Il tanto atteso incontro tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, svoltosi ieri a Parigi, ha prodotto alcuni risultati positivi in merito alla risoluzione del conflitto nel Donbass ma non è riuscito a sbloccare del tutto la situazione. C’era, però, da aspettarselo: il summit era anche il primo faccia a faccia tra i due capi di Stato dall’inizio dei rispettivi mandati ed il primo meeting nel “Formato Normandia”, cioè con la partecipazione del presidente francese Emmanuel Macron e della Cancelliera tedesca Angela Merkel, dal 2016. Putin e Zelensky hanno concordato su uno scambio totale di prigionieri tra le due parti e sull’implementazione di un cessate il fuoco nell’Ucraina orientale: misure destinate ad aumentare la fiducia tra le parti ed a facilitare, in un prossimo futuro, un’ulteriore distensione tra Mosca e Kiev.

Passi in avanti

Putin ha ricordato come “sia importante il dialogo tra le parti” mentre Zelensky ha affermato come l’incontro sia stato “un grande passo in avanti verso la pace”. Macron, infine, pur riconoscendo il valore limitato di quanto concordato ha riconosciuto “i progressi pratici e tangibili”. I partecipanti al summit hanno concordato sulla necessità di incontrarsi nuovamente tra quattro mesi per provare a risolvere uno degli ostacoli più significativi al processo di pace: le condizioni in cui dovranno aver luogo le elezioni locali in Ucraina orientale.

Zelensky, infatti, ha aderito, tempo fa ed in linea di principio, alla cosiddetta Formula Steinmeier, cioè alla garanzia di un’autonomia significativa per gli oblast di Donetsk e Luhansk in cambio di elezioni locali libere e monitorate dall’Osce. Una delle condizioni fissate dal capo di Stato Ucraino è che le milizie separatiste non influenzino gli scrutini locali e ciò potrebbe rivelarsi piuttosto difficile. Una parte degli oblast di Donetsk e Luhansk, infatti, è sotto il controllo dei separatisti ormai da anni ed una loro smobilitazione potrà avvenire solamente grazie ad una forte pressione esercitata, in questo senso, da Mosca.

Le prospettive

Il futuro della possibile pace in Ucraina è strettamente legato all’atteggiamento, collaborativo o meno, con cui le due parti riusciranno ad interagire. Anni di tensioni e di gravi accuse reciproche, di certo, non aiutano ma questi mesi hanno fatto registrare dei progressi importanti: lo scambio reciproco di prigionieri avvenuto in settembre, il ritiro congiunto delle truppe di Kiev e dei separatisti da alcuni punti della linea di contatto e la restituzione da parte di Mosca delle navi da guerra ucraine sequestrate in seguito allo scontro di fine 2018 rappresentano, di certo, segnali molto positivi e che non devono essere sottovalutati. Il clima di fiducia tra Kiev ed il Cremlino, in questi mesi, è cresciuto progressivamente e tutto farebbe pensare ad ulteriori miglioramenti. Ci sono, però, degli ostacoli: su tutti pesa il futuro delle milizie separatiste che, di certo, non si scioglieranno spontaneamente senza garanzie su immunità penali e su possibili ruoli politici a livello locale. Condizioni, queste ultime, che non possono essere accettate da Zelensky che, in realtà, deve mantenere un equilibrio tra la necessità di un’apertura a Mosca e quella di non fare troppe concessioni al campo avversario. Il prossimo incontro tra i Capi di Stato e l’implementazione delle misure concordate saranno dunque decisivi per il futuro della pace nel Donbass.

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