Diritto e Giustizia (PiS) continuerà ad essere l’assoluto protagonista del panorama politico polacco per i prossimi quattro anni. PiS aumenta i consensi rispetto alle parlamentari del 2015, raccogliendo quasi il 44% delle preferenze (all’epoca furono il 37,6%).

Cosa dicono i risultati

Era dalla caduta della dittatura comunista con le prime elezioni semi-libere del 1989 che la partecipazione elettorale non era così alta: il 61% degli aventi diritto, infatti, è andato alle urne. Per comprendere l’importanza di questo dato basta una semplice comparazione con le più recenti puntate elettorali: le parlamentari del 2015, quando la partecipazione era stata del 50%, e le europee di quest’anno, quando l’affluenza si era fermata al 43%.

PiS chiude la gara elettorale con il 43,7% delle preferenze, intascandosi la maggioranza assoluta in Parlamento, mentre l’acerrimo oppositore europeista Piattaforma Civica si ferma al 27,2%. I due partiti egemoni sono seguiti a distanza da tre coalizioni, che sono la vera sorpresa delle elezioni: La Sinistra, che ha raccolto il 12,5%, la Coalizione Polacca, con l’8,5%, e infine la Confederazione con il 6,8%.

La prima coalizione è stata trainata dal politico ultraliberale Robert Biedron, ribattezzato il “Macron polacco”, e dal suo partito “Primavera“, che ha tentato l’azzardo in un Paese profondamente conservatore e religioso proponendo un programma basato sull’estensione del diritto all’aborto, sulla legalizzazione dei matrimoni omosessuali, sull’introduzione degli studi di genere e dell’educazione sessuale nelle scuole, sulla de-carbonizzazione dell’economia per favorire la causa ambientalista, e su una completa separazione fra Stato e chiesa secondo il modello francese.

La Coalizione ha raggruppato un insieme di forze politiche molto eterogenee, come il Partito degli Agricoltori, di natura democristiana, e Kukiz’15, di vocazione antisistema e con all’interno correnti altalenanti fra il neofascismo e la sinistra radicale.

La Confederazione è, probabilmente, la lista che ha suscitato maggiore curiosità per via del risultato conseguito nonostante l’assenza di spazio mediatico, la nascita recentissima – è stata formata in occasione delle europee di quest’anno – e l’essere formata da due partiti di estrema destra fino al 13 ottobre incapaci di superare la sfida del classico “0,”. L’entrata in Parlamento dei due partiti potrà essere utile a PiS per ridurre il peso dell’opposizione di sinistra.

Che cosa aspettarsi

La maggioranza assoluta in parlamento e il consolidamento della rete di potere costruita a partire dal 2015 negli apparati politici, giudiziari e dell’informazione, consentiranno a PiS di portare avanti la propria agenda con maggiore facilità, sia a livello domestico che internazionale. Molto probabilmente si assisterà a tre scenari: il rafforzamento dell’asse con gli Stati Uniti in chiave antitedesca e antirussa, l’aumento della polarizzazione e dello scontro sociale per via del fermento che sta caratterizzando sia la galassia liberale che quella conservatrice, turbolenze pericolose in caso di rallentamento del ciclo economico espansivo e di guerra di successione nel post-Kaczyński.

A proposito del primo scenario, non è da sottovalutare l’importanza giocata nella vittoria di PiS dell’assist lanciato dall’amministrazione Trump alla vigilia delle elezioni: ossia l’annuncio dell’entrata del Paese nel Visa Waiver Program, che consentirà ai cittadini polacchi di entrare negli Stati Uniti con maggiore semplicità. Era da oltre dieci anni che i gruppi di pressione polacchi stavano patrocinando la causa alla corte di Washington, ma è solamente con l’ascesa di PiS che la Casa Bianca ha infine deciso di concludere il dossier.

