La notizia che Gustavo Petro, presidente uscente della Colombia, sarebbe stato qualificato dalla Drug Enforcement Agency (Dea), l’agenzia antidroga statunitense, come “obiettivo prioritario” rafforza la tensione a Bogotà a poco più di due mesi dal voto per scegliere il successore dell’ex militante e guerrigliero di estrema sinistra divenuto presidente al termine di una parabola di potere intensa e divisiva.
L’inchiesta su Petro
Il leader del Pacto Historico, coalizione divenuto partito unico e movimento collettivo nel 2025, non si può, per limiti costituzionali, candidare per un secondo mandato consecutivo dopo aver vinto le presidenziali del 2022. Il campo socialista punta su Ivan Cepeda Castro, che intende consolidare il processo politico avviato da Petro su tre fronti: la netta e forte pacificazione con la guerriglia delle Farc, la riforma agraria, il rifiuto di riforme destinate al controllo politico dei giudici. L’ex senatore, “filosofo” del movimento clandestino M-19 e del campo di sinistra populista poi, guida i sondaggi. E la “manina” della Dea sembra diretta proprio a condizionare, opportunamente, questo trend.
Giulio Andreotti diceva che a pensare male si fa peccato ma molto spesso ci si azzecca. La Dea, secondo l’Associated Press, avrebbe costruito una serie di accuse tali da correlare la presunta vicinanza di Petro al narcotraffico al suo progetto politico, sottolineando che il piano di “Pace Totale” con la guerriglia e i gruppi accusati di narcotraffico avrebbero aperto a rapporti torbidi del presidente col Cartello di Sinaloa.
“Le rivelazioni hanno destato allarme tra gli esponenti della sinistra colombiana, preoccupati per l’apparente tentativo del governo statunitense di interferire nelle elezioni, utilizzando le risorse di intelligence destinate alla lotta al narcotraffico per raccogliere informazioni compromettenti sui critici dell’amministrazione del presidente Donald Trump”, nota Colombia Reports.
I complicati rapporti tra Petro e gli Usa
Petro, nell‘indagine federale presentata dal governo Usa a New York, vede un espansione della campagna statunitense contro di lui, dato che già in precedenza, scrive Fortune ” il Dipartimento del Tesoro lo ha sanzionato alla fine del 2025 per presunti legami con il traffico di stupefacenti, senza però fornire prove”, anche se “Petro sostiene che, pur prendendo di mira con decisione i principali cartelli, la sua amministrazione rimane concentrata su un approccio più permissivo e di natura sociale nei confronti dei piccoli agricoltori che coltivano foglie di coca“. Terry Cole, capo della Dea, ha alle spalle una carriera operativa che lo ha visto muoversi sia in Colombia che in Messico nella guerra al narcotraffico, e questo può rendere comprensibile l’apertura di una serie di operazioni tanto offensive sia una particolare attenzione dell’agenzia di Arlington per la Colombia.
Trump ha ricevuto, a febbraio, Petro alla Casa Bianca dopo mesi di screzi per le critiche del presidente colombiano all’omologo americano su fronti come il sostegno americano a Israele, la rottamazione del multilateralismo, le guerre tariffarie. Petro aveva provato a operare un atteggiamento distensivo e Trump sembrava aver dato una minima sponda per una riapertura dei canali tra Washington e uno dei suoi maggiori alleati.
Resta, però, il dettato di fondo: una strategia Usa che, ad alta voce, dichiara l’intero continente americano zona di sicurezza esclusiva degli Usa e zona di pertinenza primaria della proiezione statunitense, con la guerra al “narcoterrorismo” come leva. In nome di questo dossier Trump ha varato l’operazione contro il Venezuela per catturare Nicolas Maduro il 3 gennaio, sostenuto gli attacchi ai battelli trasportanti presunti carichi di droga nell’Oceano Atlantico e nel Pacifico orientale, cooperato col Messico per colpire i cartelli e avviato un’operazione congiunta in Ecuador.
Gli Usa puntano sull’avvocato di estrema destra?
A favore del compatto sostegno della Colombia alla narco-guerra americana si schiera Abelardo de la Espriella, candidato del Movimento di Salvezza Nazionale di orientamento conservatore e capo del movimento politico di estrema destra Difensori della Patria. Secondario con lo 0,2% dei voti nelle elezioni del 2022, il Msn è emerso come più credibile forza di opposizione al Pacto Historico in diverse rilevazioni.
Un sondaggio del 4 febbraio dava addirittura De la Espriella al 32% dei consensi al primo turno, un punto sopra Cepeda. Altri sondaggi posizionano quest’ultimo dal 36 al 38%, dieci punti sopra l’avvocato di estrema destra che dalla sua ha un’agenda ultra-liberista in economia, securitaria sul piano interno e, soprattutto, orientata a un rilancio della dura guerra al narcotraffico e all’apertura alle operazioni Usa sul suolo colombiano in caso di vittoria.
Detto “El Tigre“, de la Espriella appare il candidato ideale degli Usa per consolidare un’onda conservatrice in America Latina avviata nel 2023 da Javier Milei in Argentina, consolidata dalla netta riconferma di Nayib Bukele in El Salvador l’anno successivo e proseguita con le vittorie di José Antonio Kast in Cile e Nasry Asfura in Honduras nel 2025. Nel 2026 ci saranno due battaglie decisive: la Colombia ora, il Brasile a fine anno. Con Petro e Luis Inacio Lula da Silva assediati dalle destre conservatrici filo-Usa, che si propongono di essere i proconsoli locali di quel progetto di sicurezza emisferica caro all’amministrazione Trump per blindare ciò che resta della leadership Usa sull’America Latina