Per tre decenni l’Azerbaigian ha fatto appello alla comunità internazionale per quanto concerne il problema dell’occupazione dei suoi territori da parte della vicina Armenia. Perché per quasi trent’anni, da quando queste due repubbliche postsovietiche hanno ottenuto l’indipendenza, l’Armenia ha mantenuto sotto occupazione circa il 20% dei territori azerbaigiani, ovvero la regione del Nagorno Karabakh e i sette distretti adiacenti.

Gli sforzi di mediazione internazionale del Gruppo di Minsk dell’OSCE non hanno prodotto alcun risultato tangibile, mentre le quattro risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (822, 853, 874 e 884) richiedenti la ritirata incondizionata e totale di tutte le forze occupanti dai territori azerbaigiani sono state schernite dall’Armenia per molti anni. Con il passare del tempo, l’Azerbaigian ha iniziato ad esprimere apertamente il proprio disappunto e la propria esasperazione per lo stato delle cose, mentre l’Armenia ha temporeggiato, fingendo di impegnarsi nelle trattative di pace, senza alcun intento genuino di ritirarsi dai territori occupati. E nulla è cambiato.

Le sfide del dopoguerra

I magri risultati ottenuti durante le tavole negoziali – la formulazione dei “principi basici” del 2006 e, dopo, dei cosiddetti “principi di Madrid” del 2007-09 – sono stati annullati quando, a inizio 2020, il primo ministro rivoluzionario dell’Armenia, Nikol Pashinyan, ha dichiarato di non riconoscere come principio-guida per la risoluzione del conflitto nessuno dei documenti precedenti al proprio mandato. Ciò si è effettivamente tradotto in un rifiuto unilaterale (ndr. da parte armena) del lavoro dei mediatori e anche dei colloqui di pace.

Il momento fatidico, all’interno di questo contesto, è stato fra il 27 settembre e il 10 novembre 2020. Grandemente deluso dal disprezzo dell’Armenia per il diritto internazionale, per la posizione poco costruttiva nei negoziati di pace e per le violazioni periodiche del cessate il fuoco, specialmente dopo gli scontri di luglio a Tovuz, l’Azerbaigian ha infine intrapreso una controffensiva in risposta a un nuovo attacco scaturito dall’Armenia. Quarantaquattro giorni è durata la guerra del Karabakh, periodo durante il quale l’Azerbaigian è riuscito a ristabilire la sua integrità territoriale.

Lasciando da parte tutti gli aspetti tecnici dell’accordo del 10 novembre tra Armenia, Azerbaigian e Russia che ha posto fine alla guerra, rendendo necessario il dispiegamento di forze di pace russe nel Karabakh, adesso vorrei guardare oltre.

Il ripristino dell’integrità territoriale dell’Azerbaigian comporterà sia opportunità sia privazioni per l’economia dell’Azerbaigian. Nel bilancio per il 2021, l’Azerbaigian ha destinato oltre due miliardi di manat ai lavori di ricostruzione nelle aree liberate, e questo, apparentemente, rappresenta soltanto una frazione dell’importo che potrebbe essere effettivamente richiesto per questo immane compito.

La pulizia dei territori dalle mine seminate dall’Armenia negli anni dell’occupazione rappresenta un problema di sicurezza critico, e gli esperti azerbaigiani hanno già spiegato che potrebbero volerci molti anni, anche più di un decennio, per neutralizzare completamente le aree contaminate. Questa missione è ulteriormente complicata dal rifiuto dell’Armenia di consegnare all’Azerbaigian le mappe dei campi minati.

Nonostante tutte queste sfide, l’Azerbaigian è determinato a portare avanti il ​​lavoro di ricostruzione nei suoi territori liberati. L’idea è di ricostruire quei territori sotto forma di città e villaggi intelligenti (smart). A questo proposito, il primo progetto pilota sarà realizzato nel villaggio di Aghali, sito nel distretto liberato di Zangilan. Oltre alla ricostruzione delle città e dei villaggi, vi sono dei piani per la costruzione di nuove strade e ferrovie e vi sono dei nuovi aeroporti in cantiere. Nei distretti liberati di Fizuli e Zangilan stanno venendo costruiti degli aeroporti internazionali e la ferrovia Horadiz–Zangilan–Aghband.

Le aree liberate sono state dichiarate “zone energetiche verdi” (green energy zones) per via del loro grande potenziale in termini di energia rinnovabile. La centrale idroelettrica di Gulabird, nel distretto di Lachin, è stata ripristinata rapidamente e dozzine di centrali idroelettriche saranno ricostruite nei soli distretti di Lachin e Kalbajar. Saranno ricostruite le centrali idroelettriche Khudafarin e Qiz Qalasi sul fiume Aras e, nel complesso, prossimamente si creerà una capacità di generazione energetica di 240 MW nei territori liberati. Nel Karabakh e negli altri territori liberati è contenuto il 25% di tutte le risorse idriche dell’Azerbaigian: un numero elevato, che testimonia ancora una volta quante siano le opportunità ma anche i lavori richiesti in tal senso.

