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A Podil, il quartiere più esclusivo di Kiev, le piste di pattinaggio continuano a essere aperte: “E questo è abbastanza indicativo – ha dichiarato Olga, ragazza che lavora come traduttrice nella capitale ucraina e che ben conosce anche l’italiano a InsideOver – con temperature così rigide sono due i passatempi preferiti dagli ucraini: pattinare sul ghiaccio oppure stare nel caldo dei cinema. Vi posso assicurare che proprio piste e cinema continuano a registrare file di cittadini in attesa per entrare”. C’è quindi aria di normalità. I venti di guerra non sembrano aver portato il panico in città. La vita, almeno per il momento, va avanti. Seppur con qualche particolarità.



La vita nella capitale

La testimonianza di Olga è stata confermata anche da molti giornalisti presenti a Kiev in questi giorni. Luke Harding del The Guardian ha riportato lunghe file di giovani all’ingresso dei cinema nel quartiere di Podil. Proprio in queste settimane è uscito nelle sale Stop-Zemlia, un film in concorso nella scorsa edizione del festival di Berlino in cui si parla della vita degli adolescenti di Kiev. E in tanti sono andati a vederlo. Un modo per pensare più alla quotidianità che scorre tra le strade della capitale che all’incombenza della guerra. Ma le ultime avvisaglie non hanno di certo lasciato indifferenti i cittadini. Le trattative politiche volte a scongiurare un conflitto tra Russia e Ucraina non stanno dando frutti sperati. Le tensioni sono molto alte. Mosca teme lo scivolamento di Kiev nell’orbita della Nato, circostanza non accettabile per il Cremlino che da mesi ammassa soldati lungo i confini. A Washington si parla di difesa dell’Ucraina e la Casa Bianca quindi a sua volta studia piani per piazzare quanti più militari Nato possibili nei Paesi dell’est Europa. Impossibile, davanti a questo scenario, continuare normalmente la vita come se nulla stessa accadendo.

La municipalità di Kiev nei giorni scorsi ha mostrato la fine dei lavori di ristrutturazione di vecchi bunker costruiti in epoca sovietica. Si tratta di tunnel, alcuni dei quali contigui alle stazioni della metropolitana, dove i cittadini possono trovar riparo in caso di emergenza. Le opere portate avanti negli ultimi mesi non sono finalizzati a una musealizzazione di questi luoghi. Tutt’altro, il governo locale e quello nazionale hanno speso soldi per dotare i tunnel di tutti i confort possibili: “Ci mettiamo carta igienica, respiratori, candele, sapone e tutto l’occorrente”, ha dichiarato su EuroNews Igor Overchuk, uno dei responsabili dei bunker. Segno di come, nei prossimi giorni, la vita di Kiev potrebbe scorrere in questi locali sotterranei e fortificati. Anche in superficie si colgono segnali dell’attuale tensione. Non mancano, in alcune zone periferiche della capitale, campi di addestramento per volontari dove vengono distribuite armi e munizioni. Nelle cassette della posta i cittadini di Kiev si son visti recapitare un vademecum di 25 pagine in cui viene illustrato cosa fare in caso di guerra. Olga se l’è visto recapitare nella scrivania del suo ufficio: “C’è scritto – dichiara – come comportarsi se dovessero iniziare i bombardamenti oppure se il conflitto dovesse arrivare tra le strade della capitale. Si dice quindi come sopravvivere alla guerra”.

La tensione c’è ma, per l’appunto, le file principali sono state registrate tra dicembre e gennaio davanti alle piste di pattinaggio e ai cinema. Nei supermercati invece l’affollamento è quello dei giorni normali. Non si sono verificate resse oppure scene di panico per via della corsa all’accaparramento delle ultime derrate alimentari. La gente non sta facendo scorte di cibo o di beni di prima necessità. Non ci si sta dunque preparando a lunghi periodi di permanenza a casa oppure a fughe precipitose dalla capitale. Segno di come la paura c’è, ma si preferisce per il momento continuare con la vita di tutti i giorni. Si va a lavoro, si va a fare normalmente la spesa, si prendono i mezzi pubblici e, a fine giornata, ci si distrae tra cinema e piste di pattinaggio. Come in una qualsiasi capitale europea. La guerra forse incombe, ma si cerca in qualche modo di non pensarci troppo.

