Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
ECCO DOVE VOGLIAMO ANDARE
Politica /

Il vertice di Ginevra tra Stati Uniti e Russia sulla risoluzione della questione Ucraina (ma non solo) è cominciato da qualche ora e le premesse non sono state delle migliori. Nonostante nella giornata di domenica il viceministro degli Esteri russo, Sergey Ryabkov, abbia descritto i colloqui preliminari avuti col vicesegretario di Stato Usa Wendy Sherman sulle garanzie di sicurezza come “sbalorditivi”, quello che si sta tenendo nella cittadina svizzera potrebbe essere un summit inutile.

Ryabkov ha tenuto a sottolineare che “la conversazione è stata difficile” ma “professionale” con i partecipanti che si sono “tuffati nella questione degli affari più pressanti”. Il viceministro russo mantiene una certa dose di ottimismo quando dice che “non perderemo tempo” a Ginevra.

L’escalation in corso per l’Ucraina ha gettato sull’Europa lo spettro di un possibile conflitto come mai si era visto dai tempi della fine della Guerra Fredda. La Russia ha posizionato truppe e mezzi ai confini ucraini in risposta alla possibilità che Kiev entri nella Nato, e proprio la sua espansione a est, avvenuta in modo progressivo dagli anni ’90, è al centro dell’agenda di politica estera del Cremlino: Mosca ha infatti presento una serie di proposte che includono limiti all’espansione della Nato e altre garanzie di sicurezza per la Russia tra le quali il ritorno allo status quo ante 1997, ovvero a una condizione in cui Paesi come la Polonia o gli Stati Baltici non facevano ancora parte dell’Alleanza.

Inoltre Mosca vorrebbe sostanzialmente smilitarizzare la fascia del continente europeo più prossima ai suoi confini, avendo nel contempo l’assicurazione che nessun tipo di missile balistico o da crociera possa esservi schierato. Alcune di queste richieste sono già state respinte dagli Stati Uniti e dai loro alleati: John Kirby, portavoce del Pentagono, ha infatti detto, sempre nella giornata di ieri, che Washington non intende ridurre le truppe in Europa o la sua postura, in particolare non intende modificare il numero di militari presenti in Polonia e nei Paesi Baltici.

Da parte russa, nonostante il velato ottimismo, è stato ancora Ryabkov a ribadire che “la Nato non sarà più in grado di far arretrare la Russia in seconda linea nella politica internazionale e in Europa” ed è tempo “che l’Alleanza torni alle frontiere del 1997”. Sul fronte opposto, l’Alleanza sta prendendo tutte le misure atte a prevenire una possibile degenerazione della crisi: assetti da ricognizione sono continuamente mobilitati mentre le forze armate sono in stato d’allerta. La Nato ha in questo momento quattro battaglioni multinazionali schierati tra Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania ma il grosso delle forze viene mantenuto in seconda linea.

La posizione di Mosca nei colloqui con Washington pare irremovibile: gli Stati Uniti, secondo il Cremlino, devono essere preparati a scendere a compromessi. Ryabkov a Ginevra è accompagnato dal viceministro della Difesa, il generale Alexander Fomin, e sappiamo che i delegati hanno insistito a tenere un programma accelerato delle consultazioni. Mosca ha ripetutamente avvertito che se Washington e i suoi alleati dovessero ignorare le richieste di Mosca o cercheranno di ridimensionarle, la Russia farà usi “alternativi” della forza per garantire la propria sicurezza.

Per la parte russa, la cosa più importante sono i negoziati bilaterali con gli Stati Uniti: Mosca è convinta che se sarà possibile accordarsi su qualcosa con Washington, i suoi alleati e partner europei si adatteranno. Questo dimostra, una volta di più, come il destino dell’Europa sia tornato saldamente in mano a due attori esterni e certifica il fallimento dell’Unione Europea come ente regolatore della sicurezza del Vecchio Continente.

Alla vigilia della riunione di Ginevra, i funzionari americani hanno rilasciato una serie di dichiarazioni che potrebbero delineare il profilo della loro posizione negoziale: a Mosca è stato promesso che verranno esposte una serie di problematiche come la Crimea, il Donbass, la Georgia, l’interferenza nelle elezioni, la violazione dei trattati internazionali e bilaterali, le uccisioni a contratto in Europa anche con l’uso di armi chimiche, il sostegno a regimi dittatoriali.

La Russia, di rimando, accusa gli Stati Uniti e i suoi alleati di aver cercato di utilizzare l’Ucraina come trampolino di lancio per un attacco contro di essa, trascinando con sé Kiev e altri stati post-sovietici nella Nato, sosterrà la pericolosità del dispiegamento eccessivo di infrastrutture e contingenti militari nell’Europa Orientale, delle manovre provocatorie nel Mar Nero e nel Mar Baltico, e porrà il problema delle frequenti esercitazioni che mettono in scena un possibile attacco alla Russia.

Le parti cercheranno di delineare misure per prevenire un’ulteriore escalation e soprattutto ripristinare un clima di fiducia, ma alcune richieste di Mosca – come appunto il ritorno a una condizione pre 1997 – sono irricevibili da parte di Washington.

Il più grande rifiuto sembra essere proprio sulla richiesta di garanzie di non espansione della Nato: “ci sono cose su cui non saremo mai d’accordo. Non spetta alla Russia decidere per altri Paesi”, ha detto ai giornalisti un rappresentante della Casa Bianca durante un briefing alla vigilia del summit ginevrino. La Casa Bianca e il Dipartimento di Stato lo hanno ripetuto più volte in questi giorni: gli Stati Uniti non intendono sottostare a quello che è a tutti gli effetti un diktat del Cremlino, ma si impegnano nel dialogo con la Russia e sperano di costruire con essa rapporti stabili e prevedibili.

Ancora il dipartimento di Stato americano ha annunciato che le dichiarazioni dei funzionari russi sui risultati dell’incontro preliminare Ryabkov – Sherman “non rifletterebbero la vera natura delle discussioni” e ha invitato a essere “scettici” al riguardo. Il clima pertanto resta molto teso, con il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, che nelle scorse ore ha affermato che la Russia intende “ricostruire l’Unione Sovietica” riferendosi alla volontà di Mosca di recuperare la sua sfera di influenza nel suo “estero vicino”, e non ha perso l’occasione di lanciare una frecciata al Cremlino parlando dell’insurrezione in Kazakistan quando ha detto che “è difficile far sloggiare i russi una volta che sono in casa tua”.

Se il vertice di Ginevra avrà successo lo sapremo nelle prossime settimane molto probabilmente, e ce ne accorgeremo qualora le truppe russe dislocate ai confini ucraini torneranno nelle proprie caserme. Intanto il mondo, e l’Europa, resta col fiato sospeso attendendo le 17:30 di oggi, orario in cui i delegati riferiranno sull’esito del colloquio.

Qual è il crocevia del mondo di domani?
È lì che vogliamo portarvi