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Politica

Come dite voi Cia a Tokio? Il Giappone vara la più grande riforma dei servizi segreti dalla Seconda Guerra Mondiale

Il Giappone ha approvato una riforma che rafforza i servizi segreti nazionali creando un'agenzia d'intelligence sul modello della CIA.

Il Giappone ha compiuto un passo decisivo verso la creazione di un’agenzia di intelligence nazionale centralizzata. Nei giorni scorsi la Camera alta ha infatti approvato la Legge sul Consiglio Nazionale dell’Intelligence, dopo il precedente ok di aprile in Camera bassa. Cosa significa? Che Tokyo varerà la più significativa riorganizzazione dei suoi servizi segreti dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. La premier Takaichi Sanae ha presentato la novità come una risposta necessaria a un contesto geopolitico più complicato per il Paese, un contesto caratterizzato da due guerre avvenute nell’ultimo quinquennio (tra Ucraina e Medio Oriente), da una Cina più assertiva e dalla persistente minaccia della Corea del Nord.

Tra i sostenitori del disegno di legge troviamo l’intera coalizione di governo, ovvero il Partito Liberal Democratico e il Partito dell’Innovazione Giapponese, nonché il Partito Democratico del Popolo, Komeito, Sanseito, il Partito Conservatore del Giappone e il Team Mirai. Minima l’opposizione, rappresentata dal Partito Democratico Costituzionale del Giappone, dal Partito Comunista Giapponese, dallo Shinsengumi Reiwa, dal Partito Socialdemocratico e altre formazioni minoritarie.

Cosa cambierà? Nascerà un ufficio di intelligence al quale verrà conferita l’autorità di raccogliere e analizzare in modo esaustivo le informazioni provenienti da ministeri e agenzie. Sarà poi creato un consiglio nazionale per l’intelligence all’interno del governo che sarà presieduto dal primo ministro e composto dai ministri del governo con le relative competenze, tra cui il capo di gabinetto e il ministro degli esteri.

La nuova intelligence del Giappone

Come hanno scritto i media giapponesi, fino ad oggi il sistema di intelligence giapponese è rimasto altamente frammentato. Basti pensare che i ministeri degli Esteri e della Difesa, insieme all’Agenzia nazionale di polizia e all’Agenzia di intelligence per la pubblica sicurezza, hanno sempre raccolto e analizzato informazioni per i propri scopi. Il precedente Ufficio di intelligence e ricerca del Gabinetto (Ciro) aveva invece il compito di coordinare i dossier e riferire al primo ministro, ma senza l’autorità per obbligare gli altri organismi a condividere i dati. Il risultato erano quindi compartimenti stagni che hanno sempre limitato la capacità di Tokyo di ottenere un quadro completo.

Ebbene, il nuovo Ufficio Nazionale di Intelligence potenzierà il Ciro, conferendogli uno status burocratico più elevato e l’autorità di coordinare la raccolta e l’analisi delle informazioni tra i vari ministeri. Sarà poi affiancato da un Consiglio Nazionale di Intelligence, presieduto dal primo ministro e composto da nove ministri del governo, che di fatto sostituirà l’attuale consiglio guidato dal capo di gabinetto e composto in gran parte da viceministri.

“Migliorando la nostra capacità di analizzare le informazioni, puntiamo a prevenire le crisi e a proteggere strategicamente i nostri interessi nazionali”, ha spiegato Takaichi, giustificando la riforma.

Una Cia giapponese?

La nuova intelligence giapponese sarà dunque plasmata sul modello della Cia statunitense. Non a caso gli Usa hanno accolto con favore l’iniziativa di Tokyo, con il direttore dell’Fbi, Kash Patel, ben felice di assistere alla nascita di un Ufficio che “migliorerà notevolmente la collaborazione” tra i due Paesi.

Diversa, invece, la prospettiva cinese. L’agenzia di stampa Xinhua ha scritto che la riforma dell’apparato di intelligence giapponese “rievoca la logica della sorveglianza militarista prebellica, con l’obiettivo di manipolare l’opinione pubblica interna e sostenere l’espansione dell’avventurismo militare all’estero”. Non mancano nemmeno i timori interni. I parlamentari giapponesi dell’opposizione sono preoccupati del fatto che l’ufficio possa espandere proprio la sorveglianza governativa. Secca la replica del capo di gabinetto Minoru Kihara, secondo il quale la legge non prevede che “la partecipazione ad attività come manifestazioni e raduni critici nei confronti del governo” diventi oggetto di indagine.

Verranno inoltre garantiti sia il rispetto della privacy che la neutralità politica nella raccolta di informazioni. La strada è ormai tracciata. E i prossimi passi del governo Takaichi sono due: l’introduzione di una legislazione anti spionaggio e la creazione di un’agenzia di intelligence estera.

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