Il Super Tuesday del 2020 ha iniziato a raccontare una storia che può condurre Joe Biden alla vittoria delle elezioni primarie. “Sono le nostre posizioni ad avere le maggiori possibilità di battere Donald Trump”. Bernie Sanders, che ha parlato nel corso della serata dal suo quartier general in Vermont, la pensa così. Il 79enne, però, non è il più il favorito indiscusso. Può ancora vincere e non mollerà. La discesa che si era intravista, però, è scomparsa.

Il primo dato da registrare, dopo questo primo grande spartiacque elettorale, è il seguente: lo scontro, come pronosticato, si è ormai polarizzato tra due esponenti. Alla fine di questo turno, gli unici competitivi risultano essere il “vecchio leone” e l’ex vicepresidente Biden, che ha recuperato parecchio terreno rispetto ai sondaggi delle ultime settimane. Il 77enne nato a Scraton può ringraziare Pete Buttigieg Amy Klobuchar, che si sono ritirati 24 ore fa, sgombrando il campo moderato e semplificando la scelta agli elettori centristi.

Sanders ha vinto nel suo Stato, appunto il Vermont, in Colorado, nello Utah ed in California. Nel Maine, nel momento in cui scriviamo, si sta consolidando un sostanziale pareggio, con Sanders avanti nel voto popolare, ma con l’attribuzione dello stesso numero di delegati per ognuno dei due avversari. Quelle di Sanders non sono vittorie sufficienti a garantire, sia dal punto di vista matematico sia da quello della percezione mediatica, il distacco che il candidato socialista aveva maturato negli appuntamenti precedenti a questo.

Biden, che in qualche modo è politicamente risorto, ha trionfato in Virginia, in North Carolina, in Alabama, in Oklahoma, in Arkansas, in Tennessee, in Minnesota (lo Stato della Klobuchar) e in Massachussets (dove la permanenza in campo della senatrice Elizabeth Warren, che si è divisa l’elettorato con Sanders, è risultata decisiva). Alcuni di questi risultati erano annunciati. Altri, come gli ultimi due citati, sono stati coadiuvati dalle alleanza siglate in queste ultime ore. Joe Biden, appena è salito sul palco elettorale di Los Angeles, lo ha ammesso: “Le cose si stanno mettendo bene”. E l’ex numero due di Obama ha ragione da vendere. Dopo l’Iowa, il New Hampshire ed il Nevada, le possibilità dell'”uomo della classe media” sembravano essersi ridotte. Poi il colpo di coda in South Carolina, che ha fatto da preludio all’exploit della scorsa notte.

Un capitolo a parte lo merita il Texas, dove il conteggio è ancora in corso. Se Sanders dovesse spuntarla, il socialista potrebbe tirare un sospiro di sollievo. Se Biden dovesse vincere anche quella partita, invece, la sconfitta di Sanders diventerebbe più nitida. E il socialista subirebbe uno scarto maggiore in relazione al numero dei delegati complessivi.

Il magnate Michael Bloomberg è arrivato primo soltanto nelle Isole Samoa, conquistando appena sei delegati. L’ex sindaco di New York, che è un moderato, starebbe già riconsiderando la sua candidatura. Questo, almeno, è trapelato in alcuni media internazionali dopo la sfilza di sconfitte subite. Non è detto che Bloomberg si ritiri di netto, ma è possibile che nel corso delle prossime ore il quadro possa mutare. Considerando la sua visione del mondo, è lecito prevedere che anche Bloomberg finisca per appoggiare l’ex numero due di Obama.

Un discorso simile ma contrario potrebbe valere per la Warren, che rimane l’unica a poter dare una consistente mano a Sanders in quella che sta assumendo le sembianze di una sfida solitaria di un radicale contro l’establishment. Ma i due esponenti della sinistra più socialista hanno discusso, e male, in questi mesi. E il fatto stesso che la senatrice Warren sia rimasta in campo, nonostante le prime batoste subite, suggerisce come l’esponente del Massachusetts possa essere la prossima indiziata a stringere un patto con Biden. La Warren, insomma, potrebbe voler competere ancora.

Tutti questi fattori, poi, vanno interpretati alla luce di una regola di base: vincere uno Stato è decisivo sì, ma altrettanto importanti sono le distanze percentuali che separano i candidati in ogni competizione statale.

I delegati, cioè coloro che poi votano alla Convention estiva, vengono infatti assegnati su base proporzionale

In generale, vale la pena far notare come Biden abbia sempre tenuto un passo rilevante, prescindendo dai luoghi in cui ha vinto e da quelli in cui ha perso. Sanders, intanto, ha modificato la narrativa: adesso il mirino dei suoi discorsi punta di nuovo contro l’élite partitica. E sembra di tornare al 2016.

Le stratigrafie elettorali, che andranno studiate nei dettagli, certificano come Biden stia contando sul sostegno delle minoranze, che negli States sono sempre più rilevanti sul piano demografico. Sanders, che è il preferito delle giovani generazioni, sembra essersi bloccato attorno a questo fattore. La corsa è ancora lunga. Il prossimo appuntamento è previsto per il 10 di marzo, quando si voterà, tra i vari Stati, anche in Michigan, nel Mississipi, in Missouri ed a Washington.

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