Leggere l’esperienza cinese dal secondo dopoguerra a oggi significa leggere il cambiamento avvenuto nella società internazionale: siamo passati dal mondo bipolare della Guerra fredda al mondo unipolare guidato dagli Stati Uniti dopo il crollo dell’Unione sovietica, e ora le cose stanno cambiando. L’ascesa di Stati in grado di competere con il grande egemone, Washington, è di per sé una sfida all’ordine esistente, e la loro insoddisfazione con lo status quo rende la sfida ancora più reale. La relazione tra Pechino e Mosca, e di riflesso con Washington, è la sfaccettatura più interessante di questa storia: il loro rapporto nasce asimmetrico, per poi distanziarsi e ritrovarsi infine come partner alla pari, ma non è da escludere che in futuro compaiano nuove asimmetrie, con Mosca nel ruolo di partner minore.

Con la nascita del Partito comunista cinese (Pcc) a Shanghai nel 1921 la Cina diventa il barometro delle relazioni tra Stati Uniti d’America e Federazionerussa, nonché la cartina tornasole della polarità della società internazionale. All’inizio era solo Mosca a supportare il Pcc, ma il suo supporto andava anche al Kuomintang, il partito nazionalista, che perse la guerra civile e fu costretto a rifugiarsi a Taiwan. La Cina di Mao si ritrovò quindi saldamente ancorata al polo comunista, alleata di Mosca, da cui riceveva ingenti aiuti e a cui faceva da buffer contro le forze occidentali situate in Asia.

Il ruolo cinese nella guerra illustra l’ordine gerarchico della società internazionale al tempo: il conflitto poteva danneggiare gli interessi cinesi sia sul breve che sul lungo termine ma, nonostante le riserve di Mao, Stalin non negò mai apertamente il suo supporto all’invasione, permettendo a Kim Il-sung di procedere con i suoi piani. La mancanza di considerazione per i dubbi e la sicurezza di Pechino, la noncuranza con cui Stalin dette il nulla osta al macello delle truppe cinesi sul suolo coreano e l’incapacità di Mao di opporsi dimostrano il divario di potere esistente tra la Russia e la Cina, dove la prima era la stella polare del campo sovietico, mentre la seconda era una pedina sacrificabile. Nel mondo bipolare ogni campo ha la sua gerarchia. Più verso il fondo ci si trova, più vicini si è alla linea di fuoco, più è probabile farsi male.

Negli anni Sessanta si consuma la rottura tra Cina e Russia, che culmina con la schermaglia sul fiume Ussuri, al confine tra Manciuria e Siberia. In seguito allo scontro Pechino si riavvicina a Washington, grazie alla storica “diplomazia del ping pong”, che porterà alla storica visita di Nixon nel 1972 e al riavvicinamento tra i due avversari, aiutato dalla comune ostilità verso Mosca.

L’invasione sovietica dell’Afghanistan nel 1979 rende i rapporti tra i due ancora più acerbi: i sovietologi cinesi accusano infatti Mosca di voler diventare la potenza egemone, uno “ Stato imperialista”, che si intromette negli affari degli Stati più piccoli ed è “la più grande fonte di pericolo e confusione nella società internazionale”. I rapporti si raffreddano dopo il crollo dell’Unione sovietica, e gli scambi militari e commerciali riprendono, anche se in modo limitato, mentre l’Occidente resta per entrambi il partner privilegiato. In questi anni il mondo è unipolare, dominato in tutti i campi dagli Stati Uniti d’America, Paese egemone vincitore della Guerra fredda e campione della democrazia, a detta di Fukuyama “la forma di governo definitiva”.

È dopo il 2000, quando Pechino è nella top tre delle economie mondiali e Mosca è pronta a riprendersi la gloria passata, che i due si riavvicinano, stavolta come partner alla pari, nel gruppo dei Brics.

I Brics sono le cinque maggiori economie emergenti del mondo. Nascono come un gruppo informale di Paesi uniti da interessi strategici comuni, ma negli anni creano istituzioni, fondi e piani di sviluppo sempre più ambiziosi. Nel 2014 fondano la New Development Bank e firmano l’accordo per creare la Brics Contingent Reserve, abbozzano e nel 2015 ratificano l’accordo per la cooperazione economica in cinque macro aree. Quello creato dai Brics è, di fatto, un sistema parallelo a quello già esistente che abbraccia le macro aree più sensibili come commercio, sicurezza e conflitti regionali. La creazione di un tale gruppo senza gli Stati Uniti sarebbe stata impossibile 20 anni prima, e il loro successo in questa impresa testimonia come il mondo stia di fatto traslando verso un ordine multipolare, dove lo stesso attore può essere un leader in un determinato settore o in una regione e non esserlo in altri settori o punti del pianeta. L’epopea cinese è illuminante: partita come un satellite russo, la Cina è diventata una delle maggiori potenze economiche del pianeta e diventerà inevitabilmente una potenza militare. Arrivata in una società internazionale di cui non ha scritto le regole, è ormai nella posizione per metterle in discussione e provare a creare un ambiente più consono ai suoi bisogni, lavorando alla pari con Stati che le erano superiori. Enfasi sul verbo “erano”.

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