Una campagna elettorale infuocata

L’ascesa di PiS nell’ormai lontano 2015 ha avuto profonde ripercussioni sia a livello europeo che nazionale. Se da un lato ha rafforzato la natura conservatrice ed euroscettica dell’alleanza Visegrad e posto le premesse per la rivoluzione populista che sta scuotendo la comunità euro-atlantica, dall’altro la società polacca ha sperimentato una crescente polarizzazione, frammentandosi in due blocchi ideologici ferocemente contrapposti, ossia liberali, laici ed europeisti, sostanzialmente rappresentati da Po, contro conservatori, cattolici praticanti e nazionalisti.

PiS ha saputo cogliere il cambio di paradigma in corso nel Paese, riuscendo ad incanalare quasi completamente il malessere diffuso di quell’ampio bacino elettorale disilluso verso le politiche liberiste e laiciste del centro-sinistra. Jarosław Kaczyński, l’eminenza grigia del mondo conservatore polacco, ha dettato i temi, le tempistiche ed i modi operandi della campagna elettorale, scegliendo di giocare una partita carica di rischi ed incognite, combattendo una battaglia mediatica e di piazza contro un fronte liberale ed europeista che mai era stato compatto come quest’anno.

La campagna elettorale si era aperta ufficiosamente già nel 2016, con l’entrata in vigore del programma di supporto alla natalità denominato Famiglia 500+, sostanzialmente basato sull’erogazione di assegni familiari da poco più di 100 euro al mese per ogni nuovo nato dopo il primogenito. Il Paese, infatti, sta soffrendo uno degli inverni demografici più duri dell’intero Occidente e la misura è stata pensata per invertire questa tendenza, sebbene sia ritenuta uno spreco di spesa pubblica a fini propagandistici dai partiti d’opposizione del centro-sinistra.

Da quella data in poi, la retorica e le iniziative legislative di PiS hanno assunto caratteri sempre più conservatori, mentre gli affari economici e lo scontro con l’Unione europea sono passati in secondo piano. Ideologia di genere, allarme islamizzazione, difesa della Polonia e dell’Europa dal relativismo culturale e dalla scristianizzazione, tutela del modello sociale e familiare cattolico, questi sono stati i temi che hanno monopolizzato i dibattiti pubblici nel Paese negli ultimi due anni, attraendo l’attenzione e la curiosità dei grandi osservatori internazionali.

Si è trattato della campagna elettorale più divisiva e violenta della storia recente della Polonia, come palesato dall’omicidio del sindaco di Danzica, Pawel Adamowicz, avvenuto proprio a inizio anno, dalle violenze accadute in diversi gay pride, e dall’importante presa di posizione dell’influente chiesa cattolica a favore della lotta all’ideologia di genere e alla cultura lgbt lanciata da PiS. Proprio quest’ultima, che ancora gode di un’elevatissima stima sociale per via di una serie di fattori storici e culturali, non essendo stata travolta dall’ondata secolarizzatrice come il resto dell’Occidente è riuscita nell’obiettivo di trasformare milioni di cattolici, praticanti e non, in un potente blocco elettorale.

Sia Kaczyński che l’alta gerarchia ecclesiastica sono convinti di una cosa: la Polonia, intesa come un feudo cattolico, slavo e conservatore, è sotto attacco da parte di forze ostili, che sono sia ideologiche – come il liberalismo, il multiculturalismo e l’ideologia di genere – che territoriali – come la Germania e la Russia. Il voto di quest’anno era visto come decisivo per indirizzare le sorti di questa lotta, ed evidentemente è stato interpretato allo stesso modo dall’oltre 50% di polacchi che hanno premiato la retorica dello scontro di civiltà e della nazione in pericolo.

Il futuro del Paese, adesso, è nelle mani di PiS, ma affinché l’ambizioso programma di rinascita nazionale abbia successo, già da ora l’anziano Kaczyński dovrebbe preoccuparsi della questione della sua successione, perché il rischio di una non-scelta, o di una scelta debole, è che alla sua morte l’impero politico e culturale da lui creato si dissolva a causa di una lotta di potere intestina.