È quindi chiaro come i lavori di ricostruzione siano in pieno svolgimento: il ripristino dell’integrità territoriale dell’Azerbaigian sta andando di pari passo con la rimozione delle mine e con i grandi piani dell’Azerbaigian per quanto riguarda la ricostruzione di questi territori.

Il corridoio di Zangezur

Il ripristino dell’integrità territoriale dell’Azerbaigian e i piani di ricostruzione in svolgimento stanno venendo esperiti parallelamente ai compiti altrettanto complessi della riconciliazione con la vicina Armenia e della reintegrazione della popolazione armena nel Karabakh.

La dichiarazione del 10 novembre ha posto fine alla guerra e introdotto delle nuove prospettive per la cooperazione e la pace nel Caucaso meridionale. L’articolo 9 prevede l’apertura di tutte le linee di comunicazione economiche e di trasporto nella regione, in primis quelle tra Armenia e Azerbaigian. Hanno già avuto luogo le prime interazioni e i preparativi fra le tre parti in merito all’istituzione del “corridoio di Zangezur”, e l’Azerbaigian ha annunciato che la costruzione della parte azerbaigiana del corridoio potrebbe essere terminata molto presto. L’apertura di tutte le rotte di comunicazione nella regione e la promozione di una cooperazione regionale pienamente inclusiva potranno spianare la strada alla pace e alla stabilità nel Caucaso meridionale, ad una Pax Caucasia.

Il dialogo con l’Armenia

La parte azerbaigiana, inoltre, ha ripetuto più volte di vedere questa storica opportunità come un’occasione di riconciliazione tra le due nazioni. Convinzione, questa, manifestata dalle numerose concessioni postbelliche che l’Azerbaigian ha fatto all’Armenia, quali, ad esempio, l’accettare l’utilizzo dell’autostrada Gorus-Kafan da parte della popolazione armena, il consentire gli aiuti umanitari alla popolazione armena nel Karabakh, il permettere l’ingresso del gas russo in Armenia attraverso il territorio azerbaigiano e la restituzione di un numero significativo di corpi e prigionieri. Concessioni che testimoniano all’Armenia la determinazione dell’Azerbaigian a lavorare lentamente, ma inflessibilmente, affinché i nemici di un tempo si riconcilino. Tuttavia, i pensieri e gli slogan revanscisti che continuano a permeare la società armena non sono d’aiuto a questa causa; al contrario, intralciano tutti gli sforzi in questa direzione.

Il ripristino dell’integrità territoriale dell’Azerbaigian, il lavoro di ricostruzione e gli sforzi di riconciliazione con l’Armenia sono stati concepiti per avvenire parallelamente alla reintegrazione della popolazione armena del Karabakh nel resto dell’Azerbaigian. L’Azerbaigian ha dichiarato fin dall’inizio di considerare gli armeni del Karabakh come dei propri cittadini e che avrebbe fatto tutto il possibile per la loro reintegrazione. I cittadini azerbaigiani di origine armena hanno vissuto nel Paese sia durante il periodo sovietico che negli anni di occupazione, e continuano a viverci tutt’oggi. E il destino degli armeni del Karabakh non dovrebbe essere diverso da ora in avanti.

Come ha spiegato più volte il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, l’Azerbaigian considera la popolazione armena del Karabakh come parte della cittadinanza ed è pronto a fare del suo meglio per facilitarne il reinserimento nella società azerbaigiana. Messaggi in direzione della reintegrazione e sforzi in tal senso giocano un ruolo predominante nelle opere di riabilitazione postbellica dell’Azerbaigian. Tuttavia, gli azerbaigiani sono anche consapevoli che si tratta di un processo delicato, che dovrebbe avvenire tenendo debitamente conto delle sensibilità di tutti: sia degli armeni sia degli azerbaigiani. Eppure, nonostante le sfide emotive e di altro genere, l’Azerbaigian crede fermamente nell’irreversibilità di questo processo ed è determinato a far funzionare le cose.

Il ripristino dell’integrità territoriale dell’Azerbaigian ha aperto nuovi orizzonti per il Paese, che si trova attualmente immerso nel processo di ricostruzione. Questi lavori, tuttavia, non stanno venendo portati avanti isolatamente, perché concomitanti con gli sforzi per la riconciliazione con l’Armenia e per il reinserimento della popolazione armena del Karabakh. Tuttavia, “bisogna essere in due per ballare il tango”, come si suol dire, ergo entrambe le parti dovrebbero essere ugualmente interessate a compiere sforzi in direzione della riconciliazione e dell’agevolazione del processo di reintegrazione.