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Il Vaticano ha mostrato vicinanza e fornito supporto materiale alla Cina sin dai primi momenti della diffusione del Covid-19 nella città di Wuhan, coerentemente con la missione universale della chiesa cattolica e, soprattutto, con l’agenda cinese dell’attuale papato. Adesso, con il virus arrivato nelle stanze dei palazzi vaticani, Pechino sta ricambiando l’aiuto ricevuto, confermando quanto sia importante la relazione che si sta lentamente forgiando.

Gli aiuti cinesi al Vaticano

Il Covid-19 è approdato nella piccola città-stato del Vaticano, contagiando 8 persone, delle quali due risultano guarite, ma l’allerta resta comunque altissima ed il pontefice si sottopone a controlli costanti e regolari. Come da consolidata tradizione, la diplomazia vaticana mantiene il più stretto riserbo su quanto accade e sulle proprie dinamiche interne, ma il 9 aprile è stata rilasciata una nota ufficiale sul canale di comunicazione ufficiale della Santa Sede, Vatican News, per ringraziare le istituzioni e la comunità cattolica cinesi dell’aiuto ricevuto negli ultimi giorni.

Come riportato nella nota di ringraziamento, firmata da Matteo Bruni, il direttore della sala stampa della Santa Sede, “in questi giorni, dalla Cina, in particolare tramite le organizzazioni della Red Cross Society e della Hebei Jinde Charities Foundation, sono pervenute alla Farmacia Vaticana donazioni di forniture sanitarie […] La Santa Sede apprezza il generoso gesto ed esprime riconoscenza ai Vescovi, ai fedeli cattolici, alle istituzioni e a tutti gli altri cittadini cinesi per questa iniziativa umanitaria, assicurandoli della stima e delle preghiere del Santo Padre”.

Gli aiuti in questione, molto corposi, sono stati accompagnati da un messaggio augurale postato su Xinde Press, il più importante portale virtuale dei cattolici cinesi, e sono giunti nella penisola fra fine marzo e inizio aprile, con diversi voli, grazie alla collaborazione congiunta di Santa Sede, ambasciata italiana a Pechino e Farnesina.

Il primo carico, composto da circa 10mila mascherine, era stato utilizzato dalla Caritas Ambrosiana per aiutare la regione Lombardia e, più nel dettaglio, la provincia di Milano.

Il secondo carico, più sostanzioso, è giunto a Malpensa il 28 marzo ed è stato poi dirottato verso la Farmacia Vaticana, che si è occupata del suo smistamento sull’intero territorio nazionale. Il carico, dal valore di circa 450mila euro e raccolto grazie alla Hebei Jinde Charities Foundation, comprendeva più di 500mila mascherine monouso, 10mila mascherine di tipo N95, 27mila guanti chirurgici, 8mila tute protettive e 6mila occhiali protettivi, ed è stato inviato all’ufficio della pastorale sanitaria del Vicariato di Roma, alla diocesi di Macerata, all’ospedale Gemelli dell’università cattolica del Sacro Cuore, all’ospedale da campo dell’Associazione Nazionale Alpini e ad altri enti impegnati a combattere il Covid-19 in prima linea.

Un terzo carico è, invece, in fase di allestimento e dovrebbe partire nei prossimi giorni.

Cos’ha fatto il Papa per la Cina?

A inizio febbraio Papa Francesco aveva incaricato l’Elemosineria apostolica di raccogliere in tempi celeri materiale umanitario da spedire in Cina. La missione, portata avanti dalla farmacia vaticana e dal Centro Missionario della Chiesa Cinese in Italia, aveva portato alla raccolta di 600mila mascherine, che erano poi state spedite nelle province di Hubei, Fujian e Zhejiang.

Inoltre, attraverso la Jinde Charities, il pontefice aveva fatto una donazione di 200mila euro “senza condizione […] per i progetti di prevenzione, contro l’epidemia e per l’assistenza agli anziani, per esprimere il suo amore per il popolo cinese”.

I due gesti, evidentemente, hanno colto nel segno, perché una volta ripresasi dallo shock, Pechino, ha ricambiato alacremente gli aiuti ricevuti, spedendo del materiale utile tanto al Vaticano quanto all’Italia. La pandemia ha quindi contribuito alla causa della componente più importante dell’agenda estera di Papa Francesco, avvicinando sensibilmente i destini del mondo cattolico e di quello cinese. Non è improbabile, perciò, che nel dopo-crisi si possa assistere ad un’accelerata dei lavori da parte delle due diplomazie per concretizzare il viaggio apostolico a Pechino, che è ormai oggetto di speculazione e grande attesa da diversi mesi.