La situazione a Charkiv

Anche da Charkiv arrivano immagini di vita quotidiana e di folle nelle piste di pattinaggio. Una situazione ancora più significativa. La città non solo è la seconda più grande del Paese subito dopo Kiev, ma è anche, tra le più importanti dell’Ucraina, quella più prossima al fronte. Appena 40 km dividono il suo centro dal confine con la Russia. E infatti qui è presente una cospicua minoranza russofona. Nel 2014 Charkiv, nei giorni della rivolta di piazza Maidan, non a caso ha avuto un ruolo strategico. Il 21 febbraio 2014, giorno della sua detronizzazione, l’ex presidente Viktor Yanukovich si trovava in questa città ufficialmente per una visita istituzionale. Sapeva probabilmente che a Charkiv sarebbe stato più al sicuro che a Kiev e avrebbe trovato più alleati. Quando pochi mesi dopo sono scoppiate le rivolte nel Donbass, molti analisti ritenevano l’area di Charkiv come prossimo epicentro di una guerriglia separatista filorussa. Non è stato così e oggi la città cerca di capire quale sarà il suo futuro.

I suoi abitanti, come nella capitale, per il momento vivono serenamente. Molti di loro hanno confessato a diverse testate giornaliste internazionali sopraggiunte da queste parti di avere a casa borsoni già pronti e da usare in caso di emergenza. Dovesse esserci realmente un’invasione russa, i cittadini saprebbero probabilmente già adesso dove andare. Si svuoterebbero i cinema e le piazze e le famiglie, con borsoni alla mano, si dirigerebbero verso ovest. Oppure, tra i russofoni, la meta preferita sarebbe rappresentata dalle regioni orientali. Forse è questo che sta dando maggiore tranquillità ai cittadini di Charkiv. Il fronte è vicino ma è possibile, fino al giorno prima di un’eventuale guerra, vivere più o meno normalmente. Per il governo ucraino mostrare una situazione tranquilla a Charkiv è più che mai importante: se anche questa città, con una minoranza filorussa e vicina al confine, continua a vivere la sua quotidianità allora l’intero Paese può evitare, per il momento, di cadere nel panico suscitato dai venti di guerra.

La percezione del rischio tra gli ucraini

Il presidente Zelensky dal canto suo ha invitato i cittadini a non cadere nella paura. Anche perché, secondo il pensiero del capo dello Stato ucraino, in realtà i rischi negli ultimi mesi non sono affatto aumentati: “La guerra è già iniziata nel 2014 – ha dichiarato in un discorso alla nazione – La minaccia di un conflitto non è arrivata solo adesso”. A rimarcare la linea del governo nei giorni scorsi c’ha pensato il ministro degli Esteri, Vadym Prystajko. Secondo il titolare della diplomazia di Kiev, la scelta da parte degli Usa di richiamare il personale non essenziale delle proprie sedi diplomatiche in Ucraina sarebbe stata prematura. Un modo per ribadire che le condizioni di sicurezza non sono affatto deteriorate. Al di là della propaganda di Kiev, è vero comunque che nel Paese la tensione c’è ma i cittadini non stanno reagendo in preda al panico. Il motivo è da ricercarsi in una percezione del rischio mitigata da uno stato di guerra perenne che perdura da almeno 8 anni, se non di più.

L’Ucraina è in guerra dal 2014 e gli abitanti sono oramai abituati alle dure leggi del conflitto. Il timore di un attacco russo, al fianco delle aspettative circa nuove incursioni di Kiev per riprendere in mano le province separatiste, hanno dato agli ucraini modo nell’ultimo decennio di abituarsi alle tensioni. Per cui, piuttosto che precipitarsi già adesso nei supermercati o dentro i bunker, meglio continuare a vivere normalmente e, al limite, prepararsi un borsone per fuggire alle prime avvisaglie.

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