promosso in questi anni premiando un approccio alternativo basato in primis sul concetto di libertà.

Il limiti della proposta populista

Il grande limite di Podemos è stata la vacuità della proposta politica incapace di elaborare programmi politici che intercettano le problematiche che il popolo spagnolo sente più vicine come il tema dell’immigrazione. Un movimento nato in alternativa alla politica tradizionale e al partito socialista che è finito per allontanarsi dalle esigenze del popolo, in tal senso il suo discorso per annunciare il ritiro è emblematico: “L’impressionante successo elettorale della destra trumpista che rappresenta Ayuso è una tragedia per la salute, l’educazione e i servizi pubblici”.

A ciò si aggiungano le beghe interne non solo alla sinistra spagnola con i socialisti ma anche dentro Podemos dopo l’entrata al governo che ha dimostrato tutta l’inconsistenza della sua offerta politica dopo che Iglesias ha assunto il ruolo di vicepremier. La sua gestione del partito, giudicata da molti autoritaria, ha portato in questi anni a numerose uscite tra cui quella di Errejón che ha fondato un proprio partito, Más País, il cui ramo madrileno, Más Madrid, ha più che doppiato Podemos già nel voto del 5 maggio.

Epitaffio per la sua carriera politica è l’ultimo tweet scritto prima delle elezioni di Madrid: “La gente ha capito l’importanza di queste elezioni e che stiamo correndo per fermare le bugie e l’odio dell’estrema destra. Oggi ci sarà una grande lezione democratica”. La grande lezione democratica c’è stata, peccato che a farne le spese sia stato proprio Iglesias.

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