La nuova corsa allo spazio è entrata nel vivo e promette di trasformare in un ricordo le passeggiate sui corpi celesti, conducendo l’Uomo a stabilire degli insediamenti permanenti su nuove realtà, come la Luna, Marte e oltre. Le implicazioni della rivoluzione spaziale saranno epocali, immaginabili soltanto in parte, e avranno delle ricadute profondissime sul pianeta Terra.

I corridori spaziali potranno godersi i benefici derivanti dallo sfruttamento di risorse localizzate in luoghi remoti ed intoccabili, perché protetti dalla barriera del cosmo, ma sarebbe erroneo circoscrivere e ridurre l’intera questione all’economia. In gioco, invero, vi sono il trasferimento extraterreste di surplus demografici insostenibili, la costruzione di scudi militari nello spazio aperto e l’esplorazione (con annessa colonizzazione) del sistema solare inoltrato. È nello spazio, in sintesi, che si giocherà il futuro della Terra.

Il fattore terre rare

Le innumerevoli missioni lunari condotte dalla guerra fredda ad oggi hanno accertato la presenza nel sottosuolo del satellite terrestre di una grande varietà di risorse strategiche, tra le quali risaltano idrogeno, silicone, ferro, magnesio, calcio, alluminio, manganese, titanio e le celebri terre rare. Queste ultime, delle quali dipendono in maniera pressoché totale le produzioni di superconduttori, turbine, magneti, batterie, radar, laser, fibre ottiche e componenti di leghe metalliche, sono quivi presenti in quantità indefinite ed una loro eventuale appropriazione da parte occidentale consentirebbe di rompere il monopolio attualmente detenuto dalla Cina – che controlla il 95% della produzione mondiale.

Ma sulla Luna sono anche presenti acqua, in forma ghiacciata, ed elio-3. La prima, se adeguatamente processata, renderebbe possibile la costruzione di insediamenti umani semi-permanenti sul satellite, il secondo può essere utilizzato come combustibile nei reattori a fusione, quindi fungere da fonte di approvvigionamento di energia pulita.

Il fattore terre rare, ma anche, molto più semplicemente, il fattore risorse, è alla base dell’interesse degli Stati Uniti nei confronti della colonizzazione dello spazio per fini economici, palesato prima dall’entrata in vigore dell’American Space Commerce Free Enterprise Act e dopo dalla materializzazione dell’alleanza di Artemide. E sebbene la Russia abbia attaccato ostinatamente i propositi economicistici ed utilitaristici che stanno plasmando la corsa allo spazio 2.0, perché in violazione dei Principi che governano le Attività degli Stati nell’Esplorazione e nell’Uso dello Spazio del 1967 e dell’accordo sulla Luna del 1979, presto o tardi si assisterà inevitabilmente ad un suo cambio di rotta, magari siglando un contro-patto di Artemide con la Cina, nella consapevolezza che il futuro della Terra si giocherà nell’esplorazione-per-sfruttamento dello spazio extraterrestre.

Risorse, ma non solo

Creare degli avamposti durevoli e potenzialmente permanenti nello spazio extraterrestre equivale a possedere degli strumenti di pressione impiegabili a danno delle potenze terrestri. Perché l’economia rappresenta soltanto una parte infinitesimale della corsa allo spazio 2.0, le cui veridiche mete sono e saranno la costruzione di scudi e lance spaziali e il trasferimento di surplus demografici dalla Terra ai corpi celesti abitabili nel remoto futuro.

Russia e Cina, per quanto concerne il punto delle cinture armate nello spazio extraterrestre, stanno collaborando attivamente alla produzione congiunta di tecnologie spaziali reimpiegabili per scopi militari, tra le quali figurano e spiccano strumenti di telerilevamento, distruttori di detriti spaziali e mezzi laser. È in questo contesto di crescente militarizzazione dello spazio che si inquadrano la costruzione della Space Force da parte dell’amministrazione Trump, nonché lo spostamento del focus dell’intesa cordiale russo-cinese dalla Terra allo spazio – l’unione di menti e risorse permetterebbe alle due potenze di colmare il divario economico, tecnologico e militare con gli Stati Uniti –, ma anche il dibattito embrionale riguardante la formazione dei servizi segreti spaziali.

Aggiornando ed arricchendo una delle più celebri regole della geopolitica classica, firmata dall’intramontabile Sir Halford Mackinder, “chi domina l’Eurasia, controlla i destini del mondo, ma chi dominerà lo spazio, controllerà i destini dell’universo”. Perché le ricadute della corsa allo spazio 2.0 sul potere e sulla ricchezza terrestre dei corridori saranno tali, che coloro che saranno in grado di appropriarsi del più grande quantitativo di risorse extraterrestri, in aggiunta alla costruzione di insidiose cinture armate spaziali – minacciose sia verso la Terra sia verso gli avamposti altrui nello spazio –, potranno anelare realisticamente all’edificazione di un’egemonia potenzialmente indistruttibile ed autoalimentante.

Nel campo comunista di Goli Otok
SOSTIENI IL REPORTAGE