Si complica la spirale della crisi politica italiana: dopo le dimissioni rassegnate dal premier Giuseppe Conte, la notizia della crisi di governo nostrana, infatti, ha immediatamente fatto il giro del mondo. Sono due i refrain che la stampa internazionale tira fuori dalla manica per descrivere il nostro panorama attuale: la nostra tradizionale instabilità politica condita da una media di un governo all’anno (così tuona il Financial Times) e la rituale chiamata alle armi dei tecnocrati (Call the tecnocrats! è una delle cinque “tipiche” soluzioni italiche che Politico cita a proposito delle crisi politiche nostrane).
Il giudizio dell’Europa
La Francia dalle pagine de Le Monde denuncia la concomitanza tra crisi politica e pandemia: “Che il vuoto al vertice del potere si instauri in ore così tragiche potrebbe avere conseguenze disastrose, sia per Bruxelles che per i mercati”. Più dura France24, che restituisce un ritratto cinico di Conte, dipinto come un “camaleonte” con un notevole “istinto di sopravvivenza”. Dalla Gran Bretagna fresca di Brexit, il Guardian con malizia definisce le dimissioni come “una mossa tattica finalizzata ad accrescere le possibilità di guidare un nuovo governo”. Ci vanno giù duro le testate tedesche che legano strettamente le vicende della politica italiana alle inefficienze e ai ritardi del governo dimissionario nella gestione della pandemia: si calca la mano sulla figura dell’ormai ex premier, metà parvenu della politica e per metà, adesso, “incumbent”, come afferma il Welt. Più stringato El Pais, con il suo “Conte si dimetterà dopo una lunga crisi politica” in cui snocciola i diversi punti caldi della crisi, bollando il premier dimissionario come “l’uomo che governava con tutti i partiti”.
Ma anche l’Europa, quella istituzionale, guarda da settimane alla crisi italiana, proprio mentre si parla di possibile “maggioranza Ursula” (ovvero formata dalle forze politiche che in Europa hanno votato per l’elezione di Ursula Von der Leyen nel luglio 2019: Partito Democratico, Liberi e Uguali e il Movimento 5 Stelle). Proprio le parole della Von der Leyen di alcuni giorni fa, hanno messo in chiaro che, nel dopo Conte, l’Europa di certo non perderà una pietra miliare nel dialogo con l’Italia: “Stiamo negoziando con gli Stati membri indipendentemente dalle diverse situazioni politiche”, aveva dichiarato la presidente della Commissione europea, aggiungendo che “abbiamo condizioni chiare secondo le quali il fondo di rilancio è accessibile, vale a dire: investimenti e riforme, il green deal e la transizione digitale. Questo è quello che conta per noi”. Parole nette, taglienti e schiette che fanno ben comprendere che non vi è alcun appoggio europeo incondizionato nei confronti del Professore Avvocato Conte.
La nuova amministrazione Biden
Venendo ai rapporti transatlantici, le cose si fanno più complesse. Perché se l’Europa segue con un certo cinismo la vicenda italiana, Washington probabilmente ci ha già annoverato fra quelli che non contano. Non è un mistero per nessuno l’intesa di Conte, reale o millantata che fosse, con il presidente uscente Trump, condensata in quel “Il mio governo e quello Trump sono del cambiamento” che oggi desta non pochi imbarazzi, anche alla luce di una condanna troppo tiepida dei fatti di Capitol Hill. L’ex premier, dimentico di tale endorsement, ha finito poi col salutare positivamente l’avvento dell’amministrazione Biden “L’agenda della nuova amministrazione è la nostra agenda, condividiamo l’approccio del multilateralismo perché il bilateralismo non ha risolto e non può risolvere i problemi”. Se si trattasse di mero garbo diplomatico o di reale convinzione non è dato sapere.
Ciò che è certo, è che nel suo primo round di contatti, Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale di Joe Biden, non ha incluso l’Italia, prediligendo Regno Unito, Francia, Germania, Giappone. Questo la dice lunga sul ruolo che, per il momento, viene riservato a Roma nell’attesa che il fato politico italiano si compia, come spiegato anche da Andrea Muratore. Per questa ragione il Washington Post mette l’accento sulla mancanza di un governo stabile che dia una risposta alla pandemia assieme al New York Times che, proprio dopo le dimissioni di Conte, titolava “Il paese non è estraneo al caos politico. Ma ora deve affrontare la prospettiva inquietante di andare senza timone durante la crisi del coronavirus”. Bloomberg, invece, ha immediatamente optato per una spiegazione tecnica delle vicende dello Stivale ma come altre testate, non si sbilancia su eventuali effetti sui mercati.
Il resto del mondo
Il network Al Jazeera sembra dedicare uno spazio notevole alla crisi politica italiana, restituendone un’immagine piuttosto ingloriosa: “L’Italia ha avuto 66 governi dalla seconda guerra mondiale e le amministrazioni vengono regolarmente strappate e poi rimesse insieme in tortuosi colloqui dietro le quinte che aprono la strada a rimpasti di governo e revisioni politiche”. Spostandoci a Pechino, nelle prime ore della crisi, la Cina sembrava aver seguito con discreta attenzione le vicende italiane, tuttavia, nel pieno del tumulto di queste ore sembrano essere piuttosto silenti i media vicini al Partito Comunista Cinese, che si limitano ad annunciare la notizia senza alcun tipo di comento politico. Un’analisi dura e impietose arriva invece dall’Hindustan Times che annuncia la prospettiva di un aumento vertiginoso dei prestiti e dell’instabilità politica “in un paese che è già il bambino problematico dell’Unione Europea” ponendo l’accento sulle conseguenze europee delle dimissioni del premier che “rischiano di suscitare preoccupazione a Bruxelles e Francoforte, dove i funzionari hanno speso gran parte del 2020 per sbloccare aiuti fiscali e monetari per aiutare l’Italia e paesi altrettanto paralizzati dalla pandemia di coronavirus” .