Le città votano a sinistra mentre le zone rurali hanno una spiccata tendenza conservatrice. Un paradigma politico confermato da numerose sfide elettorali svoltesi negli ultimi anni in Europa. I partiti progressisti sembrano essere riusciti a conquistare tanti insediamenti urbani di dimensioni medio-grandi mentre faticano ad estendere il loro predominio sulle aree rurali. Le destre, invece, vincono a mani basse nelle campagne ma non dialogano con il tessuto sociale delle metropoli. Una frattura, quella tra centri urbani e campagne, che rischia di dar vita ad una contrapposizione permanente e che potrebbe portare all’alienazione dello schieramento sconfitto in ambito elettorale.

Il caso olandese

La divisione tra aree urbane e rurali risulta evidente anche in nazioni relativamente piccole e densamente popolate come i Paesi Bassi. Una ricerca pubblicata su Europenowjournal, che ha preso in esame i dati relativi alle elezioni parlamentari del 2017, ha evidenziato come gli abitanti delle municipalità più urbanizzate siano maggiormente in favore dell’integrazione europea mentre il trend opposto tende a prevalere nelle municipalità rurali. Qui il 47 per cento degli abitanti ritiene che l’integrazione sia andata troppo oltre mentre nelle città questa percentuale si ferma al 35 per cento. Il divario culturale si traduce, come emerge da un esame delle elezioni provinciali del 2019, in preferenze elettorali dissimili. La destra radicale e populista del Partito della Libertà e del Forum per la Democrazia ha ottenuto, in questa occasione, il 40 per cento dei propri voti nelle municipalità medio-piccole mentre il fronte cosmopolita, composto dai Verdi e dai liberali del partito D66, si è accaparrato il 40 per cento dei propri consensi ad Amsterdam ed Utrecht ed è risultato popolare nelle regioni occidentali ed urbanizzate della nazione.

La Francia, l’Ungheria e la Svezia

Le elezioni presidenziali francesi del 2017 si sono concluse con la netta vittoria di Emmanuel Macron sulla sfidante Marine Le Pen. La mappa del voto indica come Macron si sia aggiudicato ben 105 dipartimenti su 107 mentre la Le Pen appena due ma un esame più approfondito della stessa evidenzia come l’attuale capo di Stato francese abbia potuto beneficiare del supporto, decisivo, delle grandi città. A Parigi nove elettori su dieci hanno scelto Macron ed uno scenario simile, sebbene non nelle stesse proporzioni, si è verificato anche in città come Bordeaux. La maggior parte dei voti della Le Pen è invece giunta dalla campagna e dal nord della Francia, base tradizionale di supporto e dove le industrie sono in declino. In Ungheria le elezioni municipali dell’ottobre 2019 hanno certificato la partizione del paese. Fidesz, il partito del primo ministro Viktor Orban, ha consolidato il proprio dominio sulle campagne, dove i rivali sono insignificanti mentre ha perso il controllo della capitale Budapest, di 10 capitali provinciali su 23 e di dozzine di centri urbani, dove ha prevalso l’opposizione unita. Il divario già esistente tra Ungheria rurale e città grandi o medio-grandi si è ulteriormente amplificato.

Le elezioni svedesi del 2018 hanno visto i Social Democratici prevalere nella maggior parte dei collegi elettorali del paese (il 65 per cento) con una netta prevalenza nelle aree settentrionali della nazione scandinava. Si tratta di un risultato molto buono per un partito moderato, che dimostra il radicamento sul territorio di un movimento ancora in grado di mobilitare il proprio elettorato. Qualcosa, però, ha iniziato a muoversi. I Democratici Svedesi, destra radicale, sono diventati particolarmente forti nel sud della Svezia, in particolare modo nelle aree rurali poco popolate. Il successo del partito di destra è una vera e propria novità spiegabile con il disinteresse mostrato da certi movimenti nei confronti della campagna, con l’euroscettismo che tende a prevalere in loco  e con la centralità assunta del tema dell’immigrazione.

Il punto di caduta

La divisione tra un’élite metropolitana ed un entroterra populista permea la politica occidentale. Le spiegazioni di questo fenomeno potrebbero essere legate ad alcune peculiarità degli abitanti dei diversi luoghi. Più ricchi, istruiti, abituati ai viaggi o all’esperienze all’estero primi, più legati ai valori sociali tradizionali i secondi. Chi vive nelle città può, con maggiori probabilità, essere un immigrato, una persona che viene da fuori e quindi essere attratto da richiami inclusivi. Più di un terzo degli abitanti di Londra e di New York è nato all’estero e Donald Trump è stato sconfitto, alle elezioni del 2016, in tutte le grandi città americane e spesso con margini significativi. Quindici tra le più grandi metropoli europee, su un totale di venti, sono amministrate dalla sinistra o dal centro-sinistra mentre appena tre (Mosca, Helsinki e Varsavia) sono governate dalla destra e due (tra cui Roma) non sono classificabili.

Il tipico elettore di sinistra, come ricordato da Doppiozero, è sempre più spesso giovane, donna, con un reddito medio o alto ed un livello di istruzione più alto della media. Il tipico elettore di destra è anziano, maschio ed ha un reddito ed un livello di istruzione poco elevati. Si tratta di un rovesciamento dell’arcaica polarità elettorale secondo la quale l’operaio votava a sinistra e le classi agiate a destra. I populisti di destra hanno un obiettivo chiaro: la fine della globalizzazione, dell’immigrazione ed un patriottismo che deve essere centrale. Questo messaggio, seppur nel disfacimento generalizzato delle società post-industriali, è sempre più popolare nelle aree ruraliL’apertura al commercio internazionale, che porta comunque dei benefici, infligge costi significativi ai lavoratori impiegati in quelle aziende meno competitive. L’assenza di compensazione, come ricordato da Italo Colantone e Pietro Stanig su Eticaeconomia, spinge i perdenti a schierarsi dalla parte del protezionismo ed a preferire un ritorno allo status quo. Alcune caratteristiche della globalizzazione, come la presenza di choc economici molto significativi, hanno reso la piattaforma di nazionalismo economico proposta dalla destra radicale più appetibile. A pesare e ad aiutare i movimenti più conservatori, è stata anche l’ansietà causata dall’automazione e la perdita di importanza sperimentata dai lavoratori manuali dotati di medie competenze.

Nel campo comunista di Goli Otok
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